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Il lungo cammino delle riforme (im)possibili

Irridenti ed eccentriche proposte

I ricatti della Lega e l'istinto di conservazione dell'establishment. Ma l’elettorato?

di Elio Di Caprio - 20 giugno 2006

Succedeva all"inizio del secolo scorso. Nel Manifesto del Partito Politico Futurista di Tommaso Marinetti (siamo nel 1918) le ansie rivoluzionarie dell"epoca si esprimevano in irridenti ed eccentriche proposte che andavano dal libero amore in libero Stato a programmi di svecchiamento globale della classe dirigente di allora ritenuta non all"altezza e superata dai tempi. Nel Manifesto si proponeva, tra l"altro, di “trasformare il Parlamento mediante un"equa partecipazione di industriali, agricoltori, ingegneri, commercianti al governo del Paese” Si diceva: “ aboliremo il Senato, lo rimpiazzeremo con un"Assemblea di controllo composta di 20 giovani non ancora trentenni eletti con suffragio universale... avremo un Governo di 20 tecnici eccitato da un"assemblea di giovani non ancora trentenni”.
Ma poi il risultato pratico di tali conati estremisti fu la normalizzazione autoritaria del fascismo, che pure lasciò formalmente inalterato lo Statuto Albertino, sostituito poi dalla Costituzione del "48 che non ebbe il coraggio di andare oltre la riproposizione del vecchio sistema parlamentare prefascista. Di qui l"inutile doppione delle Assemblee di Camera e Senato, che ancora dura, ambedue però elette con suffragio universale.
Nessuno poteva immaginare che la spinta al cambiamento sarebbe sorta, dopo più di mezzo secolo, non dalla presa d"atto di evidenti disfunzioni di sistema, bensì dall"irrompere delle istanze federaliste di un movimento localista come la Lega, fatte proprie in maniera distorta e confusa dall"ex maggioranza di centrosinistra, e poi rimaneggiate dal centrodestra e dalla Lega stessa nella scorsa legislatura.
Siamo forse di fronte ad un conflitto tra una Lega irrequieta e “marinettiana”, in grado di anticipare i tempi e di svecchiare il nostro sistema politico e le solite resistenze conservatrici che si oppongono a qualunque cambiamento?
Niente di tutto questo, anzi le ultime uscite di Umberto Bossi sull"ipotesi sempre latente di un secessionismo delle regioni più ricche d"Italia in grado di far valere le loro istanze indipendentiste addirittura in sede Onu, dimostrano quanto sia stata vana la rincorsa alla Lega, prima del centrosinistra e ora del centrodestra, con il rischio ormai evidente di bloccare ogni possibile cambiamento costituzionale.
Le utopie giovaniliste del primo novecento non hanno più senso se pensiamo al quadro globale completamente cambiato e al fatto che dopo due guerre intraeuropee è ancora all"ordine del giorno una Costituzione Europea comune che, se approvata, dovrebbe prima o poi ridurre l"importanza delle singole Costituzioni degli Stati membri, compresa la nostra ( con senza modifiche).
Ma senza dubbio si avverte nell"opinione pubblica una fondata insofferenza verso un sistema di rappresentanza che nessuno ha avuto mai il coraggio di riformare in profondità, da Craxi alle innumerevoli commissioni bicamerali, ben oltre l"esperienza bipolare che, come si è visto, è servita solo a produrre conseguenze più distorsive di prima. Con il risultato non solo che l"azione di governo può venir bloccata da un momento all"altro – ora basta un voto in più o in meno al Senato per rimettere tutto in discussione - ma l"intero sistema si inceppa periodicamente, prima con una campagna elettorale lunghissima giocata sul personalismo più esasperato, ora con un referendum surreale tra presunti conservatori e presunti modernizzatori.
Come uscirne? Con la scossa di un Senato dei trentenni, come auspicavano i futuristi, in grado di meglio rapportarsi ad una realtà in continuo cambiamento?
Sarebbe bello, ma non è più tempo di rivoluzioni, nemmeno immaginarie. Nessuna “scapigliatura” o vera innovazione può partire da una classe politica diventata sempre più gerontocratica. Sembra che non ci rimane altro che affidarci ai soliti “vecchi saggi”.
Ma se i nostri “saggi” fossero stati veramente tali non avrebbero prodotto due riforme costituzionali altrettanto parziali, entrambe sottoposte a suffragio elettorale, destinate ad essere strumentalizzate per calcoli di bassa bottega politica e comunque ad essere rivedute e corrette per le loro patenti contraddizioni.
In questa tornata referendaria, nonostante le “informazioni” dell"ultima ora, ancora non sappiamo se andremo a votare sul numero di deputati e senatori, sul senato federale, sui poteri del presidente del Consiglio, o sul federalismo più o meno fiscale.
Forse un referendum bisognava sì farlo, ma su un altro tema. Quello sul tasso di fiducia che ancora riscuote la classe politica presso l"opinione pubblica. Sarebbe stato un quesito chiaro con una risposta chiara per tutti...

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario