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Deficit democratico in Parlamento

Inquisiti e sistema elettorale

Legittimamente eletti, hanno uguali diritti. Ma il monopolio dei suffragi è dei partiti

di Davide Giacalone - 24 novembre 2006

E rieccoci a parlare del “Parlamento degli inquisiti”, in un trionfo di incoerenza ed incapacità di ragionare con senso delle istituzioni. Il tema ora caldo è quello della commissione antimafia, dove si contesta la presenza di commissari che hanno avuto od hanno guai con la giustizia. Il bello è che a contestare quella presenza è l’Unità, ovvero un quotidiano di sinistra che non ritenne certo oltraggiosa la nomina a vicepresidente della Camera dei Deputati di un parlamentare nel cui passato c’è una dura condanna per terrorismo. Nomina che, invece, fu contestata dal centro destra, i cui parlamentari, proprio all’inizio della legislatura, avevano votato per avere Giulio Andreotti presidente del Senato, non essendo il candidato immune da traversie giudiziarie. Sembra sfuggire, a molti, che i parlamentari legittimamente eletti hanno tutti eguali diritti ed eguali doveri, non potendosi poi porre limiti agli incarichi interni cui possono aspirare. (A me dispiace solo che una persona come Sergio d’Elia non abbia ancora trovato la forza ed il coraggio di venir su questo tema, condannando ogni discriminazione politica sulla base dell’inquisizione).
Sfugge la logica politica in base alla quale chi ha avuto problemi giudiziari, o li ha in corso, non dovrebbe entrare nella commissione antimafia, ma possa sedere in quella giustizia, o attività produttive. Forse manca anche il senso dell’umorismo. E meraviglia che, a distanza di anni, qualcuno voglia ripercorrere il sentiero buio ed olezzante che già distrusse un Parlamento consegnando alla magistratura, magari anche solo alle procure, il diritto di stabilire chi possa essere parlamentare e chi no, chi possa parlare ed a chi è suggeribile tacere.
Tutto questo sarebbe da archiviare nel cestino se non fosse che un problema politico c’è, e non riguarda questo o quel parlamentare, bensì il sistema elettorale. Un cittadino italiano può essere votato non solo se inquisito, ma anche proprio perché inquisito. Qualcuno ricorda il caso Valpreda? Il guaio è che traballa la premessa, dato che gli elettori, in realtà non votano proprio nessuno, perché il sistema elettorale impone loro di votare solo i partiti. La scelta degli eletti è oramai interamente nelle mani dei partiti, ma non di quelli storici, non di quelli che avevano le sezioni ed i congressi, non quelli che vivevano forme di democrazia interna, no, di organismi autocratici, spesso autonominati, talora espressione di una sola persona, che dà loro anche il nome. Si dirà: e gli elettori non li votino, se i candidati prescelti non aggradano. Impossibile, intanto perché neanche se ne conoscono i nomi, relegati in un cartellone che nessuno consulta, poi perché, da tempo, non si vota più per qualche cosa, ma contro qualche cosa. Se sono contro Berlusconi voto a sinistra, e se sono anche contro i comunisti voto per la margherita, e se non mi piace Prodi voto i verdi. Se sono contro la sinistra voto la casa delle libertà, se non mi piace la destra voto per i centristi. E vai a sapere, nell’un caso come nell’altro, chi mi porta ad eleggere un simile processo per esclusione.
Non solo l’elettore non sceglie, ma è sempre più portato a pensare gli eletti come “tutti uguali”. Non conosco strada più efficace per debilitare la democrazia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario