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E il Polo non farà alcuna riforma elettorale

L’inutile baruffa sui sistemi di voto

La sinistra protesta contro il ritorno al proporzionale. Ma il maggioritario ha fallito

di Davide Giacalone - 14 settembre 2005

E vai con la fiera delle corbellerie! Con ogni probabilità non si farà nessuna riforma del sistema elettorale, mancandone il tempo e la volontà, in compenso si monterà un dibattito d’opposte sconclusionatezze. Fin dall’inizio, promette bene.

Scrive Repubblica: con il proporzionale tornano i partiti. No, è vero l’esatto contrario: con il falso maggioritario i partiti politici si sono moltiplicati, così come sono divenuti ridicolmente numerosi i gruppi parlamentari. Questo è un fatto, che nessuno può smentire.

Giù le mani dal sistema maggioritario, architrave della democrazia, strepita la sinistra. Peccato che quella stessa sinistra, con quei medesimi uomini, diceva la stessa cosa, e l’ha ripetuta per più di quaranta anni, del proporzionale. Il proporzionale era il sistema sacro della sinistra e delle forze che non la smettevano di parlare della resistenza, al maggioritario guardava il centro e la destra, come al solito accusati di golpismo.

Non si cambia la legge elettorale alla fine di una legislatura. Anche qui, è vero il contrario: non la si cambia all’inizio. Quando un Parlamento democratico cambia le regole elettorali (evidentemente giudicando migliori le nuove) subito dopo si va a votare. Per questa ragione i sistemi vengono ritoccati, quando lo si fa per via parlamentare, al termine delle legislature.

Il proporzionale darà maggiore spazio alle forze minori. Ma sono sicuri? A me sembra di no. Come le elezioni amministrative dimostrano, gli elettori votano in modo bipolare anche quando non ce n’è bisogno. In questa realtà le minoranze hanno trovato allocazione nelle coalizioni, forzate dal maggioritario. Se si passa al proporzionale i radicali andranno con i radicali, i repubblicani con i repubblicani i socialisti con i socialisti ed i liberali con i liberali, e tutti resteranno fuori dal Parlamento. Si dirà: in quel caso s’alleano. Bello spettacolo di lungimiranza politica e attenzione programmatica: le alleanze si fanno solo per galleggiare.

Il proporzionale consente l’emergere del centro. Sicuri? Oggi il proporzionale porterebbe all’affermazione di due destre, due centri e due sinistre, dopo di che Agostino De Pretis diventerebbe il santo protettore della maionese impazzita.

Tutto ciò significa che la legge elettorale è bella com’è? Neanche per idea, giacché il falso maggioritario ha portato alla più profonda corruzione della vita pubblica, consistente nella messa a punto di coalizioni che servono per vincere ed impediscono di governare. In Germania si lotta all’ultimo voto, ma i socialdemocratici hanno comunque posto una barriera alla loro sinistra. In Francia lo scontro vero sarà al centro ed a destra, ma nessuno utilizzerà i voti dell’estrema destra. Da noi nessuno rinuncia a niente, in ciascuna delle due coalizioni si trova tutto ed il contrario di tutto, in nessuna delle due si è potuto affermare un processo di nuova concentrazione partitica, cosicché, almeno, sarebbe stata la dialettica interna a chiarire l’identità di ciascuno. Che a questo male si ponga rimedio con quel genere di proporzionale è tesi che sta sullo stesso piano di quella che affermava l’utilità del maggioritario per garantire la governabilità. S’è visto, e si vedrà.

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