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La riforma delle pensioni non si farà

L’impossibile Velprodi

Nello scontro interno alla sinistra più forte è Prodi. A Veltroni l’arma del referendum

di Davide Giacalone - 02 luglio 2007

Gradini, gradoni, incentivi, tutta fuffa per falsi esperti. La sostanza è chiarissima: alla fine si farà un accordo per diminuire l’età pensionabile, scavando un buco nei conti pubblici, arrecando un danno ai lavoratori che hanno versato più contributi, danneggiando i giovani ed andando in direzione diametralmente opposta a quella in cui si muove il resto d’Europa. Questo serve a Prodi per sopravvivere, e questo ammazza Veltroni. Possono anche democristianamente scambiarsi saluti e dirsi amici, ma prendono in giro qualche commentatore superficiale, mica la realtà.

Nello scontro di potere interno alla sinistra il più forte è Prodi, perché ha gli strumenti per saldare a sé gli interessi della sinistra estrema e per galleggiare elargendo oggi quel che si pagherà domani, aumentando la presa pubblica sull’economia, il prelievo fiscale reale ed il deficit previsto. Veltroni può parlare quanto gli pare, mostrarsi pacato e telegenico, ma quel che accade è il contrario di quel poco che dal frullato di parole si evince. Ma non è fesso, il sindaco di Roma, ed ha chiarito con quale arma intende far saltare il tavolo: la legge elettorale. Se non si fa la riforma, ha detto, si faccia il referendum. Napolitano ha prontamente offerto la sponda, facendo finta di vedere un iter riformatore che non c’è (l’interventismo del Quirinale creerà problemi).

La riforma non si farà, o sarà acqua fresca. Per farla occorrerebbe sfasciare le coalizioni, e Prodi non ci pensa nemmeno. Veltroni lo sa e punta al referendum, convocato il quale si metteranno in moto le elezioni anticipate. La nuova sinistra non può essere costruita nel mentre Prodi governa, altrimenti non sarà nuova per niente, ma se si accorciano drammaticamente i tempi e si vota con questo sistema elettorale Veltroni può tenere in piedi l’equivoco: lui fa il liberal, ed i comunisti li mantiene alleati. Non a caso Bertinotti è sereno. Mi si farà osservare che votando presto la sinistra perde. Intanto ci provano, che non è detto (gli altri producono poca politica!), poi l’importante è sopravvivere, magari in attesa che il centro destra fallisca la prova di governo ed una nuova stagione si apra. Questo mese succede che si contano le firme, come accadeva quindici anni fa, dopo tre lustri persi. Se saranno poche Prodi farà vacanze più lunghe e serene.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di sabato 30 giugno

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