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La posizione dell’Italia è sempre più scomoda

L’incontro fra Olmert e Prodi

Non c’è convergenza sui problemi principali. Intanto i nostri soldati sono fra due fuochi

di Davide Giacalone - 14 dicembre 2006

Si legge: l’incontro fra Olmert, capo del governo israeliano, e Prodi è andato benissimo, si è svolto in un clima di grande cordialità, registrando ampie convergenze, salvo che sui rapporti con la Siria e con l’Iran. Detta così, questa è una cronaca marziana, perché i soldati italiani sono schierati in Libano, sotto le bandiere dell’Onu, proprio per bloccare la guerra per procura che i terroristi sciiti di Hezbollah muovono ad Israele per conto di Siria ed Iran. Se i legittimi e democratici governi d’Italia e d’Israele non hanno una comune, o almeno compatibile, visione di questo problema non solo non si vede su cosa possano esservi ulteriori significative convergenze, ma la posizione dei nostri soldati è sempre più scomoda.
Se in Israele si fa strada la sensazione che la forza multinazionale tende a mantenere buoni rapporti con chi chiede la cancellazione dalla carta geografica sia d’Israele (l’Iran) che del Libano (la Siria), e che lo fa per proteggere se stessa più che i due popoli confinanti e fra loro in pace, è naturale che si tenderà a volere rispondere in modo diretto agli attacchi missilistici, che continuano a mietere vittime fra la popolazione civile. Se questo dovesse, malauguratamente, avvenire, se Olmert sarà ancora costretto a far osservare che Israele è in grado di reagire alla minaccia atomica di Teheran, i nostri soldati si troveranno fra due fuochi, per giunta non essendo del tutto chiaro quale sia quello amico. Dovrebbe essere quello israeliano, ma non è detto che il nostro ministro degli esteri, equivicino ad Hezbollah e molto critico verso Israele, la pensi a quel modo. Dovrebbe essere amico il governo libanese di Siniora, almeno così dicevano i nostri governanti, ma non è chiaro se tale posizione resta immutata nel momento in cui gli equivicini di Hezbollah hanno deciso che quel governo deve essere abbattuto ed i siriani provvedono ad ammazzarne i ministri.
Olmert e Prodi hanno condannato la conferenza antisemita organizzata da Ahmadinejad, ed è una buona cosa. Ma vorrei ricordare che in quel Paese, schiacciato sotto al buio degli ayatollah, si è manifestata, all’università, una coraggiosa opposizione giovanile, a sua volta punta di una società che fu laica, fu colta, fu ricca e che aspira ad essere libera. Ecco, oltre a condannare le provocatorie tesi di un guerrafondaio sciita, desideroso di prevalere e di farsi considerare potenza regionale (come Prodi gli ha concesso nero su bianco), forse sarà il caso di domandarsi: cosa possiamo fare, noi, per quegli studenti, per quei liberi, per quei coraggiosi? Possiamo fare molto, possiamo non lasciarli soli, possiamo versare sull’Iran almeno una frazione della forza propagandistica che il loro governo, nemico della pace, riversa su di noi.

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