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Public Policy

Tra kalimera e kalispera…

Il trionfo del grottesco

Altro che rabbia ed orgoglio, turbamento e indignazione

di Elio Di Caprio - 24 gennaio 2011

L’ultimo editoriale dell’Economist (ancora autorevole per definizione?) sulle vicende italiane si conclude con uno sconsolato “povera Italia”. Povera Italia non per un debito pubblico che ci espone e ci esporrà periodicamente agli agguati dei mercati finanziari, non per un declino economico testimoniato da un PIL che da dieci anni è nettamente inferiore a quello della media europea, non per una disoccupazione giovanile destinata ad aumentare oltre le soglie di guardia.

Povera Italia per lo spettacolo che viene offerto ai media internazionali dopo l’ennesimo scandalo che coinvolge la vita privata del nostro Presidente del Consiglio incurante degli effetti a cascata che un drammatico deterioramento della sua pubblica immagine può causare alla reputazione dell’Italia e di coloro che a maggioranza lo hanno persistentemente votato.

Ma non sono ciechi gli italiani come non lo sono gli ambasciatori degli USA che si sono succeduti a Roma negli ultimi anni quando secondo le rivelazioni di Wikileaks ( già dimenticate?) osservano preoccupati le mosse e i comportamenti del nostro Presidente del Consiglio e parlano dei “festini selvaggi” che organizza o fa organizzare tra un impegno politico e l’altro. Non sono ciechi i corrispondenti esteri obbligati ad immergersi nei nostri giochi per capirne o cercarne di capire di più e rimandare un’immagine circostanziata di ciò che succede ai giornali e alle televisioni di tutto il mondo. Né si può eccepire che nell’epoca di Internet e delle comunicazioni globali in tempo reale i corrispondenti esteri si facciano condizionare nei loro giudizi dalle amicizie locali nei giornali o negli ambienti di sinistra, come sostiene da tempo Berlusconi, per contribuire anche essi alla propaganda demolitrice del berlusconismo partendo da vicende private che non dovrebbero avere alcuna rilevanza politica.

Se fosse vero soltanto il 20 per cento di quanto recentemente emerso dalle ultime intercettazioni – è difficile pensare che gli intercettati mentano sistematicamente quando parlano tra loro magari proprio perché sanno di poter essere ascoltati - il quadro di degrado che ne risulta fa passare in seconda linea tutte le altre pur legittime considerazioni sulla giustizia ad orologeria, sulla violazione della privacy, sulla presunta o vera persecuzione giudiziaria ai danni del premier o sulle forzature procedurali per ottenere riscontri o confessioni che avvalorino quanto risulta dalle intercettazioni.

Cosa fare a questo punto? Far finta di niente visto che i consensi al Premier rimangono più o meno inalterati nonostante tutto? Arrabbiarsi contro chi continua a sostenere il format berlusconiano pur di non ridare il governo ad una sinistra rissosa e inconcludente o protestare l’orgoglio di chi non si sente parte del format? Quando lo sconcio sconfina e si ricopre di ridicolo, come sta succedendo troppe volte negli ultimi tempi, si sprofonda senza accorgersene più nel grottesco che nel dramma. E’ un grottesco che purtroppo avvolge tutti indistintamente o come semplici spettatori ora costretti persino a interrogarsi su chi sia la fantomatica fidanzata dell’anziano Presidente del Consiglio o come attori visto che almeno l’azione del voto l’abbiamo compiuta e la stampa straniera implicitamente ci rimprovera di aver voluto e conservato la classe politica che ci meritiamo.

Lo sconcio e il grottesco si congiungono non solo e non tanto per i fatti venuti alla luce quanto per tutto ciò che continua a ruotarvi attorno, dai forsennati tentativi di influenzare con un’informazione militarizzata l’opinione pubblica in tutti i modi possibili- fanno da battistrada “La Repubblica” e “Libero”- al rullo compressore di messaggi o video messaggi pieni di slogans ad effetto offensivi o difensivi che nascondo la realtà o ne costruiscono una immaginaria. Meglio martellare con le formule ripetitive dei soliti mantra piuttosto che dare alla gente il tempo di riflettere.

Sono tanti gli interrogativi senza risposta annebbiati dalla propaganda. Come è possibile che Silvio Berlusconi si sia esposto così ingenuamente agli ultimi tranelli mediatici – se di tranelli si tratta - proprio lui che doveva essere ben consapevole del prezzo alto di immagine già pagato per le vicende private precedenti? Come è possibile che proprio lui venga colto in fallo mediatico dalle indagini in corso dopo aver dimostrato due anni fa di essere così informato delle tempeste giudiziarie e mediatiche altrui tanto da aver avvisato tempestivamente un avversario politico, l’ex governatore di sinistra del Lazio Marrazzo, dell’imminente procedimento a suo carico per un imbarazzante episodio di vita privata che l’ha portato alle dimissioni?

Politici e giornalisti partecipano allegramente al gioco degli specchi e dei rimandi sulla pelle degli inermi cittadini colpevoli soltanto di aver scelto il meno peggio che offriva una legge elettorale bastarda ed ora non sono nemmeno lasciati in pace ma vengono continuamente scrutinati dai sondaggi sugli spostamenti delle loro preferenze.

Anche le violenze verbali e scritte fanno parte del teatrino che vorrebbe convincerci che o si è da una parte o dall’altra, i distinguo o le riserve mentali non servono a niente, non abbiamo capito niente se continuiamo a parlare di etica e di morale visto che siamo tutti antropologicamente eguali a cominciare dalla gaudente persona del Presidente del Consiglio per finire all’ultimo italiano che si arrabatta con la cassa integrazione. E dov’è l’esempio? Per caso nei preti pedofili che ora fanno la predica a Berlusconi?

Gli slogans ad effetto continuamente ripetuti secondo gli ordini di scuderia dei centri di propaganda generano uno sconsolante conformismo che dimentica la concatenazione degli eventi e le contraddizioni degli attori della politica. Chi avrebbe mai immaginato ad esempio che gli stessi leghisti che bocciarono Berlusconi nel ’94 fino a determinarne la caduta proprio a seguito di un avviso di garanzia della magistratura di Milano – altro che ribaltone di Fini!- si sarebbero ricompattati nel 2011 dietro Berlusconi e contro la magistratura, pronti a ingoiare tutti i rospi in nome del mantra del federalismo che s’ha da fare?

Ma non basta. I membri dell’attuale Parlamento, tali solo perché scelti e nominati dalle segreterie di partito, passano da un gruppo all’altro, costituiscono nuovi gruppi parlamentari a favore o contro il Premier e sono proprio loro a disquisire del pantano in cui ci hanno cacciati e magari a darci ricette su come uscirne. Proprio loro che sono lì in Parlamento grazie all’attuale legge elettorale ed a un bipolarismo da loro inventato o assecondato.

Lo spaccato dell’Italia odierna ha dell’incredibile se si pensa che non ci sono conflitti e mobilitazioni su problemi seri, è la foto della prima sconosciuta Ruby a condizionare l’immaginario collettivo, è il salotto televisivo dell’ineffabile Alfredo Signorini a tenere banco, sono le escorts il più appassionante tema di discussione...

Il tempo di discussione pubblica dedicato alla riforma universitaria è stato di molto inferiore, così come quello sul federalismo fiscale o sui contratti aziendali alla Marchionne o sull’età pensionabile che si allungherà in base all’aspettativa di vita e costituirà un ulteriore freno alle nuove generazioni che vogliano entrare sul mercato del lavoro...

Cosa c’è di più ridicolo e grottesco? Non dovremmo tanto meravigliarci se poi l’Economist parla di povera Italia...

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario