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Il Paese che si trasforma

Il vento è cambiato

Che ci sia un cambio di rotta lo si evince dall’andamento dei consumi, che gli italiani stanno tagliando ben di più della perdita di reddito

di Enrico Cisnetto - 26 giugno 2012

Il vento è davvero cambiato, ma c’è chi si ostina a non rendersene conto. Mentre la recessione del 2008-2009 è stata dura – sei punti e mezzo di caduta del pil, il 25% di produzione industriale cancellata – ma psicologicamente non ha fatto danni, quella che stiamo vivendo, viceversa, pur essendo meno pesante sta lasciando un segno indelebile nella mentalità collettiva del Paese. E lo si evince dall’andamento dei consumi, che gli italiani stanno tagliando ben di più della perdita di reddito: le vendite al dettaglio sono scese del 6,8%, dato peggiore degli ultimi dieci anni, e giustificano la previsione di Confcommercio di una flessione dei consumi a livello pro capite nel 2012 del 3,3% in termini reali, cosa che se fosse non avrebbe precedenti nella storia economica del dopoguerra. Questo è nello stesso tempo causa ed effetto di una radicale revisione sia del rapporto con il denaro, psicologico prima ancora che pratico, sia della valutazione sociale della ricchezza e delle sue forme esteriori. Non mi riferisco tanto alla chiusura del Billionare, che da tempo aveva perso la sua ragione di esistere ammesso e non concesso che ne avesse mai avuta una, quanto, per esempio, alla trasformazione in atto delle esigenze di vacanza e di divertimento dei ceti più abbienti. Porto un’esperienza personale per farmi capire meglio. Come forse saprete, dopo dieci anni di straordinari risultati ho deciso, d’accordo con gli sponsor, di sospendere “Cortina InConTra” e di puntare su “Roma InConTra”, che diventa un appuntamento settimanale (per tutto l’anno) e un format televisivo. Perché? Ma proprio per la percezione negativa che si ha di Cortina. Cosa che vale anche per la Costa Smeralda e per altre località elevate negli anni scorsi a simbolo della mondanità e dell’ostentazione. Se tu proponi un consumo culturale di buona qualità, fai un intrattenimento intelligente, e poi arriva il cinepanettone a celebrare la ricchezza cafona e burina, ecco che, con il clima che c’è nel Paese, le due cose non possono più coesistere. Il grave, però, è che non lo si voglia capire. O che si tenti di chiudere la stalla dopo aver fatto scappare i buoi, predicando la clausura per evitare le tentazioni, come ha fatto il Sindaco di Cortina che dopo aver finanziato De Laurentis e spalancato le porte a Lele Mora ora auspica un ritorno all’economia agreste. Invece di cercare di riportare nel posto di montagna più bello del mondo quel turismo internazionale di vera élite che Cortina ha avuto per decenni. Quello di Cortina è solo un esempio. Anche a Capri e Portofino, come a Venezia, Roma o Firenze vanno ripensate le strategie di marketing territoriale. E non soltanto per l’offerta turistica. È un dibattito che va aperto: senza trincerarsi dietro sterili conservatorismi, così come senza improbabili fughe in avanti. Prima che sia tardi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario