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“Donna è Competitività”: slogan o realtà?

Imprenditoria femminile a confronto

I paesi del Nord Europa sono i più competitivi, non sarà perché puntano di più sulle donne?

di Cinzia Giachetti* - 20 novembre 2007

Molte le indagini e gli studi condotti per capire quanto e come la donna sia impegnata nel campo del lavoro e in quali settori. Purtroppo c’e’ ancora bisogno di sensibilizzare, di promuovere e di indagare sulla presenza delle donne non solo negli ambienti di lavoro ma ai vertici delle istituzioni e delle aziende pubbliche e private. Siamo poche, guadagniamo meno degli uomini, riusciamo ad essere ai vertici solo se non abbiamo famiglia, e molto spesso arriviamo in alto se “figlie di” o “imparentate con” manager noti e quindi dirigenti di aziende di famiglia. Sembra anche che non riusciamo a emergere perché meno disponibili ad accettare trasferimenti soprattutto all’estero e ad osservare orari di lavoro prolungati. Le donne, intanto, non devono piangersi addosso e neanche accettare commenti e disegni così negativi. Il nostro scopo deve essere quello di arrivare a non essere più un caso di discussione in questi termini e cioè quello di mettere in dubbio se oggi una donna può essere un bravo leader. Le donne oggi sono capaci di professionalità, disponibilità a mettersi in gioco, di stare al passo con i tempi, di informarsi e di innovarsi, senza perdere di vista la capacità di conciliare la loro vita privata e lavorativa e senza sacrificare l’una o l’altra. Le donne non si devono aspettare aiuti da nessuno ma credere nelle loro capacità.

Lo sapevamo già che noi donne guadagniamo meno degli uomini e molto raramente sediamo in consigli di amministrazione o in posizioni di vertice in politica o nelle Istituzioni. Spesso devo dire che i governi o i politici includono donne nel loro “harem” solo per promuovere loro stessi ma senza assegnare loro dei ruoli rilevanti nel cosiddetto potere. Essere Ministre dello Sport e della Famiglia non è come essere Ministre della Ricerca o dello Sviluppo Economico. I dati più recenti della posizione delle donne nel lavoro e nella società in generale emergono dall’indagine condotta da Federmanager nel 2005 che ha creato le basi per continuare a discutere e a prendere iniziative mirate per sostenere un impiego maggiore delle donne come figure chiave per lo sviluppo della competitività del nostro paese. Devo dire che si stanno facendo passi avanti perché dall’evento “Donna Manager: un binomio possibile” organizzato nel dicembre 2005 da Federmanager si è passati all’evento “Donna è competitività”, organizzato a Milano nel febbraio 2007 dall’IDI (Istituto Dirigenti Italiani), dove finalmente non si mette in discussione una ipotesi ma si afferma una tesi.

I dati però ci dicono che in Italia poche sono le donne di successo nella grande industria, nelle multinazionali e nelle piccole e medie imprese, così come in politica e nelle istituzioni pubbliche. Certo che ancora si deve andare avanti e le quote rosa, iniziativa non troppo condivisa dalle donne, sembrano necessarie almeno in una fase preliminare di rinnovo delle classi dirigenti del nostro paese sia nel pubblico che nel privato. Io sono dell’opinione che le donne capaci arrivano prima o poi, anche se più frequentemente poi, ma la battuta è “potremo dire di aver raggiunto la parità dei sessi quando riusciremo a mettere una donna incapace ai vertici di aziende importanti o in politica, come oggi fanno gli uomini”. E qui il riferimento va a tutti quei politici che fanno parte della cosiddetta casta e poco produttivi, così come a quei manager di aziende pubbliche che pur avendo mandato in rovina gli enti che hanno gestito hanno comunque avuto quel ruolo e guadagnato molti soldi. Sta di fatto che oggi molti uomini incapaci rivestono cariche che non meritano e quindi perché non permetterlo anche alle donne?

Certo che la normativa rivoluzionaria entrata in vigore in Norvegia che impone alle imprese pubbliche o a partecipazione pubblica (per ora) di includere tra i membri del proprio consiglio d’amministrazione almeno il 40% di donne entro il 2008 con gravissime sanzioni per chi non rispetta gli obblighi fino alla chiusura, sono un lodevole esempio a cui si dovrebbero adeguare anche gli altri paesi europei. La normativa norvegese fa parte di un progetto più ampio a favore delle donne che prevede anche dei percorsi formativi adeguati alla creazione di “donne manager”, alle quali vengono riconosciute capacità manageriali non sfruttate e questo rappresenta un danno per lo sviluppo della competitività del paese. Se nei paesi dove viene dato più spazio alle donne la competitività cresce, vorrà dire qualcosa. La integrazione a livello manageriale di competenze maschili e femminili, complementari, rappresenta una scelta chiave per accrescere la competitività di Enti privati o pubblici che riescono a armonizzare lo staff di gestione. Non sempre però viene premiata la professionalità e l’esperienza delle donne, e non sempre si assiste ad un perfetto connubio tra donne di elevato profilo professionale e uomini di “buona volontà” disposti a dare loro spazio.

La presenza di donne nei posti di comando è molto più scarsa in altri paesi: Germania e Gran Bretagna (10%), Olanda (7%), Danimarca (4%), Francia (6% anche se essitono già proposte di raggiungere il 20% nei prossimi 5 anni) e Spagna e Belgio (3%) . In Italia solo il 2% dei posti nei Consigli di Amministrazione è occupato da donne. Carissime donne e carissimi uomini, superiamo per favore la fase in cui prevale il concetto “le donne oggi non arrivano nei ruoli chiave perché mancano gli asili nido” e passiamo ad una fase in cui non si parla più di asili nido ma si dà per scontato che le donne, così come gli uomini, oggi possono occupare ruoli chiave a tutti i livelli istituzionali e non e cominciamo a prendere iniziative concrete. Da una mia recente esperienza a Parigi, invitata a un convegno internazionale sul tema dell’Innovazione come fatto concreto su cui basare lo scambio di know-how tra imprese di paesi diversi, ho avuto modo di scoprire che le donne italiane residenti all’estero sanno organizzarsi meglio e sono favorite dai servizi che il paese dove lavorano mette a loro disposizione. L’evento infatti era organizzato dall’Associazione DIRE (Donne Italiane Rete Europea - http://www.di-re.org/), presieduta da Alessandra Cordero di Montezemolo (cugina del più nota Luca), che riunisce donne appartenenti alla Rappresentanza italiana presso l’OCSE e donne manager italiane di altissimo profilo professionale. Sono unite dalle loro origini e ognuna di loro è una donna di successo, la maggior parte di loro con famiglia e figli e riescono a fare tutto bene. Quali sono i loro segreti? Prima di tutto credono in loro stesse, investono nella costruzione di rapporti umani, sanno promuoversi e infine hanno una notevole capacità relazionale che le porta con entusiasmo a percorrere sempre nuove iniziative. E’ anche vero che hanno trovato un terreno favorevole che ha dato loro spazio per potersi valorizzare, ma soprattutto i servizi al cittadino sono molto efficienti e in particolare alla mamme che possono contare su un supporto completo fin dalla nascita dei loro figli. Mi hanno lasciato l’impressione che le donne italiane riescano molto di più a realizzarsi all’estero piuttosto che in Italia, che forse se puntasse di più sulle donne riuscirebbe meglio a rilanciare la competitività del paese.

Dirigente industriale
Presidente Federmanager - Pisa,
Presidente Progetti Manageriali s.r.l. – Roma

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