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Sulla spazzatura di Napoli brucia la politica

Istituzioni e politica nella spazzatura

Il tanfo di decomposizione è quello della classe dirigente del Paese

di Davide Giacalone - 07 gennaio 2008

Insisto: sulla spazzatura di Napoli brucia la democrazia, la credibilità delle istituzioni, la dignitàdella politica. Istituzioni abitate da mezze seghe ed irresponsabili, fanno crescere la richiesta di un uomo forte. Che non c’è e non è una soluzione. La spazzatura è perfetta per far sentire il tanfo di decomposizione cui questa classe politica ha condotto il Paese. Si lamenta, il sindaco Iervolino, dice che sono stati buttati via dei soldi. E’ vero, li ha buttati il suopadrino politico, Bassolino, talora in mano alla camorra. Dice di soffrire, il presidente Napolitano,ma era lui il ministro degli interni che confermò l’efficacia del commissario governativo, istituitoquando al Viminale sedeva Mancino, anche lui eletto in quei collegi ed ora garante della giustizia.Roba da matti! C’è un’intera classe dirigente di sinistra che dovrebbe stare sul banco degliimputati, per ascoltare la sicura condanna politica e l’assai verosimile replica penale. Ci sidomanda: che fa la magistratura? Gentili signori, ad amministrare le loro carriere ci sonoNapolitano e Mancino, ve ne rendete conto? Non meglio è combinata la destra: dov’è? I presidisotto la villa presidenziale vanno anche bene, per la propaganda, ma la latitanza politica è lunga,ed ancora oggi mancano proposte serie, manca la capacità di cogliere il nesso fra la tragediapartenopea e quella nazionale. Il sistema di potere bassoliniano ha contaminato non solo ilterreno, ma l’intero mondo politico. Una politica seria dovrebbe indicare dove costruire, subito, gli impianti di smaltimento ericiclaggio. La popolazione protesterà, ma una politica dignitosa sa spiegare che la puzza el’inquinamento dei cumuli è maggiore, che lo scandalo delle discariche che si aprono e chiudonocon la cerniera è da reato penale, che, semmai, si deve ragionare sulle compensazioni. Dovrebberoessere ambiti, quegli impianti, per la ricchezza che portano con sé. E se la politica esistesseBassolino non vedrebbe crescere i propri voti, come i peggiori clientelari di un tempo, ma sivedrebbe cacciato dall’indignazione di quelli che ha condannato a vivere fra i rifiuti, mentre i soldidefluivano altrove. Non serve a nulla alimentare le proteste, occorre dimostrare che esistonoalternative. Pulite, civili, forti e democratiche.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di lunedì 7 gennaio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario