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Quando il giornalismo divento sciacallaggio

L’Italia è davvero un Paese democratico?

Il vero problema della presunta mancanza di libertà di stampa sta a monte e non a valle

di Luca Bagatin - 08 settembre 2009

Confesso che non avrei voluto parlarne più di tanto. Questa cosa delle libertà/illibertà di stampa alimentata dal gossip denigratorio sta davvero raggiungendo livelli di insopportabilità. Saranno gli ultimi rimasugli del caldo torrido di quest"estate?

Premetto che non entrerò più di tanto nel merito delle questioni, limitandomi a dire che non sono per nulla d"accordo con l"appello dei giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, relativamente ad una presunta mancanza di libertà di stampa nel nostro Paese. Un conto è la libertà di stampa, un altro il killeraggio politico ovvero la denigrazione dell"avversario con illazioni mai provate. E ciò sarebbe anche possibile, per carità, ma solo se determinati giornali fossero organi dichiaratamente militanti ed i cui giornalisti/collaboratori esprimessero esclusivamente e dichiaratamente la loro personali opinioni.

Se invece si scrivono cose pretendendo di spacciarle per notizie, verità e compagnia cantante, con il mostro sbattuto in prima pagina, beh, va a finire che la gente ci crede ed addio informazione libera e trasparente.E" una cosa veramente becera, questa sì veramente antidemocratica. Sul caso Boffo personalmente non avrei nemmeno calcato la mano giornalisticamente parlando. E" triste che una persona venga messa a nudo mediaticamente: sia che sia vero o no quel che ha fatto. Idem sul caso di Garlasco, ove quel ragazzo (assassino o meno) è stato messo alla gogna, dato in pasto ai media.

L"Italia non può dirsi Paese democratico, ma più per questo che per altro. Perché il giornalismo nostrano appare piuttosto e troppo spesso sciacallaggio. E lo sciacallaggio, penso, non abbia nulla a che vedere con la libertà di stampa. Il giornalismo italiano (ma non solo quello) è uso pressoché da sempre deformare i fatti. Personalmente lo scrissi anche in un mio articolo, affermando che la "formazione" è più importante ed utile dell""informazione". Ovvero che gli scrittori, i letterati, sarebbero di gran lunga preferibili ai giornalisti. E portai a sostegno di ciò anche quanto scrisse Gurdjieff a proposito della professione di giornalista.

Ovvero: “Il pubblico non sa mai chi è che scrive. Conosce soltanto il giornale, il quale appartiene a un gruppo di esperti commercianti. Che cosa sanno esattamente coloro che scrivono su quei giornali, e che cosa succede dietro le quinte della redazione? Il lettore lo ignora completamente. I rappresentanti della civiltà contemporanea, trovandosi a un grado di sviluppo morale e psichico molto inferiore, sono come dei bambini che giocano col fuoco, incapaci di misurare la forza con la quale si esercita l"influenza della letteratura sulla massa."

Ed ancora: "Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell"intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male de nostri tempi, nel senso che esercita un"influenza funesta sui rapporti umani. Questo genere di letteratura si è molto diffuso i questi ultimi tempi perché - ne sono fermamente convinto - esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà".

Il problema è dunque forse a monte. Quanto a Berlusconi, se proprio dobbiamo e vogliamo parlarne qui, ovvero alla sua presenza nei media, io penso che finalmente gli si stia dando il giusto spazio (cosa che non è stata fatta negli anni precedenti, in cui l"ostracismo era profondissimo per questo imprenditore televisivo definito "parvenu" dai maitre à penser nostrani). Penso anche ciò sia dovuto al fatto che per la prima volta egli ha messo in piedi un governo, nel bene o nel male, di gran lunga più riformatore dei precedenti negli ultimi sedici anni.

Io stesso, che pur non ho mai avuto simpatia politica per il centrodestra (ma nemmeno per il centrosinistra, avendo preferito votare per i Radicali, i Socialisti del Garofano o per i Liberali del PLI, quando si presentarono slegati dai due schieramenti, oppure preferendo l"astensionismo, come negli ultimi anni), però oggi sono un sostenitore di questo governo e di questa maggioranza, alla quale alle prossime elezioni sono pressoché certo darò il mio voto.

Lo sono per tutti i motivi che ho scritto nei miei articoli dell"ultimo anno e mezzo ed anche perché ritengo sia l"unico schieramento che ha garantito un minimo di voce a noi laici. Lo dico anche per esperienza personale a livello locale.

Il fatto è che Berlusconi rappresenta, sin dagli anni "80, un nemico per i veri Poteri Forti: le banche, la grande industria, la Rai-Tv... Berlusconi, come Craxi e come tutti coloro i quali si misero di traverso al Potere Dc-Pci che faceva comodo a da terminati settori economici illiberali ed illiberisti.

La questione della vita privata del Berlusca poi....si rivolterà contro lo stesso Pd (e viene agitata perché l"opposizione non ha ormai più nulla da dire). Ed è anche profondamente triste che si vada a spulciare nella vita privata di un politico solo per denigrarlo (lo pensai anche nel caso Lewinsky, una vera americanata puritana...).

Tutte cose che peraltro ho scritto questa mattina anche ad un amico e che sostengo da anni. Il problema, ordunque, lo ribadisco, è un altro. E sta a monte. Non certo a valle.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario