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Un vuoto politico divenuto troppo evidente

L’importanza del ruolo dell’opposizione

Quel che dovrebbe essere una vera sinistra di governo

di Davide Giacalone - 15 luglio 2009

Mi candido alla segreteria del Partito Democratico. Almeno uno, così, sarà di sinistra, laico e democratico. Fin qui, difatti, gareggiano solo: un comico qualunquista; un giustizialista d’estrema destra; un esponente della “società civile”, che come primo atto (assai poco civile) definisce i suoi compagni complici di uno stupratore; un ex democristiano, appena caduto nella trappola dell’antiberlusconismo prepolitico, ed un ex comunista, definito nostalgico da quanti, con lui, marciarono a pugno chiuso. La sconfitta alle elezioni europee è stata una campana a morto, perché dopo due cambi di segreteria, dopo due insipidi nuovismi, il vuoto politico è divenuto evidente. La contemporanea sconfitta amministrativa segna la rottura di un flusso di potere e denaro. Insomma, la sinistra non è più quel che era, ma non è ancora divenuta quel che neanche riesce ad immaginare. Tutto questo nuoce terribilmente alla salute della democrazia.

L’opposizione è importante, nel Paese ed in Parlamento. Serve ad incanalare il dissenso e a far funzionare le istituzioni, compreso il governo. Quando l’opposizione implode, come sta accadendo, gli interessi in conflitto trovano rappresentanza nelle diverse anime della maggioranza, creando le condizioni della stabilità senza governabilità. Spettacolo già visto, ed orrendo.

Il dovere dell’opposizione consiste nel contestare, a ragion veduta, le scelte che non condivide, appoggiando quelle che crede essere coerenti con gli interessi nazionali (la politica estera, ad esempio). Deve produrre idee e programmi per il futuro, incarnando l’alternativa sempre possibile. Ciò serve a chi governa per non sedersi sugli allori, per non sfuggire i problemi, spingendo l’esecutivo ad agire per mostrarsi sempre migliore di chi si candida a sostituirlo. Non serve a niente, e fa anche pena, un’opposizione che spera solo di distruggere la persona del leader vincente.

Che, poi, le cose stanno in modo anche peggiore: sperano che a distruggerlo siano le campagne scandalistiche modello moralismo da parrucchiere, stampate su fogli che s’immaginano blasonati ed invece fanno il verso ai rotocalchi ricolmi d’amorazzi stagionali. Vincere in quel modo, senza idee e proposte politiche, servirebbe solo a portare il proprio vuoto al governo, per farlo risaltare maggiormente. Anche questa commedia è nota.

Gli attuali candidati alla segreteria del Pd, per combattersi, stanno gonfiando il tesseramento, secondo la più triste tradizione dei peggiori partiti clientelari. In certe zone gli iscritti sono quanti gli elettori, che è come dichiarare la propria impotenza politica, o confessare la falsità delle tessere. Candidandomi, invece, bado solo al programma, alla creazione di un’opposizione vera, che crei problemi seri a chi governa. Diciamo qualche cosa di sinistra.

I salari devono seguire l’andamento economico delle aziende. Viviamo un momento di crisi, con sostegni pubblici alle imprese. Quando la ripresa arriverà è giusto che anche i lavoratori partecipino alla festa, dato che è anche sul loro conto il debito pubblico. Vale anche il contrario, naturalmente, ed i salari non possono essere variabile indipendente dalla profittabilità. Gli ammortizzatori sociali devono aiutare chi perde il lavoro, non il mantenimento di posti non produttivi, devono rivolgersi ai cittadini, non alle imprese. Di converso, assumere deve essere facile, così come licenziare, e la differenza fra salario lordo e soldi effettivamente incassati deve ridursi di più della metà.

La giustizia serve a tutelare i cittadini, in particolare i più deboli. Deve funzionare. Le corporazioni vadano a litigare in cortile, all’Italia preme una riforma netta, chiara, totale, che consegni tempi certi e credibilità dei verdetti. Informatizzazione di tutte le procedure, quindi, e separazione delle carriere. Premi di produttività e fine del Csm quale scudo dell’inefficienza, quando non della follia e della delinquenza.

L’istruzione serve alla cultura ed alla competitività, è il lubrificante degli ascensori sociali, sui quali sale chi è bravo, anche se povero, e scende chi è somaro, anche se ricco. La scuola deve essere meritocratica, a cominciare da come seleziona gli insegnanti. Basta con il posto a vita, la cattedra si deve guadagnarsela ogni anno.

Rivoluzionando la sanità, che deve soccorrere i malati e non i fornitori, si diminuirà la spesa aumentando la qualità. Schierandosi con l’occidente, con gli Stati Uniti e con Israele, si dissiperà la paura che la sinistra al governo possa essere un viatico per accordi con i terroristi, i dittatori ed i nemici del nostro mondo. Al Sud prometterei meno soldi sprecati, ma più legge ed ordine, affinché i figli di quella terra si facciano valere e puntino ad eccellere, non ad essere mantenuti.

Sono solo pochi esempi di quel che dovrebbe essere una vera sinistra di governo. La mia candidatura raccoglierà il consenso degli italiani progressisti. Che non sono iscritti al Pd, naturalmente.

Pubblicato da Libero di mercoledì 15 luglio

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