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Quando la piazza diventa luogo di vilipendio

L’Italia del buon senso chiede rispetto

Diritto di libertà d’espressione non significa mancanza di rispetto verso le più alte cariche dello Stato

di Cinzia Giachetti* - 11 luglio 2008

Sento il bisogno di esprimermi su quello che mia madre, ormai anziana insegnante di matematica in pensione, mi ha sempre “predicato” e cioè il rispetto per il prossimo: rispetto per gli insegnanti, per i genitori, per i superiori ma anche per il macellaio, per l’edicolante, per l’extracomunitario, insomma per il prossimo. Molti cittadini italiani sono indignati e scioccati da Piazza Navona che di recente ha riunito gente impazzita che viene dal mondo della politica, dello spettacolo e del giornalismo. Già il rispetto, che sembra essere dimenticato da molti e praticato da pochi. La mancanza di rispetto viene tra l’altro giustificata con la libertà di espressione. Ma siamo sicuri che libertà di espressione significhi rivolgere accuse senza fondamento a chicchessia fino alle più alte cariche dello Stato? Solo perché siamo dei comici o dei personaggi politici e abbiamo la possibilità di avere spesso un microfono in mano possiamo straparlare alla ricerca di consensi e applausi?

Mai come cittadina italiana mi sono vergognata di ascoltare donne e uomini esprimersi con linguaggi da strada delle peggiore feccia umana. Contemporaneamente però non mi sono mai sentita così fiera, orgogliosa e moralmente appagata di essere rappresentata da un Presidente della Repubblica che ha sempre le parole adatte, pacate, dirette all’equilibrio e al dialogo, al rispetto delle persone, alla rettitudine morale, all’etica, al rispetto della Costituzione. Infatti è nato in me il desiderio di trasmettere tutta la mia stima e ammirazione per una persona come Giorgio Napolitano che, anche se di idee politiche diverse dalle mie, è in questo momento la bandiera dell’Italia che sventola più in alto, al di sopra di tutto quello che invece ci fa vergognare. Il Presidente della Repubblica che riesce sempre a stare al di sopra delle parti e che mi fa stare bene quando lo sento parlare, perché interpreta sempre i miei pensieri.

Come accettare che dai media, dalla politica, da chi dovrebbe diffondere messaggi educativi si possano ascoltare parole offensive dirette al Presidente della Repubblica che non merita di essere neanche citato da quelle persone che fanno della piazza un palcoscenico di spettacolo per accrescere i loro affari. Avrei voglia di andare in piazza anch’io per gridare a queste persone che essere liberi di esprimersi va bene, ma non quando si manca di rispetto agli altri, soprattutto al Presidente della Repubblica. Una cosa è fare spettacolo e vedere i comici che fanno dell’ironia anche aggressiva, un’altra e’ utilizzare le piazze per parlare di politica e vergognarsi solo ad ascoltare parole da teppisti della strada.

Sono indignata anche perché nella vita ho sempre cercato di avere la mia carta dei valori, dove si legge onestà, professionalità, etica, merito, responsabilità e solidarietà. Credo che molti italiani si possano riconoscere in questi valori. Sono gli italiani che non scendono in piazza, che lavorano e che rappresentano l’Italia del buon senso. Concludo con un omaggio al Presidente della Repubblica che ricalca la frase che mia madre mi dice sempre al termine di ogni telefonata o quando ci salutiamo a casa o per strada. “Che Dio ti benedica”, che in questo caso, seguendo l’esempio dei nostri amici inglesi, diventa “Dio salvi il Presidente della Repubblica”.

*Direttore Consorzio Pisa Ricerche Presidente Federmanager - Pisa, Presidente Progetti Manageriali s.r.l. - Roma

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario