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Un commento al discorso di Reichlin

L’illusione referendaria

Gli interessi di bottega dei partiti sono destinati a prevalere: un'occasione mancata

di Elio Di Caprio - 05 luglio 2007

Viene da domandarsi a cosa è servito il sistema maggioritario dell"alternanza vigente in Italia dal "94 - prima Berlsconi, poi Prodi, poi ancora Berlusconi, ora di nuovo Prodi, domani forse ancora Berlusconi- se poi all"apparire del possibile referendum per la modifica dell"attuale legge elettorale ( la raccolta delle firme terminerà a breve) la reazione della classe politica tutta intera non è quella di approfittarne per dare risposte unitarie ai quesiti referendari che provengono dal basso ma quella di dividersi ancor più all"interno delle coalizioni. Con l"aggravante che le divisioni trasversali non riguardano solo i partiti maggiori, ma l"infinità di partitini che questo sistema bipolare ci ha dato. In questo modo la nostra transizione non finirà mai. Quali le alternative da proporre? Sistema proporzionale alla tedesca con sbarramento o sistema alla francese a doppio turno privo però di una cornice presidenzialista? Sono tutte formule astratte che rischiano di rimanere posizioni di bandiera per testimoniare la buona volontà di chi le propone. Non c"è da farsi molte illusioni. Tutte le formule sono tecnicamente buone in sè, ma poi vanno calate nella realtà storica vigente e a quello che è venuto formandosi nel nostro Paese tra mille equivoci e contraddizioni. Non si può tornare indietro.

Va detto ai nostalgici della cosiddetta prima repubblica che quel sistema, a prescindere dalle circostanze in cui è stato affossato, andava riformato ben prima della sua scadenza “giudiziaria” perchè non in grado di adattarsi ai cambiamenti intervenuti. Altrimenti sarebbe ben difficile spiegarsi come d"incanto sia stato possibile che gran parte della vecchia classe dirigente, con tutta la sua sapienza politica, sia stata spazzata via in pochi mesi per far posto all"outsider Berlusconi e alla sua “nuova” classe di consulenti di Publitalia. Ovviamente non c"è stato solo questo. C"è stata anche una spinta, sia pure confusa, alla modernizzazione delle rappresentanze ( vedi il successo della Lega) e l"esigenza che cambiasse il linguaggio politico di comunicazione tra elettori ed eletti.

Ma poi le spinte innovatrici sono state via via riassorbite, come tradizionalmente è sempre successo in Italia, con l"immancabile riemergere dei vecchi personaggi di sempre accanto ai nuovi. I costi della politica sono aumentati e ora si aggiungono i condizionamenti ideologici che la sinistra estrema, premiata alle ultime elezioni, è in grado di esercitare su una buona parte della società italiana. In un mondo che è ulteriormente cambiato dal "94 è questo che stride magiormente. Ci sarebbe bisogno di più pragmatismo e meno ideologie, di vere riforme e non di rivoluzioni impossibili.

Come venirne a capo? Con il partito democratico a sinistra che fa da contraltare alla (presunta) destra indistinta confusamente raccolta attorno alla leadership intramontabile di Silvio Berlusconi?

Un intellettuale comunista di lungo corso, come Alfredo Reichlin, nel perorare la causa del personaggio Veltroni quale capo del partito democratico, sull" “Unità” di qualche giorno fa, si domandava se non fosse il caso, di fronte al declino ed alla società che si disgrega, rifondare un nuovo patto di cittadinanza dello stare insieme, per far fronte alle sfide che “stanno davanti alla nostra Patria”. Detto da un vecchio internazionalista non è male, è un"ulteriore testimonianza delle contraddizioni che affiorano dal passato militante di tanti imbarazzati esponenti politici. Per Reichlin il partito democratico dovrebbe essere il vero “partito nazionale” in cui tutti dovrebbero riconoscersi, non solo la sinistra. Ma poi qualche domanda più moderna Reichlin se la fa quando ammette che si parla troppo poco dell"impatto che il processo reale della globalizzazione sta avendo su un sistema politico debole come quello italiano e denuncia a monte l"incompiutezza del processo fondativo della democrazia nel nostro Paese anche a livello istituzionale. Meglio tardi che mai.

La conclusione della lunga riflessione di Reichlin, su cui tutti possiamo essere d"accordo, è che più la politica conta meno, nel senso che non è in grado di prendere le grandi decisioni, più la politica si attacca al sottopotere e al sottogoverno. E" lo spettacolo di cui siamo testimoni ogni giorno e a cui questa classe politica ( anche quella di Veltroni e di Reichlin) non è in grado di porre rimedio. Ma basta per superare tale realtà il partito democratico con un Veltroni sparato alla ribalta più per ragioni difensive e di immagine che per fiducia che riesca veramente a creare un partito nazionale vista la confusione che si porta dietro? Siamo ancora in questo impasse, tra provocazioni referendarie a cui nessuno sa rispondere e i tortuosi riposizionamenti in vista della prossima “grande” sfida elettorale che dovrebbe svolgersi secondo i canoni di sempre. Nessuno sa se servirà un sistema elettorale di accompagnamento alla tedesca o alla francese per assicurare insieme omogeneità, governabilità ed alternanza. Ma poi quale partito è in grado di portare avanti la sua battaglia su temi così complessi senza pensare alla sua bottega interna? Molto più probabile che tutto rimanga come prima. Ha ragione Reichlin quando dice che ci sarebbe bisogno di un nuovo patto di cittadinanza. Ma tra chi e in base a quale piattaforma comune? E" un" aspirazione generosa che resterà tale fino a quando si penserà di affidare la soluzione dei nostri problemi a improbabili personalità carismatiche che, con il sistema attuale, non rappresentano e a mala pena riescono a governare.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario