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"Io Firmo. Riprendiamoci il voto"

Abrogare l’attuale legge elettorale non è un ritorno al passato, ma un passo necessario a garantire l’equilibrio tra poteri

di Redazione - 16 giugno 2011

Ci preme segnalare una nuova iniziativa che è stata presentata oggi, tra i cui firmatari c’è anche il nostro direttore Enrico Cisnetto: si tratta di “Io firmo”, idea volta a promuovere un referendum che cambi definitivamente la legge elettorale attualmente in vigore. La conferenza stampa, avvenuta oggi alle ore 12, ha visto tra i relatori Stefano Passigli, Giovanni Sartori, Enzo Cheli, Tullio De Mauro, Andrea Carandini, Gustavo Visentini ed Enrico Cisnetto.

È necessario modificare al più presto l’attuale legge elettorale per portare rimedio ai gravi danni che essa provoca al nostro sistema politico. I suoi principali difetti: 1) liste bloccate; 2) premio di maggioranza; 3) deroghe alla soglia di sbarramento; 4) obbligo di indicazione del candidato premier.

1) Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio.

2) Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti anche a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerca di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.

3) Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori.

4) Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali.

Un positivo risultato dei referendum che proponiamo vedrebbe la Camera eletta con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza e con una soglia di sbarramento al 4%. Gli eletti non sarebbero più nominati dai segretari di partito ma scelti tra i candidati attraverso la preferenza unica. Il Senato sarebbe eletto su base regionale, con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza in collegi uninominali, con una soglia di sbarramento determinata dall’ampiezza delle Circoscrizioni.

Il referendum abrogativo è per sua natura uno strumento imperfetto, ma spesso è necessario per superare la paralisi dei partiti ed aprire la via a decisioni del Parlamento, che resta ovviamente libero di integrare o modificare l’assetto risultante dal referendum (sui collegi uninominali, sul voto di preferenza, etc.). L’attuale legge elettorale rappresenta la peggiore di tutte le possibili soluzioni: ha aumentato la frammentazione; ha reintrodotto il trasformismo parlamentare; ha massimizzato il potere negoziale di piccole formazioni e notabili locali; grazie ad un abnorme premio di maggioranza mette a rischio tutte le istituzioni di garanzia che possono essere elette e controllate da maggioranze del 35-40%. La via parlamentare resta la via maestra. Ma, poiché il parlamento non ha saputo riformare la legge elettorale, né è presumibile possa farlo nell’attuale situazione politica, il Comitato promotore ha deciso di depositare i quesiti in Cassazione dando concreto inizio all’iter referendario.

Abrogare l’attuale legge è dunque non un ritorno al passato, ma un passo necessario a garantire l’equilibrio tra poteri e a preparare un più corretto funzionamento del nostro sistema politico-istituzionale.

Di seguito trovate anche il dettaglio dei quesiti.

Scarica il pdf

Consulta elenco dei sostenitori:

Claudio Abbado
Salvatore Accardo
Umberto Ambrosoli
Rosellina Archinto
Alberto Asor Rosa
Corrado Augias
Gae Aulenti
Luigi Brioschi
Andrea Carandini
Enrico Cisnetto
Tullio De Mauro
Umberto Eco
Carlo Feltrinelli
Inge Feltrinelli
Ernesto Ferrero
Vittorio Gregotti
Carlo Federico Grosso
Rosetta Loy
Dacia Maraini
Renzo Piano
Mario Pirani
Maurizio Pollini
Giovanni Sartori
Corrado Stajano
Massimo Teodori
Giovanni Valentini
Gustavo Visentini
Federico Enriques
Innocenzo Cipolletta
Domenico Fisichella
Stefano Mauri
Benedetta Tobagi
Gian Carlo Caselli
Pasquale Pistorio
Margherita Hack
Franco Cardini
Maurizio Viroli
Luciano Canfora
Irene Bignardi
Giovanni Verusio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario