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Public Policy

Diagnosi di un Paese disossato

L’Italia dei marinai ubriachi

Pensioni e sostegno alle imprese alcune delle riforme dimenticate. Aspettando la Politica

di Davide Giacalone - 13 marzo 2007

Sembra d’essere circondati da marziani, o da bimbi irresponsabili. Il nostro sistema istituzionale è fragile, piegato all’idea di una seconda Repubblica che si vorrebbe già nata senza riformare in alcun modo la prima. Il governo è debolissimo, sia per ragioni istituzionali che politiche, ed il futuro di Prodi si misura in settimane o si riempie del nulla. Sindacati dei lavoratori e padronali sfiduciano il governo, ma lo tirano da parti opposte, mostrando di non avere la lungimiranza politica per sopperire al quotidiano tirare a campare.

D’interventi sulla produttività non se ne parla e mentre il mondo del lavoro si sforza di conservare il bel tempo antico quello del capitale gioca con la finanza. A fronte di tutto ciò c’è chi crede si possa tingere di rosa il futuro solo perché qualche indicatore economico vira sul positivo e si fa finta di non vedere che, invece, il regresso dell’Italia sui mercati mondiali è continuo.

E’ vero che il pil cresce, ma meno che nel resto d’Europa, e nell’Ue cresce meno che in altre aree, il che significa che stiamo perdendo quote di mercato, anche a favore di europei meno incoscienti. La nostra barca si alza perché sale la marea, ma mentre altri ne approfittano per tornare a navigare, avendo turato qualche falla, noi ce ne stiamo sul ponte a festeggiare, magari accendendo falò con il fasciame. A pochi mesi dal voto siamo nuovamente in campagna elettorale e c’è chi pensa alla spesa pubblica come leva del consenso, dimenticando che il debito più grande d’Europa pesa inesorabile sul nostro capo.

Siamo uno dei Paesi europei dove si vive più a lungo (per fortuna), ma anche dove si va prima in pensione, avendo lavorato in pochi e troppo poco. Basta prendere la matita ed il righello per capire che si va allo sfascio del sistema previdenziale, che si deve innalzare l’età pensionabile e parificare le donne agli uomini, ma da noi si discute di ridurre lo “scalone”, che era già poco e tardi. Non si tratta di accanirsi contro i pensionandi, ma il compito della politica sarebbe quello di spiegare che così procedendo si stanno strangolando i nostri figli. Ed è solo un esempio di come si spreca la marea che ci consentirebbe di uscire dalla secca, rimandando le riforme a quando saremo insabbiati, sfibrati e con i postumi di una sbronza demenziale.

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario