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I dodici punti del Governo Prodi

L’incognita politica estera

Prodi ricadrà sugli Esteri: malgrado il decalogo ci saranno sempre i Rossi e i Turigliatto

di Davide Giacalone - 27 febbraio 2007

Avrebbero dovuto darlo a Sigmund Freud, l’incarico di ripompare il governo, almeno sarebbe stato in grado di spiegare perché si parla di famiglia, welfare, legge elettorale, pensioni, ma non di quello su cui il governo s’è sfracellato: la politica estera. Per mesi, mentre noi indicavamo le inconciliabili contraddizioni interne alla maggioranza ci hanno risposto: faziosi provocatori, noi siamo d’accordo su tutto, come abbiamo scritto nelle 281 pagine del programma. Noi siano fra i pochissimi ad averle lette e sapevamo che erano la prolissa versione del nulla. E’ bastato che andassero sotto, al Senato, che improvvisamente c’è bisogno di ridefinire tutto, questa volta in dodici ridicole righette, che neanche contengono il titolo dei problemi, figuriamoci le soluzioni. Ma niente politica estera. Su quel fronte la maggioranza semplicemente non esiste. Possono contarla e ricontarla, possono accattare e raccattare, ma non esiste politicamente. Il problema mica sono Rossi e Turigliatto, ma gran parte della sinistra che continua a non gradire la presenza in Afghanistan, mentre ne dovrà votare il rifinanziamento. Voteranno tutto, perché tengono famiglia, ma presto sarà rovente il fronte iraniano, dove un presidente determinato a conquistare la bomba atomica deve fare i conti con una borghesia interna che vuole pace e benessere, con un’opposizione studentesca che vuole libertà, e con le democrazie dell’Occidente che non lasceranno crescere la minaccia contro Israele. A quel punto dove sarà, il governo italiano? Gia “equivicino” ad Israele ed agli assassini Hezbollah vorrà essere altrettanto equanime fra Ahmadinejad e Bush? No, sarà semmai dalla parte del primo, cui Prodi e D’Alema già hanno scritto riconoscendogli il diritto ad essere potenza regionale, piuttosto che del secondo, guerrafondaio plutocrate. Ma una roba del genere non ha senso, l’Italia è ancora un Paese che conta e con un ruolo importante, mica possiamo avere una condotta da affaristi e profittatori. La terribile debolezza, accoppiata alla fenomenale sprovvedutezza, in politica estera moltiplica i rischi che i nostri soldati corrono all’estero. Questo sembrava chiaro al D’Alema che si diceva indisponibile a restare senza maggioranza. Ma erano parole, non destinate ad influenzare il vizio del galleggiamento.

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario