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La cucina elettorale dei “centristi”

L’assemblaggio delle diversità

L’alternativa ai due partiti maggiori non può essere un prodotto artificiale fatto di progetti opposti

di Davide Giacalone - 21 febbraio 2008

Ragioniamo dei centristi, con rispetto per quel che stanno cercando di costruire. Casini e l’Udc sono stati, fino ad un paio di settimane fa, convintamente bipolaristi e soci fondatori della casa delle libertà. Mastella è sempre stato convintamente mastelliano, difendendo i suoi spazi prima a destra, poi a sinistra, ed ora si vedrà, ed è stato ministro di Prodi, in un governo che ribadiva e marmorizzava la logica bipolare. Pezzotta e Tabacci sono stati coerenti avversari del bipolarismo all’italiana, pur essendo, il secondo, eletto nelle liste del centro destra.

Quindi, a volere parlare di politica, i primi due condividevano l’articolazione della seconda Repubblica, collocandosi su fronti opposti, gli ultimi due la detestavano. Come fanno, allora, analisi e proposte politiche così diverse, a pensare di ritrovarsi assieme? Infatti questa non è politica, ma cucina elettorale. Pezzotta punta sull’identificazione cattolica della sua formazione politica. Non solo, però, neanche la Dc era il partito unico dei cattolici, ma l’odierna Rosa concorre per una minoranza di voti, senza per questo voler significare, immagino, che i cattolici siano divenuti una minoranza. Ci riflettano, perché le conseguenze possono essere gravi, e bisogna riconoscere a Ferrara che ce la sta mettendo tutta per spiegarlo loro. Mastella condivise, appena ieri, il programma prodiano, e dovendo scegliersi un antagonista interno alla sinistra non si scontrò con i comunisti superstiti, ma con Di Pietro (che è un estremista pericoloso, se ne accorgerà Veltroni). Difficile per lui, ammesso che ci tenga, ridescrivere oggi una nuova identità programmatica. Casini, del resto, condivise il programma del centro destra, di cui Berlusconi ribadisce oggi la validità, e quando Follini fece l’antiberluconiano gli aprì la finestra affinché volasse via.

Tutto questo per dire che i centristi sono, a dir poco, disomogenei e stanno rifacendo, in piccolo, l’assemblaggio elettoralistico delle diversità. Ciò non significa che la salvezza e la verità stanno nei due partiti maggiori, la cui vita è iniziata nella confusione e non è neanche detto prosegua. Ma l’alternativa non è un prodotto altrettanto artificiale, nel quale convivono progetti opposti e persone il cui programma s’identifica con il proprio cognome.

Pubblicato su Libero di giovedì 21 febbraio

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