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Chi misura gli spread?

Illusionismo europeo

Si devono prendere decisioni continentali e guardare ad un futuro d'integrazione fiscale ed economica

di Davide Giacalone - 29 febbraio 2012

Troppe contraddizioni, sul cielo d’Europa. I mercati aprono bene, accogliendo la lieta novella degli aiuti tedeschi alla Grecia, ma la stessa Germania fa saltare la riunione dei diciassette Paesi dell’euro, perché fatica a cofinanziare il fondo salva stati (Efsf). Leggo i giornali italiani e vedo rimbalzare i giudizi positivi di Angela Merkel sulle cose importanti fatte dal nostro governo (come fosse la capo classe di quando la scuola non era politicamente corretta, sicché si divideva la lavagna in due e s’assegnava a uno, non esattamente il più simpatico, il compito di separare i buoni dai cattivi). Poi leggo il testo di quel che ha detto al Bundestag e ci trovo la previsione delle “conseguenze catastrofiche” cui noi italiani andiamo incontro, assieme agli spagnoli, in caso di fallimento greco.

Leggo i giornali nostrani e ci trovo lettere di banchieri che dicono di sostenere le imprese e previsioni rassicuranti sul credito futuro. Poi leggo il Wall Street Juornal e ci trovo, in prima pagina, un Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, che parla della situazione “difficilissima” del sistema bancario europeo, talché siamo ben lungi dall’avere imboccato il cammino verso la normalità. Leggo che Standard and Poor’s considera imminente il crollo greco, ma anche che gli spread scendono. E siccome tutte queste cose non hanno la benché minima speranza d’essere coerenti fra di loro comincio a temere che la scelta di comprare tempo, fatta dall’Unione Europea, somiglia un po’ troppo allo sprecarlo. Stiamo assistendo ad uno spettacolo d’illusionismo. Sia nel senso di magia per intrattenimento che in quello di coltivazione di speranze infondate. La faccenda degli spread aiuta a capire: chi li misura? dove? Ho visto un canale televisivo che fa scorrere il numero, alla mattina, indicandolo come: indice della fiducia. Follia pura. Ebbene, quell’indice è una delle cose più opache che ci siano: lo si calcolasse in occasione delle aste, parametrando i tassi a quelli altrui, avrebbe un senso, ma di aste se ne fanno poche, in un anno, mentre quello viene aggiornato di ora in ora. Sulla base di che? Del mercato secondario, del quale, però, s’ignorano i volumi. Come dire alla moglie: quest’anno ti ho regalato il doppio dei fiori dell’anno scorso, nel senso che prima te ne regalavo uno all’anno e ora due. Secondo me la signora s’arrabbia. Noi, invece, festeggiamo.

Sulla base dei documenti ufficiali del tesoro Renato Brunetta ha calcolato che il danno reale prodotto dagli spread è nell’ordine di 5 miliardi. Ma i governi hanno fatto manovre per 64. Considerato che la gran parte di quelle manovre è attribuibile al governo Berlusconi, se ne deduce che si sta giocando a mosca cieca. Che non è divertente, ma colpevole. Non s’è capito il senso di quel che accade. In compenso la suggestione influisce sulle aste. Governi (non solo il nostro, ma anche quelli di altri Paesi) che non riescono a fermare questo meccanismo infernale perdono sovranità. Ed è quel che sta succedendo. Il fondo slava stati sarà finanziato a fatica e sarà inefficace, proprio perché limitato. Mentre i prestiti della Bce, fin qui l’unico vero provvedimenti anti-crisi adottato, provano a compensare politiche restrittive e fiscalità eccessive, totalmente procicliche. Vale a dire aggravanti del problema. Intanto gli unici governi che reggono sono quelli dove non si vota.

Se stavamo cercando la strada per sfasciare l’Europa, l’abbiamo trovata. Ed è segnata dai seguenti paracarri: a. la governance è retta da elezioni locali, laddove le decisioni possono essere solo continentali, quindi la democrazia è spiazzata; b. ciascuno punta a conservare il passato, laddove l’unica speranza è approdare in fretta ad un futuro d’integrazione fiscale ed economica, quindi politica; c. ciascuno racconta al proprio popolo quanto sono cattivi gli altri, cancellando le colpe delle proprie mancanze o del proprio profittare. Ovvio che, in queste condizioni, la classe dirigente perde ogni credibilità e prendono piede movimenti di reazione. Il cui colore ideologico è del tutto ininfluente e insignificante. Il governo tedesco ha perso la maggioranza parlamentare, in un momento in cui si finanzia praticamente gratis e guida la politica europea. Si dovrebbe prendere la lavagna e buttarla dalla finestra, prima che questa logica del moralismo monetario aggredisca le basi dei nostri contratti sociali. Dopo di che l’Europa, è storia nota, riesce a dare il peggio di sé. Se al crollo greco si giungerà in ritardo, e dopo avere salvaguardato fin dove possibile le banche che acquistarono i loro lucrosi titoli, il risultato non sarà un’Europa senza Grecia, ma un continente senza Unione. Alla fine dell’illusionismo c’è solo la rabbia della disillusione. E’ ora il tempo utile per cambiare direzione.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario