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Falsi passi avanti e inutili indietreggiamenti

Immigrati: discussione senza fine

Scritto il disegno di legge sul reato d’immigrazione clandestina, via libera alle chiacchiere

di Davide Giacalone - 05 giugno 2008

Becco e bastonato, o, nella versione meridionale, cornuto e mazziato. Questa è la figura che il governo sta facendo, sull’immigrazione clandestina. In un crescendo rossiniano di parole che provocano dissensi eguali ed opposti, rischiando di portare conseguenze alquanto sgradevoli. L’Italia è un Paese largamente penetrato dall’immigrazione clandestina, anche (non solo) a causa della sua geografia. Dovremmo porre all’Europa il problema di aiutarci, invece riusciamo a farci criticare sia che entrino sia che li si fermi. Molti passano da noi e poi vanno altrove. Troppi delinquenti si fermano, perché la nostra giustizia fa ridere. Un numero elevato lavora onestamente, ma in clandestinità, perché le quote governative sono fuori dalla realtà e le procedure sadomasochiste. Se così non fosse come potrebbero i ministri avere delle preoccupazioni per le badanti cui hanno affidato le loro mamme?

Dopo tanti anni di lassismo, con clandestini che aprono commerci davanti alle questure, si decide che ora basta, è il momento di fare la voce grossa ed il governo presenta un disegno di legge che introduce il reato d’immigrazione clandestina. E’ già così in Francia, Germania, Gran Bretagna e Grecia. Scritto il ddl via libera alle chiacchiere ed ai proclami, al punto che qualche osservatore internazionale, più in mala fede che sprovveduto, dice: gli italiani sono diventati xenofobi. Il fatto è che qualche conto non torna: se contesto un reato devo poi arrivare ad una condanna, il che presuppone un processo, che da noi fa pena e dura lustri. Se c’è il reato arresto l’accusato e me lo tengo lì per anni: se è colpevole ho speso inutilmente, perché poi lo butto fuori; se, invece, ho acchiappato l’ingegnere indiano che stava andando all’Eni mi svergogno davanti a tutti.

Allora, meglio: butto fuori i clandestini, subito, con provvedimento amministrativo, e contesto l’aggravante di clandestinità a chi ha commesso altri reati. A quel punto, però, molti gridano: vigliacchi, indietreggiate. Morale: non è successo un accidente, ci siamo beccati prima l’accusa come carnefici, ora rendiamo noto il pentimento, mostriamo l’impotenza e segnaliamo una mollezza che c’è quanto la durezza precedente. Spediamo un messaggio rassicurante ai criminali, e ancora neanche è cominciato il dibattito parlamentare!

Pubblicato su Libero di giovedì 5 giugno

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario