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Integralismo incuneato nel vuoto di potere

Italia molle di fronte ai terroristi?

Vertici istituzionali vacanti. Primo impegno formare un governo e vedere che farà

di Davide Giacalone - 08 maggio 2006

I due attentati ed i militari morti, da Nassiryia a Kabul, non sono una luttuosa coincidenza, ma un’operazione politica. I terroristi fondamentalisti islamici non hanno da schierarsi con gli uni o con gli altri, in casa nostra, ma si mostrano bene informati e sanno che questo è il momento di massima debolezza, per l’Italia. Colpiscono, quindi, per mirare al loro obiettivo: cacciarci via o, in via subordinata, indurci a riconoscerli come interlocutori politici. Diciamola ancora più piatta: il risultato elettorale influisce sulle bombe, e le fa scoppiare.
Con la maggioranza di centro destra e con il governo Berlusoni i nemici dell’Italia e dell’occidente potevano pur far saltare quello che gli pareva, ma l’ipotesi di un nostro ritiro con le braghe in mano era pari a zero. Questa politica si poteva condividerla o meno (io la condividevo), ma agli altri era chiara. Adesso, come dimostrano anche i primi commenti dopo i due attentati, come dimostra la mollezza verso piazzate ripugnanti, si constata che la sinistra è divisa, alimentando la sensazione che colpire l’Italia può portare ad un risultato. Ed i colpi arrivano. Il che significa che si deve avere il senso di responsabilità di chiudere in fretta le partite istituzionali, dal Quirinale a palazzo Chigi.
Francesco Rutelli ha detto che non ci ritireremo, che non saranno le bombe a curvare la nostra posizione. Bene, giusto. Nella sinistra c’è chi già dice che dobbiamo ritirarci subito ed ovunque. Male. Dato che la maggioranza (si fa per dire) di governo si regge grazie a voti che si contano sulle dita di mezza mano, ne deriva che non c’è maggioranza in materia di politica estera. Ugualmente, sarebbe opportuno far nascere al più presto il governo, anche per vedere di che stoffa sarà fatto. Se si troverà sulla linea riassunta, da ultimo, da Rutelli, allora non avrà la maggioranza ma potrà contare sul sostegno delle persone responsabili, così come il governo D’Alema, senza maggioranza, poté contare sul centro destra per la missione di guerra (di guerra) nei Balcani. Se, invece, Prodi sceglierà una via mediana, un brodino insipido a base di pace ed Onu (noi siano in Afghanistan ed in Iraq su mandato Onu, se lo ricordino), un’ambiguità che induca i terroristi a credere che con ancora un pugno di morti ci avranno in ginocchio, allora sarà opposizione durissima e, conseguentemente, la maggioranza si dimostrerà minoranza politica.
Non ci possiamo permettere il vuoto, perché ce lo fanno scontare in funerali. Non possiamo permetterci di perdere tempo per non prendere atto del risultato elettorale, per continuare a menarla sul governo forte e sul programma da rispettare. Ci sono interessi indisponibili dell’Italia, che hanno la precedenza sulle trame che si ritengono fini ed astute, mentre sono grossolane ed ottuse.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero dell’8 maggio 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario