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Non perdiamo tempo con proposte burlesche

L’inutile proposta d’iniziativa popolare

Spetta alle Camere spingere una legge per ridurre la casta

di Davide Giacalone - 26 maggio 2009

I parlamentari sono troppi? Sì. Il sistema legislativo ed il bicameralismo duplicante generano lentezze ed inefficienze? Sì. Varrebbe la pena diminuire i primi e cambiare il secondo? Sì. La proposta di legge d’iniziativa popolare è una buona idea? No. Anzi, è tendenzialmente una presa in giro, offerta in pasto ad un pubblico, giornalisti compresi, che non sa di che si sta parlando.

L’iniziativa popolare è una facoltà prevista dall’articolo 71 della Costituzione, che consegna agli elettori la possibilità di far discutere proposte che, altrimenti, i parlamentari non presenterebbero. L’esperienza insegna che si tratta di una pia illusione. Io stesso ho redatto e raccolto le firme per una nuova legge sulla droga, e conservo le foto della consegna nelle mani del presidente della Camera. Non l’hanno mai neanche messa all’ordine del giorno. Tali proposte, difatti, hanno lo stesso identico valore di un’altra qualsiasi, firmata anche da un solo parlamentare, salvo mancare di sponsor interni. E’ evidente che se dei parlamentari condividono la proposta diventa inutile raccogliere le firme, bastando le loro. Figuriamoci se a proporla è addirittura il governo!

Si obietta: in questo modo avrebbe una grande forza e sarebbe ineludibile. Bubbole per smemorati. Milioni d’italiani hanno già espresso la loro opinione, votando. Tocca agli eletti fare il loro dovere, visto che sono anche tanti, senza rimandare indietro la palla.

A decidere saranno comunque loro, non perdiamo tempo. Inoltre, rammento ai molti che si svegliano all’improvviso, da pluriennale letargo, che la diminuzione del numero dei parlamentari era già stata fatta, con riforma costituzionale, ma che la sinistra prima s’oppose e poi convocò un referendum confermativo, cui il centro destra si recò con indifferenza e gli italiani con impareggiabile menefreghismo, mandando tutto a ramengo.

In ogni caso, ove mai si voglia dimostrare d’essersi destati, posto che le firme parlamentari per il taglio dei seggi si trovano (se non altro per far vedere al capo d’essere fedeli, sicché essere scelti fra i sopravvivendi), e posto che sia necessario il sostegno popolare, questo lo si ottiene con le petizioni (articolo 50 della sempre meno letta Costituzione), non con la legge d’iniziativa popolare, che, ripeto, suona burlesca.

Pubblicato da Libero di martedì 26 maggio 2009

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario