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Putin candidato al Nobel per la pace

Indignazione da social network

Putin uccide i giornalisti non compiacenti, esalta l’omofobia, stringe accordi internazionali per pura convenienza. Come tutti, d’altronde.

di Massimo Pittarello - 05 marzo 2014

Stupidità individuale o miope indignazione da social network? Sorge spontanea la domanda di fronte alla montante marea di scandalizzati post condivisi dopo la notizia della candidatura di Vladimir Putin al premio Nobel per la Pace.
Innanzitutto, le candidature le possono essere proposte anche da semplici parlamentari o docenti universitari, come dimostra che per lo “zar” si sia spesa lo scorso ottobre l’Accademia internazionale dell’unità spirituale e della cooperazione tra nazioni del mondo. Non proprio una celeberrima istituzione rinomata a livello internazionale. Per capirci: Scilipoti, Borghezio, il professor Paolo Becchi o Marine Le Pen sono tutti potenziali promotori di Nobel per la Pace. Stupisce che, al posto di Putin, non ci sia, che so, la Tigre Arkan. Inoltre, candidati al Nobel lo furono anche Berlusconi e Bush. Proprio quel Bush che mandò le truppe americane in Iraq a rovesciare il regime di Saddam Hussein per malcelati scopi geostrategici e petroliferi. E poco importa che, pur di prendere i pozzi di petrolio della regione, dopo l’impiccagione del despota ci sia stato un decennio di autobombe nei mercati, di kamikaze tra la folla, di torture e di esecuzioni, di Abu Ghraib, di faide fra sciiti e sunniti, di contractor tagliatori di gole e decine di migliaia di morti. Bush, tra l’altro, legittimò la sua azione davanti all’Onu falsificando le prove sulle presunti armi chimiche (poi mai trovate) con il contributo dei servizi segreti italiani. Perché allora non ci fu tale indignazione per la candidatura di Bush o quella di Berlusconi.

Ma poi, siamo sicuri che il diplomatico statunitense Henry Kissinger (Nobel nel 1973) fosse da meno di Vladimir Putin? O che Yasser Arafat (vincitore nel 1993), ex “comandante combattente” palestinese più volte accusato di terrorismo, o Shimon Peres o Yitzhak Rabin (che dividono il premio proprio con Arafat), capi di stato e comandati dell’esercito israeliano accusati di crimini di guerra, siano tanto più meritevoli del Presidente russo? E insieme a loro ci sono altri “strambi” Nobel: Jimmy Carter (nel 2002), che con il suo pacifismo militante consegnò l’Iran agli ayatollah lapidatori di adultere; l’Unione europea, vincitrice nel 2012, esattamente nel pieno dell’applicazione di quelle rigorose politiche di austerità (poi riconosciute erronee dalla stessa Ue) che hanno inutilmente portato interi Stati sul lastrico; Barack Obama (2009), che in Egitto, Libia e Tunisia ha cavalcato le “primavere arabe” fino a consegnare quei paesi a governi di integralisti musulmani a tinte jiadiste. Avesse almeno portato la pace in Siria o chiuso Guantanamo ne potremmo parlare.
Certo, Putin uccide i giornalisti non compiacenti, esalta l’omofobia, stringe accordi internazionali per pura convenienza. Come tutti, d’altronde.. L’ex uomo del Kgb, però, ha almeno ha riportato Santa Madre Russia sulle vette del globo. Come sanguinario non è da meno di altri vincitori del Nobel per la Pace. Come capo di Stato è sicuramente migliore. (twitter @gingerrosh)

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