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L’(in)giustizia a Cortina “InContra”

Intervista a Clemente Mastella

Il bipolarismo inficia le regole della democrazia. Occorrono nuove formule di governo

di Enrico Cisnetto - 24 luglio 2007

“Domani scrivo a Prodi. Non è possibile che ogni volta che c’è un atto di governo che mi riguarda debba intervenire Di Pietro. Per me, francamente, è diventato insopportabile”. Clemente Mastella sbotta dal palco di “Cortina InConTra”, la grande manifestazione culturale estiva ampezzana, alla fine del dibattito sulla giustizia al quale è intervenuto. E subito dopo rincara la dose: “Non è più accettabile che io continui a subire le ingerenze di Di Pietro nella mia attività di ministro della Giustizia, mica io vado a sindacare ciò che lui fa o non fa come ministro delle Infrastrutture. E se ha qualche dubbio sulla moralità di chi è al governo con lui, allora si dimetta”.

Il riferimento è alle polemiche scatenate dall’ordinanza del giudice Forleo, sulla quale il Guardasigilli è chiarissimo: “Ribadisco: il Gip di Milano ha violato le regole, e io sono obbligato ad intervenire. Non perché nella vicenda siano implicati dei parlamentari, ma perché stiamo parlando di cittadini, con dei diritti che non si possono violare. E i presidenti di Camera e Senato e anche il capo dello Stato sono d’accordo con me”.

Chiedo a Mastella, che divide il palco di Cortina con il sottoscritto e con Davide Giacalone, un editorialista esperto in materia, se questo prelude ad una crisi di governo... Non sarò io a far cadere il governo. Ma a Prodi pongo un problema politico: andando avanti così il rapporto con gli elettori non lo recupereremo più. E se accadesse come nel 1992-94? Oggi i rapporti tra magistratura e politica ritornano ad essere pessimi… “Veniamo da una legislatura nella quale la precedente maggioranza ha continuato a demonizzare i giudici. Oggi c’è un ritorno progressivo alla normalità, ma bisogna combattere tutte le spinte corporative. E soprattutto, ora che la mia riforma ha passato il duro vaglio del Senato, nella prossima Finanziaria bisogna stanziare i fondi per attuarla. In un anno il mio ministero ha perso il 51% delle risorse. Così come combatterò per ottenere una giustizia più giusta. E più giusta significa in primo luogo più rapida: anche nel civile bisogna centrare l’obiettivo dei 5 anni per la conclusione del processo.

Un programma ambizioso. Ma di fronte alle grandi questioni come questa o le pensioni, nessuna delle due coalizioni riesce a decidere, finendo puntualmente bloccata dal meccanismo dei veti incrociati. Non sarebbe meglio unire in una Grande Coalizione le forze riformiste dei due poli, invece di perpetrare l’immobilismo? Io non farò nessun atto di tradimento, anche se le difficoltà della maggioranza sono sotto gli occhi di tutti. Ma nel caso, non c’è altra soluzione che andare a nuove elezioni. Nelle quali non è detto che ci debbano per forza essere solo le due attuali coalizioni. I nostri sono poli elettorali, e non politici, che vivono difficoltà insormontabili. Un governo “ottobrino” potrebbe servire per cambiare la meccanica elettorale, per realizzare questa forza politica nuova con cui presentarsi alle nuove elezioni. Una rappresentanza dei ceti medi, che oggi manca, che si rifaccia al centro-sinistra degli anni Sessanta, la fase politica migliore della storia repubblicana. Se cade un Governo è sempre un problema per il Paese.

Ma nella nostra maggioranza non c’è coesione, come non c’era in quella precedente. La verità è che questo bipolarismo va superato, perché ammazza le regole della civile convivenza democratica. E’ necessario trovare nuove formule per governare questo Paese. Spero che il messaggio che ho voluto lanciare oggi da Cortina sia chiaro”.

Pubblicato su il Messaggero di martedì 24 luglio

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