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L’Italia ha bisogno di pionieri, non di reduci

In politica serve creare il nuovo

Occorre un organismo di compartecipazione aperto e attento a dar voce al mondo del lavoro

di Elio Notarbartolo* - 10 giugno 2008

E’ tempo di pionieri, non di reduci. L’Italia politica sta cambiando velocemente e i politici di mestiere pare stiano perdendo la bussola. L’ ha persa sicuramente Veltroni che si è permesso di fare un vero e proprio affronto all’intera Sinistra italiana quando, sfruttando la rendita di posizione di un raggruppamento di politici più sbiaditi di lui, e sfruttando le contingenze di una legge elettorale anche da lui definita “una porcata”, ha osato cancellare una prestigiosa bandiera della tradizione popolare italiana quale il partito socialista.

Ha approfittato, è vero, che alla guida dei Socialisti c’era un gruppo dirigente con idee confuse e con una notevole propensione all’indecisione, ma in nome di chi l’ha fatto? E con quale prestigio sostituibile a quello del Socialismo italiano? Ha fatto lo stesso gioco anche con i Radicali ma la cosa non gli è riuscita altrettanto bene per la presenza di quella mente pensante che è Pannella.

Il risultato della azione di Veltroni è che la Sinistra è complessivamente allo sbando e lo stesso PD rischia di dividersi in una componente liberaldemocratica, guidata da Rutelli, e in una componete socialista guidata da D’Alema. La componente cattolica sta silenziosamente levando le tende per trasmigrare altrove. Noi non siamo stati affascinati dal “nuovo” di Veltroni e quei tanti, laici come noi, che sono andati nel PD avvertono tutto il malessere di una situazione politicamente ambigua e amministrativamente poco democratica tanto che gli amici della Sinistra repubblicana che hanno aderito al PD dichiarano di stare non nel PD ma nel PSD, cioè nel Partito “Se Democratico”. Noi, è vero, ci troviamo in una condizione obiettivamente difficile. Organizzativamente siamo debolissimi e politicamente siamo sconosciuti. Ma abbiamo il programma politico, nel quale fermamente crediamo, di dover riorganizzare la democrazia politica di quella borghesia operosa che, finora, anche per mancanza di iniziative, si trova dispersa ora in questa ora in quella organizzazione partititica, dove proprio per la sua disomogeneità, non riesce a contare nulla.

“Abbiate come capo non un uomo” diceva Mazzini, “ma un programma” e questo lo ricordiamo prima di tutto ai Mazziniani. Il nostro compito primario è oggi rimettere insieme le varie componenti liberaldemocratiche dei Repubblicani, dei Liberali, dei Laici anche dei Liberalsocialisti e ricostruire un organismo di compartecipazione che non abbia proprietari, che sia aperto e contemporaneamente attento a dar voce al mondo del lavoro e della produzione.Altri percorsi sono sbarrati. Ripercorrere vecchie strade dietro a vecchi simboli, dietro a vecchi uomini incapaci di agganciare forze omogenee, significa tornare alla politica con la mentalità dei reduci e della rivincita (che sarebbe sicuramente una ri-perdita) e bruciare tanti entusiasmi che ora stanno, sia pur timidamente, ricrescendo. Richiamarsi alle tradizioni per produrre organismi aperti, per dare la parola a tante forze attive oggi conculcate dalla casta politica che ha dominato in Italia da 15 anni a questa parte, significa andare alla politica per creare il nuovo, da pionieri. Di pionieri ha bisogno l’ Italia, in questo momento.

*Per il Coordinamento dei Liberali e Repubblicani

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario