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La sindrome del partito unico miete vittime

L’ingessato bipolarismo all’italiana

Per guadare avanti bisogna liberarsi delle tendenze estreme del passato

di Antonio Gesualdi - 30 luglio 2007

Perché post-comunisti e post-fascisti insistono sul bipolarismo all"italiana? Semplice. Il fascismo è stato sconfitto dalla storia e pure il comunismo. E dunque coloro che hanno trascorso tutta la propria "giovinezza" politica nel posto sbagliato hanno la necessità di svuotare qualsiasi riferimento ideale. Ma la Politica non si fa senza ideali di riferimento. Ora che un Veltroni o un Fini non abbiano più ideali di riferimento credo sia un problema loro. Chi, invece, ha vissuto il proprio impegno politico nei solchi della tradizione liberale e socialista, non ha niente da rimproverarsi e non dovrebbe partecipare alla corsa al "partito unico", né a destra né a sinistra.

La polemica tra Fini e Berlusconi sul partito unico della destra, fortunatamente, trova il leader di Forza Italia in grande stato di lucidità: non si può fare, dice in sostanza Berlusconi, perché non si può escludere né l"Udc né tantomeno la Lega Nord. Dunque il ragionamento di Fini resta un ragionamento sul proprio destino personale: Alleanza nazionale perde i pezzi se si allontana dalla propria tradizione politica, ma il suo leader non potrà mai aspirare alla leadership del centro-destra se le cose restano come stanno.

Fini è finito in un coul de sac e sa che solo col partito unico di destra potrà essere designato leader da Berlusconi - come è stato ai tempi di Almirante -. Al contrario la sua carriera politica non avrà più prospettive. Ed è talmente poco lucido che dice: "Berlusconi si illude quando pensa che è un processo che deve partire dal basso. Questo è un errore strategico." Capito? Il partito unico dovrebbe essere un"emanazione dall"alto, dirigista! Sembra più un riflesso condizionato che una valutazione politica.

Vale lo stesso per il Partito democratico: la farsa delle candidature e delle primarie nasconde la crisi di un"altra grande tradizione di massa - quella comunista - che solo nel rimescolamento imprecisato di ex democristiani, ex socialisti, ex repubblicani, ex socialdemocratici, ex liberali, ex comunisti, ex catto-comunisti, finanziati da grande impresa e grande finanza, può far apparire il tutto come un agglomerato di nuovo conio. Il recital di Veltroni che ho visto a Padova è di un"incosistenza disarmante: un pezzo di recitato e uno stralcio di film, un pezzo di recitato e uno spezzone di documentario. Il tutto preso, qui e là, dalle cassette che egli stesso allegava all"Unità quando ne era il direttore. Dunque un portato culturale neppure di livello universitario, ma di tecnico del cinema di celluloide, che risale agli anni sessanta e settanta. Vecchio armamentario di "giovanezza" comunista.

Peggio ancora ha fatto Enrico Letta che si è candidato alle primarie con un video on line praticamente inaccessibile. Evidentemente era stato calcolato male l"investimento in banda di trasmissione e il video si vedeva meglio su You Tube. Un quarantenne - che è pure al Governo - che non sa farsi dare un consiglio tecnico sulla banda da utilizzare per un video on line non è poi così tanto "giovane e promettente". Insomma coloro che hanno passato la "giovinezza" politica tra miti fascisti, comunisti e catto-comunisti ci propongono dei "partiti unici" da memoria di regime di massa. Non vorrei che il bipolarismo all"italiana fosse perseguito da coloro che hanno delle nostalgie, o peggio ancora dei riflessi condizionati, di visioni uniche morte e sepolte. L"idea stessa di partito unico è fallita e impraticabile in una società acculturata. E come suonano lucide e ficcanti le parole di "vecchi" socialisti e catto-liberali come Cicchitto e Buttiglione. Il primo ha detto: "Il partito unico del centrodestra ha un senso se è realmente tale, e cioè se coinvolge tutti, da Forza Italia ad An all"Udc e se ha un rapporto federativo con la Lega. Invece un"operazione limitata a Forza Italia ed An implicherebbe una rottura con l"Udc e uno spostamento sulla destra dell"asse della coalizione che lascerebbe aperto uno spazio al centro". Il secondo: "Berlusconi ha detto una cosa giusta: il Partito delle Libertà non esiste, non c"è nel cuore degli italiani. Il Paese, invece, ci chiede di costruire un forte centro moderato che si regga sull"alleanza privilegiata tra noi e Forza Italia, poi siamo alleati con la destra democratica e poi, forse, con la Lega".

Se così sarà questo è l"inizio della fine del Partito democratico e pure della fine della strategia di Fini. Non passerà molto che vedremo girare per i quotidiani del gossip la foto del leader di Alleanza nazionale con in alto il pugno chiuso in mezzo alla Piazza Rossa di Mosca. La scattò Francesco Storace. Era una goliardata, ma spesso gli estremi si toccano.

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