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L’ultima puntata del viaggio pre-elettorale

Intervista a Carlo Fratta Pasini

Presidente del Consiglio di sorveglianza del Banco Popolare

di Enrico Cisnetto - 14 marzo 2008

L’ultima puntata del mio viaggio pre-elettorale tra i protagonisti dell’economia italiana si conclude – in bellezza – con Carlo Fratta Pasini, presidente del Consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, quarta realtà della nostra industria finanziaria, oltre che numero uno dell’associazione nazionale di categoria.

Lo incontro nella lussuosa sede romana dell’associazione, a Piazza Venezia, proprio mentre una delegazione delle Popolari è appena stata ricevuta dal Presidente della Repubblica. A turbare l’atmosfera celebrativa arrivano una serie di docce fredde sul fronte dei dati macroeconomici: stime sulla crescita dimezzate, petrolio a prezzi mai visti, oro a mille dollari, cambio euro-dollaro fuori controllo.

Guardiamo insieme le agenzie, e mentre discutiamo di quello che sta succedendo sui mercati, il “teatrino” della politica passa decisamente in secondo piano. Le domande che mi ero preparato le getto nel cestino, e decido di lasciar perdere elezioni e programmi, bipartitismo e sistemi elettorali: per l’ultima tappa di questo breve ma interessante itinerario che ho compiuto per Liberal si parlerà solo di economia.

Graziando forse anche il lettore, che a questo punto della campagna elettorale ne avrà fin sopra le orecchie. Mentre parlo con Fratta Pasini arriva la Trimestrale di Cassa del Ministero dell’Economia, o meglio, com’è stata rinominata, la “Relazione Unificata sull"Economia e la Finanza Pubblica”. Una vera doccia scozzese, con Padoa-Schioppa che ha dimezzato le previsioni sulla crescita, rivedendo in negativo anche quelle sull’inflazione e sul rapporto deficit-pil. Pochi minuti dopo Confindustria rincara la dose parlando di “crescita zero”, cancellando così definitivamente il tormentone del “tesoretto” dal dibattito politico. Fratta Pasini è molto preoccupato in particolare dalla congiuntura internazionale: fa due calcoli e da bravo banchiere arriva al risultato. Se le – magre – stime di via Venti Settembre si riveleranno esatte, il differenziale di crescita tra Italia e il resto di Eurolandia, già tornato sopra il punto percentuale nel 2007, è destinato ad aumentare.

D’altra parte – concordiamo insieme – dal 2000 a oggi la mancata crescita del Paese rispetto ai nostri competitor europei è stata del 10,4%: come si può definire questo stato di cose, se non declino? A preoccuparlo è anche l’altro campanello d’allarme arrivato negli ultimi giorni sul fronte dei titoli di stato: per la prima volta in dieci anni, infatti, l’ultima asta dei Bot non ha registrato il solito “tutto esaurito”, segno che gli investitori internazionali considerano troppo alto il “rischio Italia”, nonostante i generosi tassi offerti dal Tesoro italiano rispetto ai bund tedeschi. Secondo Fratta Pasini il sistema economico italiano rimane molto esposto agli scenari di crisi internazionali.

E tuttavia è convinto che in un certo senso le nostre tradizionali rigidità e il nostro modello di impresa ci abbiano tenuto al riparo dagli scossoni in arrivo dagli Usa. “Il nostro mercato creditizio”, mi conferma, “è limitatamente esposto alle attuali turbolenze internazionali, per una serie di motivi, e principalmente per la presenza di un tessuto produttivo caratterizzato essenzialmente da imprese di dimensioni ridotte, motivo per cui l’attività delle banche italiane si presenta soprattutto come ‘retail’, strutturalmente quindi meno esposta sul versante dei rischi finanziari.

Inoltre – continua Fratta Pasini – il nostro Paese è famoso per l’elevata capacità di risparmio: “questa circostanza coincide con il modesto peso dei prestiti ipotecari, in genere caratterizzati da forti garanzie per i prestatori. Ma anche l’altra componente dei prestiti alle famiglie, il credito al consumo, è fenomeno di entità ancora molto modesta, circa la metà rispetto al dato Ue. In sostanza, la bassa finanziarizzazione delle famiglie italiane riduce l’esposizione ai rischi che caratterizzano l’attuale congiuntura”.

In poche parole, siamo un paese con un’economia finanziaria arretrata, siamo un popolo di possessori di case, che risparmiano molto, pagano poco a rate e puntano ancora sul mattone. Non si sa quanto potrà durare così, ma, almeno sul fronte delle crisi finanziarie legate a subprime e “credit crunch”, possiamo dire – con uno dei tipici paradossi dell’economia – che le nostre debolezze sono state la nostra salvezza. Certo è una magra consolazione, perché sul fronte industriale la parabola discendente è sempre più palese.

Comunque non voglio infierire, e per lasciare i lettori al termine di questa intensa “navigazione”, mi sento di utilizzare anch’io la curiosa citazione che il classicista Padoa-Schioppa ha messo in epigrafe alla Trimestrale di Cassa. Non è certo beneaugurante, d’accordo, ma riassume bene lo stato di salute dell’Italia alla vigilia di queste elezioni 2008. Eccola, tratta da Seneca, Lettera a Lucilio, LXXI: “Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare”.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario