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Giustizia, quanti errori dai Governi

Intervista a Piero Alberto Capotosti

L’Assemblea Costituente può essere una soluzione, a patto che si rispetti lo spirito del ‘48

di Marco Scotti - 12 ottobre 2009

All’indomani della bocciatura da parte della Consulta del Lodo Alfano, pubblichiamo un’intervista esclusiva al Presidente emerito della Corte Costituzionale Piero Alberto Capotosti. Tra i temi analizzati anche la mancata riforma, strutturale, della giustizia da parte dell’attuale esecutivo e di quelli precedenti e la possibilità di convocare un’Assemblea Costituente, a patto che si faccia promotrice di una Costituzione solida, destinata a durare per lunghissimo tempo come, ad esempio, quella americana.

Professor Capotosti, come commenta gli effetti politici che derivano dalla sentenza della Corte Costituzionale relativa al Lodo Alfano?
Gli effetti che derivano da questa sentenza vanno rimessi esclusivamente al mondo politico. Questa sentenza ha un valore politico, ma tutte le sentenze della Corte hanno rilievi di questo tipo, poiché riguardano leggi, che sono atti politici per eccellenza, perché dirimono questioni attraverso una valutazione espressa dal Parlamento. Nel momento in cui le sentenze della Corte incidono su leggi, incidono su atti parlamentari, generando di conseguenza effetti relativi alla sfera politica. La sentenza sul Lodo Alfano, di per sé, anche se riguarda le quattro più alte cariche dello Stato, non concerne l’intera collettività. L’impatto politico deriva solo dal fatto che riguarda i vertici dello Stato. Noi cittadini non siamo toccati da questa sentenza. Se essa avesse avuto implicazioni in materia, ad esempio, di pensioni, di bilancio, che coinvolgono l’intera collettività, allora sì che avrebbe avuto un grande rilievo per la collettività intera. Ma il Lodo Alfano riguardava unicamente quattro persone, seppur le più alte cariche dello Stato.

Va comunque sottolineato che in questi 18 mesi il Governo non ha mai affrontato una riforma radicale della giustizia, preferendo interventi puntuali e circostanziati.
Questo è un punto veramente importante. In realtà questo Governo, ma anche i precedenti, hanno lasciato lentamente erodere, giorno per giorno, la credibilità del sistema giudiziario da parte dei cittadini. Questa è una colpa grave della politica, che si è impegnata molto in profili particolari, come il Lodo Alfano, o le leggi ad personam, trascurando invece problemi di grande importanza che riguardano l’intera collettività. È vero che i processi penali fortunatamente non coinvolgono tutti i cittadini, ma i processi civili e del lavoro riguardano un numero molto elevato di cittadini. Ci sono una serie di rallentamenti procedurali tali da far durare anni i processi: i procedimenti per il risarcimento dei danni sono un esempio di queste lungaggini. In realtà il danno subito non viene risarcito se non dopo un lasso di tempo molto ampio. Un rilievo giustamente da cogliere è che c’è stata una colpevole inerzia non solo di questo Governo nell’affrontare un tema che è indubbiamente molto complesso, che implica una grande lealtà tra tutti i soggetti protagonisti del sistema giudiziario. Occorre che questo sforzo sia posto effettivamente in essere non con intenti punitivi o rivendicativi di precedenti posizioni, ma con grande spirito di collaborazione, al servizio del cittadino.

Come Lei sa, Terza Repubblica è espressione di un movimento politico che si chiama “Società Aperta” che da anni ha lanciato la proposta di convocare un’Assemblea Costituente. Al momento appare impraticabile, in quanto sarebbe necessario avere una Maggioranza Qualificata che, allo stato attuale, sembra pressoché impossibile ottenere. Se però si riuscisse, pensa sarebbe la strada giusta? Quali sarebbero i presupposti per arrivarci?
Prescindendo dalle condizioni attuali che rendono molto difficile la formazione di una maggioranza parlamentare tale da dar vita a un’Assemblea Costituente, sono da sempre contrario alla Costituente. Essa nasce in particolari situazioni storiche, in particolari momenti (che ci auguriamo non debbano mai avvenire in Italia) come le guerre, i colpi di stato e via dicendo. Alla base c’è un momento di grande crisi che induce il Paese a rivedere la propria costituzione. Nell’ultimo periodo ho però iniziato a rivedere le mie posizioni, valutando come le riforme di tipo costituzionale che si sono fatte o progettate in questi tempi purtroppo non hanno ampiezze di respiro, ma sono risposte contingenti a problemi che si presentano in un momento. In questo modo, però, rischiano di usurarsi in breve tempo. L’Assemblea Costituente potrebbe servire per creare un disegno organico per delineare degli equilibri che c’erano nella Costituzione del 1948 e che in qualche modo bisogna recuperare. Una condizione essenziale è che i nuovi Costituenti, che devono essere pochi, devono essere irrinunciabilmente eletti con sistema proporzionale. Questo è un punto imprescindibile; senza premi, senza sbarramenti, proprio per far sì che l’Assemblea Costituente rispecchi qual è la volontà del Paese: i nuovi Costituenti, che saranno in carica per un periodo di tempo ben definito, siano espressione della visione politica del Paese, in modo che tutti siano rappresentati. È sempre difficile, in un momento in cui la battaglia politica è molto aspra, in cui si deve superare il giorno per giorno, che i Costituenti futuri riescano a liberarsi dalla pressione del contingente. Non ci dimentichiamo che le Costituzioni devono durare nei secoli. La prima Costituzione, quella degli Stati Uniti, ha, infatti, oltre 200 anni. Si può aggiornare qualche parte, ma l’impianto deve avere una lunga durata. Se si pensa che sia opportuno, quindi, è necessario cercare di modificare in modo più sostanziale la Costituzione, anziché ricorrere a piccole riforme, come qualche norma introdotta a partire dagli anni ‘80 ha cercato di fare e che non è stata metabolizzata dal sistema. La revisione del Titolo Quinto della Costituzione, ad esempio, è una riforma che sarebbe necessario affinare e rivedere, perché la disciplina che ne è derivata ha dato esito ad una serie di problemi applicativi di difficile soluzione.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario