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Matteo e Silvio come Skywalker e Dart Fener

Io sono tuo padre

L'incontro fra Renzi e Berlusconi evoca il duello di Guerre Stellari. Stavolta però, c'è di mezzo il Governo, ed il Paese

di Davide Giacalone - 20 gennaio 2014

Immagino la scena: il giovane combattente e il più collaudato guerriero finalmente s’incontrano, ciascuno dei due ha sempre pensato a quel momento; per la prima volta le loro spade s’incrociano, in un duello che certifica quanto il futuro dell’uno dipenda dall’altro; il vigore e l’esperienza si confrontano; poi, quando la cosa può diventare pericolosa, arriva il colpo di scena e mentre il passeggiatore del cielo (Skywalker, che a lui l’inglese piace tanto) ansima, l’altro, Sir Dart Fener, assesta il suo colpo: Luke, io sono tuo padre. Più ci penso, più così la immagino. Il resto è scontato.

Il governo Letta era a terra già prima che Matteo Renzi cominciasse platealmente il conteggio. Non si può dire che in queste pagine non lo abbiate letto. Eppure colpisce la veloce spietatezza con cui il nuovo segretario del Partito democratico ha deciso di chiudere la partita. La sua tattica J&J (Job&Jus) era chiara: tenere unita la sinistra, nel mentre si matava il governo di cui credeva d’essere padrona, e spappolare l’alleanza con gli scissionisti della destra. Nel frattempo si mandavano i giovani rampanti a sostenere, nei salotti televisivi, che Matteo non vuole la crisi, Matteo dice quel che pensa, Matteo vuole fare le riforme, Matteo è Matteo. Certo, ci facevano la figura dei primi dichiaranti di fede berlusconiana: come il presidente ha giustamente detto … Ma la zuppa era chiara: il governo aveva perso un genitore, ora ne perdeva un altro, e al collegio degli orfanelli, sul Colle più alto, non sono del tutto sicuri di volerselo tenere.

Eppure la partita non è finita. Perché le elezioni non possono farsi nella seconda metà dell’anno, a causa del semestre di presidenza Ue, e non ha senso immaginarle nel 2015, l’anno del fiscal compact, quando chiunque abbia governato nei mesi precedenti, con la disoccupazione ancora in crescita e gli ammortizzatori sempre più scarichi, va incontro alla musata, quindi si deve votare subito. C’è chi dice: così si fa un regalo a Grillo. Il regalo glielo si fa se si vota l’anno prossimo. Senza contare che votare si vota per forza, in primavera, per le europee, con almeno un risultato sicuro: la maggioranza di governo non sarà maggioranza.

Il punto è: con che sistema si va a votare, se si vota subito? L’ipotesi di un accorso fra Berlusconi e Renzi è intrigante, ma non facile. Per due ragioni: a. il Quirinale ha fatto sapere e risapere che si può votare anche con il sistema che c’è, così come ristrutturato dalla Corte costituzionale; b. con questo sistema il Pd può anche vincere, nel senso di prendere un voto più degli altri, ma lascia sul terreno un paio di centinaia di parlamentari, sicché gli altri, da Berlusconi a Grillo, perché mai dovrebbero affannarsi a cambiarlo? Diciamo che se un accordo simile si facesse sarebbe il segno che a capo della destra s’è preso a pensare davvero in grande, ben al di là dei propri interessi immediati. A questo si aggiunga un dettaglio: se si vota con il sistema cortizzato c’è da mettere nel conto anche una preferenza, il che non dispiace affatto all’apparato del Pd, alle vecchie correnti e ai vecchi ras, che avrebbero modo di dare una lezione al giovane segretario, il quale condurrebbe a una vittoria (ipotetica) a esito della quale diminuirebbe drasticamente il gruppo parlamentare e continuerebbe a non averne il controllo.

Posto ciò, ho una sola cosa da aggiungere: vediamo questo scenario da mesi, ora basta, la facciano finita. E’ ovvio che il governo non riuscirà a governare, ammesso lo abbia mai fatto. E’ ovvio che le elezioni servono solo a ridisignare i negoziatori, ridefinendone le forze relative. Se così ha da essere, che si faccia subito. E, negli scampoli di legislatura, si evitino tragedie poi non rimediabili, quindi sia soppresso il decreto con il quale si distrugge la Banca d’Italia e se ne derubano gli italiani.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario