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La forza bruta del diritto, non la giustizia

L’antipolitica ha perso la guerra

Magistrati che indagano politici e mirano a ottenere il consenso dell’opinione pubblica

di Antonio Gesualdi - 30 ottobre 2007

L"antipolitica ha perso la guerra. Una sempre forte proposizione dice più o meno così: l"uomo detta le leggi, Dio detta la giustizia. E, finalmente, anche noi italiani siamo arrivati al dunque di quell"equivoco creato con Tangentopoli dove i magistrati hanno cominciato a dettare i termini della giustizia dimenticando che, invece, quel primato spetta alla politica. A livelli alti si sta chiacchierando sulla tesi del professor Zagrebelsky, già presidente della Corte Costituzionale, che commenta il costituzionalista Ernst Bockenforde e, in fondo, si dibatte sulla necessità o meno del diritto naturale in relazione allo stato liberale. E" una vecchia storia che San Tommaso D"Aquino aveva già risolto secoli fa e che il professor Guido Fassò ne "la legge della ragione" spiega in modo semplice e lineare. La ragione è il frutto delle fede, anzi il cristianesimo è la condensazione del giusnaturalismo greco-romano e, dunque, ogni diritto può esistere solo in funzione di una Giustizia - diciamo così - naturale che, per logica, deve venire da Dio. Non si spiegherebbe, altrimenti, come sia stato possibile, ad esempio, il processo di Norimberga contro imputati che dicevano di eseguire ordini e di rispettare la legge (scritta da uomini).

A livello più basso siamo impelagati tra magistrati che indagano i politici e che concorrono ad ottenere - su questo operato - non solo la corrispondenza alla legge, ma addirittura il consenso dell"opinione pubblica. Fortunatamente la storia qualcosa insegna e, fortunatamente, questa volta il politico indagato, Clemente Mastella, che - guarda caso - è anche ministro della Giustizia, non si è dimesso al solo annuncio pubblico che vi è un"inchiesta sul suo conto. E" il segno che l"antipolitica è al capolinea e che la vicenda nazionale sta per tornare nel giusto alveo dello "scontro" politico puro. Che spetti proprio a Mastella un ruolo simile è segno che l"antipolitica si è indebolita e attacca politici deboli. Avversario debole, forza debole. La stessa procura meridionale, infatti, ha indagato anche il Presidente del Consiglio, ma su questo non c"è il clamore come su Mastella. Altro segno che si tratta di uno scontro perduto in partenza. Presentando il mio libro "un"altra Italia" Enrico Cisnetto ha scritto: "Secondo la lettura di Gesualdi, gli italiani hanno finalmente capito che il vento dell"antipolitica, che soffia da lungo tempo, non porta nulla di buono". Ecco: niente di buono viene dall"antipolitica (del resto cosa ce ne possiamo fare di quei discorsi assurdi sulle caste, dei beppi grilli o dei tribuni televisivi?).

Altro segno di anti-antipolitica è l"intervento del vice presidente del Csm, Nicola Mancino, che è un politico e ricorda ai magistrati l"articolo 6 del codice deontologico: "Nei contatti con la stampa e con gli altri mezzi di comunicazione il magistrato non sollecita la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio". Un politico che conosce bene le viuzze della nostra magistratura che dice, in sostanza, che questi magistrati non agiscono neppure in ordine al loro codice di buona condotta professionale.

Segno ancora più importante è che la procura coinvolta nell"indagine nei riguardi di Mastella non è nel Nord Italia, ma in pieno Sud. Chi indaga Mastella lavora in una Procura dove Mastella è uno dei leader locali. Dunque anche in questo caso - come è stato con Tangentopoli (Milano-Craxi) - vi è un movimento complessivo della mentalità di quelle regioni, con la differenza fondamentale, però, che Mastella ha imparato la lezione di Craxi. Non si arrende. Dunque l"antipolitica è allo sbando. Non è più per via di procure che gli italiani permetteranno di cambiare il destino del Paese. Tangentopoli qualcosa l"ha insegnato non solo a Mastella, ma a tutti. Ora il futuro spetta alla politica. E la politica è di tutti i cittadini, magistrati compresi, ma non solo.

Quanto al dibattito alto resta da dire che il liberalismo si fonda sul convincimento della necessità della supremazia del diritto in quanto necessità della supremazia della ragione. Ma sopra il diritto c"è la Giustizia. L"antipolitica, invece, è solo il risultato della forza bruta... del diritto che non è Giustizia.

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