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Secondo l’Istat siamo i più vecchi del Mondo

L’invecchiamento cambia il Paese

Dalla tv all’economia, le conseguenze di un’età media molto elevata investono tutti i settori

di Antonio Gesualdi - 24 ottobre 2005

L'Istat ci dice che l'Italia è il Paese più vecchio del mondo. L'Onu provoca e sostiene che per ringiovanire gli italiani servirebbero, fino al 2050, almeno 120 milioni di immigrati... giovani. L'ultimo documento Ocse sull'invecchiamento ci mette al terzultimo posto (dopo ci sono solo Polonia e Turchia) per coloro che lavorano e hanno tra 50 e 64 anni. In Italia, a questa età, lavora solo il 45%. Insomma siamo un Paese per il quale occorre fare, veramente, uno sforzo di fantasia perché non è mai accaduto, nel Mondo, che ci fossero popolazioni così vecchie. Nessuno di noi sa come vive una popolazione di vecchi (e non dico anziani!).

Clicca qui per aprire la mappa sull'indice di vecchiaia in Italia.

Forse per cominciare a capirlo bisogna guardare, senza pregiudizi, proprio l'Italia. Intanto, logicamente, la classe dirigente è composta di vecchi. Non citiamo i soliti Prodi e Berlusconi, ma possiamo metterci dentro anche uno come Adriano Celentano. Non solo ma coloro che aspirano a sostituirli, come minimo, hanno 50 o 60 anni. Dunque un Paese vecchio ha una classe dirigente vecchia anche se si presenta come nuova. Il lato buono di questa faccenda è che tutto diventa più soporifero e tranquillizzante. La vecchiaia è molto più vicina alla morte di quanto lo sia la giovinezza. Una caciara come quella vista al congresso del Nuovo Psi è tipica di un'assemblea mediamente giovane (Bobo Craxi, Chiara Moroni, Stefano Caldoro - anche se tutti e tre "figli di"). Ma il Nuovo Psi viaggia al 2%!

I programmi televisivi (non parliamo dei giornali), quelli di massa, naturalmente sono gestiti per la vecchiaia. A "Domenica in" si è autolicenziato il settantenne provocatore Gianni Boncompagni secondo il quale lo share vero si misura calcolando quante persone decedono mentre guardano una trasmissione. Meno se ne contano più la trasmissione viene considerata accessibile ai telespettatori più vecchi e quindi al target predominante. L'intervista ad uno spermatozoo durante "Domenica in" si rivela un vero fallimento di ascolto e di gradimento. Insomma finiti i tempi di "Bandiera gialla" o "L'Altra domenica". Sia chiaro: anche perché chi pensa di rifare quella roba lì è vecchio.

L'economia, di conseguenza, è roba da vecchi. Per non parlare delle solite pensioni: cresce la richiesta di Welfare e soprattutto di assistenza sanitaria. Università ed enti pubblici promuovono incontri di "fitness cognitivo" per chi comincia ad avere problemi di memoria. I bilanci delle regioni all'80% finiscono in qualche ospedale o casa di riposo. I presidenti di case di riposo, di Asl e Usl sono dei veri potentati politici. Gli assessori alla sanità e assistenza sociale dei focolai di gestione del voto di preferenza. Il delitto Fortugno avviene in un contesto di gestione di risorse sanitarie.

Il sistema generale dagli investimenti si sposta sui risparmi e sulla gestione dei patrimoni. L'ossessione del denaro si riversa sulle banche. L'azienda non è più al centro del sistema. La banca sì. L'inflazione viene tenuta sotto stretto controllo e, infatti, viviamo tutti la paranoia della Banca Centrale Europea su questo aspetto. Il denaro viene continuamente rivalutato. Nel frattempo non ci si occupa più delle scuole e dell'istruzione. I vecchi non vanno a scuola. A Padova, dove vivo, si dibatte pubblicamente tutti i giorni sul nuovo ospedale mentre mia figlia e centinaia di suoi amichetti ed amichette, da oltre un anno, sono state messe in una scuola provvisoria nella quale ci piove pure dentro. La politica, allora, diventa soltanto distribuzione di risorse e non stimolo alla creazione di nuove risorse. Non serve più guardare nel lungo termine perché, per un vecchio, generalmente, il lungo termine è il cimitero.
Cosa frega a un settantenne del debito pubblico?

I vecchi, infine, sono i più astensionisti di tutte le categorie e anche i più ideologizzati. In Italia là dove la popolazione è più vecchia abbiamo i più alti tassi di astensionismo e i più alti tassi di voto sempre uguale nel corso delle varie elezioni.

Questa situazione, descritta in modo parziale e insistendo sul vocabolo "vecchio", è un dato di fatto. Soprattutto è un dato che nessun intervento politico di nessun tipo può cambiare nel breve periodo. E' un temperamento della nostra popolazione. E' il risultato, culturale e di mentalità, di quello che siamo stati negli ultimi 50 anni. Ciò che possiamo fare è, a mio modo di vedere, rendercene conto e, con un po’ di fantasia, cercare di escogitare modi di uscirne. Siccome tutto il Mondo va in questa direzione potremmo sempre escogitare soluzioni per un prossimo "Made in Italy" che non sarà più, sicuramente, quello della produzione di beni. Io ho accennato ai lati più negativi, ma la vecchiaia ha anche il suo bello. Per chi vuole starsene sereno e tranquillo e godersi gli sforzi fatti in gioventù si può sempre dare un'occhiata alla Florida. Comunque i giovani - come ci ha insegnato Benedetto Croce - alla fine, invecchiano!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario