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Due obiettivi da raggiungere

Il vuoto nell'urna

Mettiamo in coerenza un sistema elettorale serio con una diversa architettura costituzionale

di Davide Giacalone - 03 ottobre 2011

L’urna s’allarga, assieme al senso di vuoto. Vuota rischia di restare, perché si ha l’impressione che il partito più gettonato sia quello di chi non vuole scegliere fra i partiti che ci sono. Il voto non voto guadagna posizioni al crescere del vaniloquio. Ad avvicinare le urne contribuisce la valanga di firme per il referendum elettorale. Un segnale di disperazione. Tornare al vecchio sistema elettorale non sarebbe risolutivo di un bel nulla, dato che siamo giunti fin qui grazie a quello, ma i tanti cittadini che hanno firmato sanno che così non si può andare avanti. E hanno ragione.

Il tema decisivo è quello di mettere in coerenza un sistema elettorale serio con una diversa architettura costituzionale. L’Italia ha molti problemi e molti punti di forza, ma il più rilevante dei primi e il più nocivo per i secondi è una governance rimasta impantanata al secolo scorso. Gli obiettivi da raggiungere sono due: consentire agli elettori di scegliere da chi farsi rappresentare e consentire agli eletti di governare e legiferare. Oggi li manchiamo entrambe, e si vede. Ma se si lavora solo sul sistema elettorale non si va da nessuna parte, come venti anni d’esperimenti dovrebbero aver chiarito.

Alle urne potremmo andarci anche domani, se potessimo sottoporre agli elettori scelte vere su questi temi. Le forze politiche avrebbero un significato, se su questi s’impegnassero a dir cose appena sensate. Ma se si convocano le elezioni per l’ennesima conta, nel pieno della crisi e per scantonare il referendum, allora vuol dire che, al di là delle chiacchiere, all’attuale sistema elettorale sono affezionate molte segreterie. Sanno che da quello dipende il loro potere. Ecco perché l’urna s’allarga, come anche il senso di vuoto.

Pubblicato da Il Tempo

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario