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Tra emergenze e scandali a comando

L’Italia commissariata

Efficienti e trasparenti? Missione impossibile

di Elio Di Caprio - 16 febbraio 2010

Nell’Italia presuntamene immobile qualcosa si muove, se non altro vengono fuori nuove forme gergali di comunicazione che diventano presto di pubblico dominio. Siamo passati dal famoso “ciarpame” di Veronica Lario in punto di divorzio dal suo consorte, all’odierno “sistema gelatinoso” della corruzione diffusa che ha soppiantato dopo venti anni la “dazione ambientale”, l’asettico eufemismo inventato dal pool di Mani Pulite proprio per indicare il clima di corruzione generalizzata che vigeva venti anni fa. Siamo infine giunti alle enigmatiche “ripassate” delle ultime intercettazioni telefoniche riguardanti il caso (ormai si dice così per tutte le novità) Bertolaso o meglio il Bertolaso-gate, come già viene chiamato.

In che Italia siamo? E’ sempre la stessa con qualche riverniciata di dubbio gusto estetico? Viviamo veramente in una società più “liquida” delle altre, ma non nel senso di spaesamento identitario che il sociologo Baumann attribuisce a tale espressione, ma liquida perché imprevedibile e senza alcuna direzione di marcia, in perenne emergenza, dove non sai mai se il marcio dipenda dalla mancanza di regole o dal costume generalizzato che si farebbe comunque beffa di qualunque regola. Da noi tutto può succedere e non si fa in tempo a chiudere un caso che subito se ne apre un altro, ancora più imprevisto e intrigante del primo con immancabile seguito di avvisi di garanzia, arresti, malaffare, gossip giornalistici. Fino alla prossima puntata.

Dal meno male che Bertolaso c’è – un sentire comune fino a ieri, al di là della propaganda, a destra come a sinistra- siamo passati in tempi rapidi al meno male che le intercettazioni ancora si fanno, meno male che i giudici si muovono, meno male che la stampa libera c’è. Magari qualcuno sarà pure tentato di vedere una “manina” straniera dietro l’esplosione ( o la montatura, lo vedremo) del caso Bertolaso : non era stata Hillary Clinton a chiedere la sua testa per le incaute dichiarazioni sulle inefficienze americane negli aiuti ad Haiti terremotata? E il Silvio nazionale non aveva ancora più incautamente proposto il Guido nazionale alla guida di un nuovo Ministero quasi come una risposta di contrappasso alle pretese americane? Fatto sta che nel volgere di pochi giorni è stato tutto rimesso in discussione, niente più nuovo Ministro nominato sul campo e niente più società per azioni per rendere ancora più celere (e incontrollata) l’azione della Protezione Civile secondo l’originario progetto del Cavaliere. Una deviazione all’ultima curva dovuta agli indispettiti americani ed ai loro servizi segreti?

A parte le dietrologie è comunque utile riposizionarsi in vista del prossimo appuntamento elettorale quando i sondaggi danno Berlusconi, l’uomo che fa, pur sempre in ascesa o quanto meno stabile. L’occasione è troppo ghiotta per dimostrare che per mille rivoli il “fare” viene immancabilmente appaltato agli interessi privati, ora più che mai nell’atmosfera del “laissez faire” berlusconiano.

Ma possibile che l’efficienza alla Bertolaso la si debba sempre pagare a costo di operazioni e interventi poco trasparenti? Visto che non c’è da fidarsi di nessuno, nemmeno dei commissari – almeno per il momento è questo l’effetto del Bertolaso-gate - bisognerebbe a questo punto commissariare i commissari e ( perché no?) bisognerebbe commissariare i giudici che, in questo come in altri casi, probabilmente non riusciranno neppure a rendere giustizia in tempi decenti dopo aver ottenuto l’effetto di squalificare i personaggi più in vista a colpi di intercettazioni e di avvisi di garanzia.

Il processo di commissariamento dell’Italia, a ben pensarci, va avanti da tempo. Si è partiti con il parlamento dei nominati e delle liste bloccate: ma ciò non è bastato, si continua a legiferare più con decreti legge che con leggi ordinarie. Il ministro Brunetta ha avuto carta bianca per commissariare e precettare a modo suo il pubblico impiego, il “processo breve” vorrebbe commissariare i tempi della giustizia, i grandi eventi sono stati appunto via via commissariati nell’ambito della Protezione civile con le conseguenze che vediamo. Probabilmente anche per le centrali nucleari si dovrà ricorrere a qualcosa di simile per venire a capo dei contrasti in campo energetico, addirittura codificati e resi possibili per la legislazione concorrente tra Stato e Regioni in base al riformato art. V della Costituzione.

Visto che ci siamo andrebbero commissariate- e nessuno protesterebbe, anzi!- le Regioni che sforano i bilanci sanitari e chiedono continuamente un ripianamento dei loro debiti allo Stato centrale, potrebbero o dovrebbero essere commissariate anche le zone pervicacemente sotto controllo della criminalità organizzata. Se il provvisorio tende a diventare definitivo, se l’unico modo per realizzare qualcosa è operare nell’emergenza o con la scusa dell’emergenza – è questo lo spaccato della Protezione Civile negli ultimi anni- vuol dire che qualcosa non va a partire dalla Pubblica Amministrazione infestata da commistioni improprie tra controllori controllati. Poi si sveglia la magistratura e rimette ( si fa per dire) tutti in riga quando è già troppo tardi.

Il male viene da lontano, da quando si è lasciato che la partitocrazia invadesse un po’ tutto, dall’amministrazione alla giustizia, minando così quel bilanciamento dei poteri che pure la nostra Carta costituzionale aveva previsto e ampiamente codificato. La Costituzione materiale del “fai da te” ha sostituito via via quella formale lasciando mille interstizi dove spaziano interessi privati più o meno leciti e senza controllo. Il quadro non è cambiato tra “prima” e “seconda” repubblica. I commissari servono e serviranno sempre più per un Paese perennemente in emergenza e costretto ad operare in deroga nei campi più svariati. Ma non sono la soluzione. Sono solo l’escamotage, la via d’uscita obbligata da percorrere nella stretta tra inefficienze burocratiche e strapotere dei partiti. Il rischio è che, passo dopo passo, si arrivi di fatto al commissariamento dell’Italia intera che non funziona. Già se ne vedono i primi segnali.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario