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Abolire le Province per… Ecco i propositi

L’intervento di Cisnetto al dibattito

Insieme per un progetto comune di riforma dello Stato. L’appello di Società Aperta

di Enrico Cisnetto - 01 dicembre 2006

Il progetto federalista che ha caratterizzato l’intera stagione della Seconda Repubblica – pensato come risposta taumaturgica alla crisi dello Stato centralista e di una classe politica troppo lontana dai cittadini – si è rivelato un fallimento, e ora l’Italia ha urgente bisogno di ripensare la sua articolazione amministrativa. Cominciando con l’abolizione delle Province, la struttura di decentramento palesemente più inutile in un quadro di esasperato localismo, sempre più pletorico, costoso, inefficiente e burocratico, molto più dedito ad esercitare il diritto di veto nel frantumato processo decisionale, che non a promuovere la modernizzazione del Paese e dei suoi territori. Un processo di semplificazione – cui devono seguire altre scelte, dalla riduzione del numero delle Regioni, attraverso alcuni accorpamenti, alla nascita delle “città metropolitane” per le realtà urbane più grandi e complesse – che trova la sua più corretta collocazione nel lavoro di riscrittura delle regole e di ridefinizione degli apparati pubblici che deve svolgere una nuova Assemblea Costituente.
E’ questo il messaggio lanciato – non casualmente da Milano, città che deve tornare ad essere il motore del cambiamento dell’intero Paese – da Società Aperta, movimento per la Terza Repubblica fondato e presieduto da Enrico Cisnetto.
Dopo il referendum sulla devolution proposta dal centro-destra, fortunatamente ad appannaggio del NO, si era detto che occorreva ripensare a quella sciagurata riforma del titolo V della Costituzione, voluta nei modi e nelle forme più sbagliate dal centro-sinistra alla fine della legislatura 1996-2001. Purtroppo, dobbiamo constatare che promesse ed autocritiche sono state, almeno fin qui, dimenticate. Lasciando campo libero a quegli amministratori locali che, in virtù dei cambiamenti costituzionali ormai acquisiti, rivendicano una sempre maggiore autonomia, in nome di un’anacronistica quanto pericolosa pulsione secessionistica che si alimenta in molte realtà. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, geloso custode dell’unità nazionale, ha più volte manifestato le sue giuste preoccupazioni e sollecitato un intervento riformatore. Ma Governo e opposizione, figli di un sistema politico falsamente bipolare che esalta la contrapposizione frontale e mortifica il dialogo, non se ne curano affatto.
Per questo, Società Aperta sente il bisogno di lanciare un appello ai cittadini, alle organizzazioni presenti nella società civile e alle forze politiche più avvedute, perchè diano vita ad un movimento per la riforma dello Stato e delle autonomie locali, che indichi nella convocazione di un’Assemblea Costituente, eletta direttamente dal popolo, lo strumento più idoneo per poterla realizzare.

Enrico Cisnetto
Presidente Società Aperta

Dibattito Abolire le Province per...
Milano, 30 novembre 2006

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario