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Le carte che provano il reato ci sono o no?

L’evasione di Danilo Coppola

Se la giustizia non è in grado di provarne la colpevolezza è segno che non esiste

di Davide Giacalone - 07 dicembre 2007

E’ evaso, Danilo Coppola, o è andato a cercarsi il suo giudice innaturale? E’ scappato alla prigionia per alimentare l’esibizionismo, come taluno ha anche scritto, per intimidire la procura che lo indaga, o ha capito che era giunta l’ora di avere un giudice, è l’ha immaginato sotto le vesti di telecamera? Questo improbabile finanziere ed improbabile immobiliarista risulta poco difendibile, anche sotto il profilo estetico. Ma proprio perché poco difendibile il suo caso è importante. Troppo facile gridare all’ingiustizia quando si tratta d’innocenti. Egli si trova in stato d’arresto da dieci mesi, di cui quattro passati in isolamento. Non si trovava agli arresti domiciliari in una villa, ma in una clinica. E’ stato colpito da patologie cardiache gravi, del resto preesistenti, ed ha rischiato seriamente di lasciarci la pelle. Il detenuto Coppola, come tantissimi altri, è un presunto innocente, nel senso che nessuno lo ha mai condannato dato che nessuno lo ha mai processato. Si trova in carcere per ragioni cautelari, come spessissimo avviene senza che la procura sia chiamata a documentare seriamente quali siano. Dopo tanti mesi, e trattandosi di reati finanziari, legati ad una presunta bancarotta, c’è da domandarsi: le carte che provano il reato ci sono o no? Se ci sono si vada al processo, se non ci sono si tolgano le mani dal cittadino Coppola.

Inoltre egli accusa la procura di averlo messo in condizione di perdere ogni suo avere, a suo dire legittimamente acquisito, perché dal carcere non può certo far nulla per salvare dal saccheggio quel che gli appartiene. Non so se sia vero, ma so che ci sono altri personaggi di spicco che sembrano aver trovato nella propria posizione aziendale una specie di salvacondotto, e dato che la disparità di trattamento è sempre un’ingiustizia, anche sotto questo profilo merita d’essere ascoltato. Se colpevole, che sconti la pena. Ma se non si è in grado di sostenerne e provarne subito la colpevolezza, che dalla galera esca. E se nulla di tutto questo accade, non ci si meravigli che poi cerchi nelle telecamere quel simulacro di giustizia che dalle parti dei tribunali davvero non si trova. Saranno in molti a leggermi pensando: ma vale la pena spendersi per un Coppola? A questi sfugge che se la giustizia non riesce ad essere tale con un Coppola, è segno che proprio non esiste.

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