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Luoghi a frequenza obbligatoria per anziani?

In Canada l'asilo per la terza età

La richiesta è venuta dalle aziende. È un modo per socializzare e fare economie di scala

di Antonio Gesualdi - 09 gennaio 2007

I canadesi ci sono già arrivati, noi ci dovremo arrivare. Certo qui ci stiamo accapigliando ancora sull"età pensionabile come se fosse ancora possibile fare qualche scelta. Non si potrà: l"età media è già molto alta e questo cambia qualsiasi gioco sociale e anche politico. La struttura della popolazione cambia perfino gli effetti sulla legge elettorale figuriamoci quelli sull"età pensionabile.
A Calgary, in Canada, mercoledì prossimo apre il primo asilo per la terza età. Lo fa la Kids and Company, una società che già si occupa di asili per bambini. Il nuovo asilo ospiterà persone che hanno superato i 65 anni e sarà aperto dalle 8 alle 18, dal lunedì al venerdì. Il movente? Troppi attivi, e troppe famiglie, devono occuparsi non solo dei figli (e ne fanno già pochi) ma di troppi anziani per volta. L"aumento della speranza di vita allunga la vita, ma rende le faccende quotidiane molto complicate se quell"allungamento è fatto di acciacchi fisici, insicurezze, necessità di aiuti continui. Dunque anche i nonni dovrebbero mettersi in testa di tornare all"asilo: si sta insieme ad altri coetanei, si socializza e soprattutto si possono fare economie di scala. Meno spese per l"alimentazione, la sanità, l"assistenza, l"energia elettrica, eccetera, eccetera.
Secondo Victoria Sopik, presidente della Kids and Company la richiesta di un asilo per anziani è venuta da una trentina di aziende che hanno visto crescere la pressione sui loro dipendenti - soprattutto donne - nell"accudimento dei genitori e dei figli. Naturalmente le aziende avranno visto crescere troppo anche le richieste di permessi, le assenze o il rendimento. Cosa che, molto più che meno, accade nel nostro Paese in larga scala e soprattutto nel settore pubblico che impiega, proprio per questo motivo, soprattutto donne. Se non si vuole arrivare a tanto: quello di chiamare questa roba "asilo" è una provocazione, è chiaro. Se non si vuole arrivare a tanto basterebbe semplicemente cominciare a prevedere luoghi di compagnia o anche differenziati secondo gusti personali, ma comunque luoghi collettivi di accudimento degli anziani. E purtroppo bisogna cominciare a scordarsi anche il ruolo che in questo, in Italia, hanno avuto le parrocchie. La Chiesa cattolica italiana ha lo stesso problema di tutti gli italiani, e in proporzione, anche più accentuato: ha preti e suore con una elevatissima età media. La Fondazione Agnelli l"ha chiamata: "la parabola del clero". Oggi l"età media dei sacerdoti diocesani è di 60 anni!
Ma c"è di più dell"asilo per anziani: una società seria dovrebbe cominciare a pensare - così come è stata imposta la frequenza obbligatoria alla scuola per il bene comune oltre che per il bene dei singoli bambini - anche a luoghi a frequenza obbligatoria per anziani non-autosufficienti. Cominciare a pensare, cioè, a come concedere spazi a quelli che devono vivere il futuro. E" troppo altruistico?

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