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Urge una saggia riforma costituzionale

"L’assalto alla diligenza”

La “non funzionalità” di un sistema-paese costituito da un'infinita pletora di enti locali

di Gerardo Mazziotti - 07 luglio 2010

Cari Amici di “Società Aperta”

“L’attuale classe politica è pietrificata nella logica dell’economia di scambio di favori personali che esclude l’innovazione, mortifica il merito, perpetua uno status quo, manda in rovina le aziende, penalizza il Paese” ( Giorgio Bocca) .” I nostri politici sono maleducati, trasandati, sudati e smodata mente inutili, cialtroneschi, furbetti e prevaricatori, nonchè pieni di lussi che paghiamo noi” (Pietro Calabrese). “ Chi intraprende una carriera politica non lo fa per motivazioni ideali (servire la collettività) ma è mosso dal desiderio di “sistemarsi”, di trovare un posto o la “pagnotta”, sia pure per un solo quinquennio ( salvo poi a prorogarlo all’infinito); resta aperto il problema generale della selezione della classe politica perché non diventi sempre peggiore” ( Sabino Cassese ). “Diciamola tutta, non è più questione di politica nel suo significa di polis. Siamo nella cucina della bassa politica, fra tovaglie lorde di tutto, rimasuglio di cibo nei piatti, bottiglie di vino e bicchieri sporchi. E’ lo spettacolo di una classe politica fatta di mezza calzette che sono in Parlamento solo per la pensione, i viaggi gratuiti in treno e in aereo e al governo per le auto blu. Manca una classe politica appena appena decente” (Piero Ostellino). “ In Parlamento siede una moltitudine di stupidi e quei pochi intelligenti, quando ci sono, non contano nulla“ ( Antonio Martino). “ La mia Italia non è quella di oggi, imbelle e senz’anima, con una classe dirigente presuntuosa e inetta, capace solo di sapere incollare i loro grassi posteriori alla poltroncina di deputato o di senatore o di ministro o di sindaco o di presidente di regione o di provincia” (Oriana Fallaci ). “ Io non vedo alcuna classe dirigente, basta mettere piede in Parlamento o in un Consiglio regionale o comunale o provinciale per rendersi conto dello stato di degrado disastroso delle nostre istituzioni” ( Lucio Colletti). “ Ci sono in giro troppi Calogero Sedàra, il sindaco di Donnafugata “privo di titoli professionali ma ne ha di pratici, senza ideali ma capace di crearseli se occorre, privo di scrupoli, animato solo dalla sete di potere e di denaro” ( Gerardo Mazziotti ). E, infine “Per mandare avanti questo paese basterebbero solo 100 deputati, però intelligenti“ (Silvio Berlusconi).


Una parte di questi giudizi, mai contestati con querele, si ritrovano nel mio pamphlet “L’assalto alla diligenza”, pubblicato da DenaroLibri nel luglio 2005. Ho documentato che il problema del nostro paese non è tanto, o non solo, quello denunciato ne “La casta” di Rizzo e Stella. Anche io ho denunciato l’eccessivo numero dei parlamentari italiani (955 a fronte dei 445 deputati e 100 senatori (appena dieci in più dei consiglieri regionali della Sicilia) del Parlamento USA che hanno una popolazione di oltre 300 milioni di abitanti e a fronte dei 2.800 rappresentanti del popolo nell’ Assemblea Nazionale del continente Cina di 1,3 miliardi di individui).

E il loro eccessivo costo e i loro inverecondi privilegi.

Il problema vero di questo disgraziato paese sta nel numero eccessivo dei comuni e delle regioni. E sta nell’esistenza delle Province, queste inutili eredità del periodo napoleonico. E sta nell’esistenza di 356 comunità montane, e di centinaia di enti inutili come le municipalità dei grandi comuni, le ASL, gli IACP, i Consorzi, le Autorità di bacino, i Commissariati nazionali e regionali e come le diecine di migliaia di Società miste pubblico-privato che non hanno riscontro in nessun altro paese al mondo. Un “sistema di potere” gestito da un esercito di circa 800mila “clientes” di tutti i partiti.

Con un costo che, secondo calcoli del Sole24Ore, raggiunge cifre vicine ai 35 miliardi di euro l’ anno. Un dato certamente scandaloso, inammissibile, insostenibile. Specie in un paese con debito pubblico di oltre 1600miliardi di euro. Quel che mi preme evidenziare di più è la “ non funzionalità” di questo sistema-paese.

Alle 16 regioni ereditate dal fascismo ( e nei confini delle regioni romane…) la Costituzione del ‘48 ne ha aggiunte altre tre, per di più a Statuto Speciale ossia con privilegi fiscali e provvidenze che le altre regioni non hanno, per tacitare le “irrequietezze” delle minoranze francesi, austriache e slave ( la Val d’ Aosta di 120. 909 abitanti, meno della cittadina di Giugliano, il Trentino-Alto Adige di 950.495 abitanti, quanti ne ha Napoli,e il Friuli-Venezia Giulia di 1.191.588 abitanti, meno di quelli di Milano ). E ha separato l’Abruzzo dal Molise, che, quando io studiavo al ginnasio, erano una sola regione. Ho scritto che sarebbe conveniente, sotto vari punti di vista, non ultimo quello economico, istituire, al loro posto, 3 macroregioni, Nord, Centro e Sud, mediamente di 20 milioni di abitanti ognuna (1). A fronte dei 20 milioni di Mumbay, dei 15 milioni di Calcutta, di Tokyo, di Pechino, di San Paolo del Brasile… (1) Registro con legittima soddisfazione che la stessa proposta è contenuta nel libro “ Un paese troppo lungo” di Giorgio Ruffolo, in libreria dal marzo 2010. Riporto la parte riguardante la macroregione meridionale da me proposta in più di una occasione come soluzione del problema del Mezzogiorno “Bisogna trascendere il regionalismo, chè è una delle cause che hanno determinato la situazione attuale di disgregazione del Sud . Grazie a una politica meridionalista autentica ( e all’opera meritoria della Cassa per il Mezzogiorno) furono gettate le basi per una vera re-industrializzazione. Ma poi quel processo fu spezzato dall’avvento del regionalismo (…).

Il Sud ha due tradizioni unitarie: una depressa e negativa e una di grande rilievo, al di là degli ovvi limiti storici, che è quella del Regno delle Due Sicilie. La Lucania, la Calabria, il Molise (…) erano dipartimenti amministrativi, averle trasformate in unità politico-economiche ha prodotto il fallimento che è sotto gli occhi di tutti “ Quanto alle 102 province e agli 8.102 comuni del nostro squinternato paese ecco i dati sui quali riflettere. I 56.995.744 italiani (censimento Istat del 2001, esclusi gli immigrati ) vivono in 8.102 città grandi e piccole ( e piccolissime). In particolare : 17.192.393 vivono nelle 102 città capoluoghi di provincia. Di queste una sola supera i 2 milioni di abitanti ( Roma con 2.540.829 ), un sola supera il milione ( Milano con 1.247.521 abitanti) e una sola sfiora il milione ( Napoli con 998.785.120). Tre città superano i 500mila abitanti (Torino, Palermo e Genova), quattro superano i 300mila (Bologna, Firenze, Bari e Catania), sei superano i 200mila abitanti (Venezia, Verona, Padova, Trieste, Taranto e Messina), ventiquattro superano i 100mila abitanti ( Novara, Monza, Bergamo, Brescia, Trento, Ferrara, Modena, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Livorno, Prato, Terni, Perugia, Ancona, Latina, Pescara, salerno, Foggia, Reggio Calabria, Siracusa, Cagliari e Sassari ), appena tre superano i 30mila abitanti (Gorizia, Belluno e Vibo Valentia) e solo tre superano i 20mila ( Enna, Isernia e Sondrio ), quarantuno superano di poco i 50mila abitanti e ventidue sono sotto.( per brevità ometto di citarle).

Gli altri 33.803.351 italiani vivono nelle restanti 7.998 città non capoluoghi. In particolare: 4.898 comuni (più della metà) non raggiungono i 5000 abitanti, 2.910 hanno una popolazione compresa tra i mille e i duemila abitanti , 141 hanno una popolazione intorno ai 20mila abitanti, 47 sfiorano i 40 mila abitanti e 2 sole città superano i 100mila abitanti ( Giugliano e Torre del Greco).

E’ il caso di aggiungere che abbiamo circa 500 comuni con meno di 50 abitanti con le realtà inammissibili di Menarola, Cervatto, Moncenisio, Pedesina, Monterone…. con appena 48, 43, 38, 35 e 33 abitanti. I quali vengono chiamati ogni cinque anni a eleggere un sindaco e un consiglio comunale di 12 componenti…. A tale riguardo devo darvi conto di quel che è accaduto a Sambuco, un paesino in provincia di Cuneo, alle ultime elezioni comunali. Solo 5 elettori dei 126 aventi diritto sono andati a votare. Risultato: 4 preferenze per Massimo Calleri ( Lista civica “Alternativa dei cittadini”) con conseguente percentuale ”bulgara” dell’80%. Un solo voto per Sabrina Giovine (Partito dei Pensionati). Non credo che in altri paesi del mondo civile avvengono simili bizzarrìe… Inutili e costose.

Nel mio libro, che avrei dovuto intitolare più icasticamente “ Il saccheggio” ( non passa giorno senza venire a conoscenza di nuovi privilegi, di nuove ruberie, di nuovi sperperi ) ho proposto la riduzione del parlamento a 200 deputati, eleggibili al massimo due volte e remunerabili con gettoni di presenza e con un assegno di fine mandato (senza pensione, proponendo una “rilettura” di quelle già concesse) , la istituzione delle macroregioni, l’abolizione delle Province, delle comunità montane e di tutti gli altri enti inutili, la soppressione delle società partecipate e,infine, la trasformazione delle 102 province ( ma si potrebbe eliminarne qualcuna come, per esempio, Trani-Andria-Barletta e come Pesaro-Urbino…) in “città metropolitane”, rette da sindaci eletti dal popolo, col compito di accorpare i comuni laddove palesemente necessario e utile (come nel caso di Ischia, un’isola di 48.622 abitanti distribuiti in 6 comuni, e di Capri, un’isola di 12.399 abitanti divisi in 2 comuni ) e di designare i “city managers” per la loro amministrazione, prelevandoli dai 3,5 milioni di pubblici dipendenti. Preparati ad amministrare una città più dei “dilettanti” proposti dai partiti. E già pagati.

In Olanda i sindaci li nomina la Regina. Non avendo regine facciamoli nominare dai “sindaci metropolitani”. Pensate ai mille vantaggi di avere un presidente del Consiglio che sia anche Capo dello Stato (come negli USDA) a un governo con 15 ministri e altrettanti sottosegretari, a un Parlamento con 200 deputati, a 3 governatori di regione e a 100 sindaci. E al vantaggio di non sprecare più nemmeno un euro per le province, le comunità montane e per tutti gli altri enti inutili. Non ci sarebbe più bisogno di Finanziarie…

Mi viene da pensare al fatto che la popolazione italiana corrisponde a due città come Mexico City o a tre città come Mumbay o a quattro città come Shanghay…o a cinque città come…o a sei città come… Sic stantibus rebus ( e penso che le cose italiane stiano molto male) sono dell’avviso che questa riforma costituzionale vada affidata a una Convenzione di 100 saggi, espressi dalle università, dalle professioni, dagli istituti di cultura, dalle accademie e dal mondo produttivo e dell’informazione. Prima che la faccia un nuovo Masaniello. E in modo violento.

g_mazziotti@yahoo.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario