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Fannulloni ai domiciliari

L’emblematico caso di Portici

Un sistema inefficiente manca la percezione del disvalore sociale

di Davide Giacalone - 18 marzo 2009

La procura di Napoli ha arrestato 36 dipendenti del comune di Portici, che ora se ne stanno a casa senza neanche far timbrare, da altri, il cartellino. Sono ai domiciliari. La giustizia impedisce loro d’essere al lavoro, confermando le consolidate abitudini. Di torti, in questa faccenda, ne vedo tanti, non tutti in capo agli odierni detenuti.

Interessanti le parole del sindaco, Vincenzo Cuomo, che a Portici guida una giunta di sinistra. Egli sostiene: “non è detto che il centro sinistra debba essere lassista”. Il fatto che non sia detto ci rassicura. Aggiunge che gli arresti non debbono gettare discredito sul “prezioso lavoro che la stragrande maggioranza degli impiegati svolge con dedizione e professionalità”. E qui si rischia di perdere il rispetto e la serietà dell’ascolto, per lanciarsi in un decurtisiano: ma mi faccia il piacere. La colpa, infatti, è anche del sindaco, che oggi, assai poco convenientemente, vuol far la faccia feroce, invocando rigore e disciplina.

Facciamo due conti: i 36 arrestati lavoravano in un ufficio distaccato, occupandosi di tributi, commercio ed anagrafe. In quel luogo gli impiegati sono in tutto 70. Vuol dire che mancava all’appello, normalmente, più della metà dei lavoratori ed il signor sindaco non lo sapeva. Questa si chiama: responsabilità politica. Non si sanziona con il diritto penale (se non vi sono altri motivi), ma comporta la trasparenza nei confronti dei cittadini. A Portici se la sognano. Ancora oltre: fra arresti ed avvisi di garanzia fanno 94 impiegati assenti dal posto di lavoro. Visto che in tutto sono 450, ne deriva che se ne andava a spasso il 21%. Delle due l’una: o il sindaco non lo sapeva, perché in comune non ci lavora e non fa lavorare, nel migliore dei casi si occupa della politica sua, oppure lo sapeva, ma lo considerava normale. Quindi: non è detto che la sinistra sia lassita, ma quel sindaco sì. Sarebbe una buona cosa se fosse il suo stesso schieramento politico a chiedergli di farsi da parte. Benché, avendo salvato Totonno Bassolino, sembra ingeneroso prendersela con Cuomo.

Non ha ragione neanche la procura. Ho sentito il procuratore capo dire: “è una lezione, l’assenteismo c’è in tutti gli uffici pubblici”. Anche il tribunale è un ufficio pubblico. Ed in uno Stato di diritto, la procura non da lezioni, non si erge a fustigatrice ed educatrice, ciò, semmai, spetta alle sentenze. Arrestati ed indagati sono tutti presunti innocenti, fino a quando qualcuno non li condannerà in via definitiva. Oramai il dipietrismo è divenuto la malattia senile del giustizialismo senza giustizia, ma se il Consiglio Superiore della Magistratura esistesse (non c’è pericolo), dovrebbe cogliere l’occasione per intervenire: le lezioni le prenda, signor procuratore, non le dia.

Il punto è: a parte gli scivoloni presi da chi crede che il diritto sia una direzione di marcia, questi impiegati saranno condannati per truffa aggravata e continuata? Non lo sa nessuno, oggi. Ne dubito. L’indagine, condotta mediante l’uso di telecamere collocate a ridosso della macchina timbra cartellini, è partita nell’ottobre del 2007. C’è voluto un anno e mezzo per chiuderla. Quei cartellini li truccavano o no? Lo facevano con frequenza od una volta ogni quattro mesi? Se fosse vera la prima cosa, che li hanno spiati a fare per tanto tempo?. E se fosse vera la seconda non solo non li condanneranno, ma il sindaco avrebbe diritto di dire che ha ragione lui (salvo il fatto che non lo sa, e tanto basta). E l’arresto, posto che non serve ad evitare la fuga dall’ufficio né per scongiurare la reiterazione di un reato che il procuratore considera costume diffuso, a che serve, ad evitare l’inquinamento dei video? Come raccontammo, nel libro sui “Fannulloni d’Italia”, non è univoca la giurisprudenza sul valore di atto pubblico del cartellino. E non dimentichiamo che sono stati riassunti i ferrovieri licenziati, con gran dispendio di pubblicità, per avere delegato ad altri il timbro. Staremo a vedere, chissà se in tempo per evitare che i nostri eroi del lavoro passino direttamente dalla nullafacenza alla pensione.

Ad innescare l’inchiesta sono stati dei cittadini, considerato che gli antistacanovisti lavoravano anche all’ufficio relazioni con il pubblico. Il sindacato latita, i colleghi tacciono. L’opposizione si opponeva ad altro. Significa che è inesistente il sistema disciplinare, manca la percezione del disvalore sociale, l’intero sistema della rappresentanza, sindacale e politica, si cinge, se va bene, d’inutilità. Gli impiegati di Portici cominciano adesso un cammino che riguarda solo ed esclusivamente le loro eventuali responsabilità personali. Il resto è un problema collettivo, decisamente più grave.

Pubblicato da Libero

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