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Il sistema politico sempre più strozzato

Il test dell'ingovernabilità

Questa volta ha perso Prodi, l'altra volta Berlusconi. Chi sarà il prossimo in lizza?

di Elio Di Caprio - 30 maggio 2007

Uniti si vince ma con il partito unico si perde. E" questa la lezione che viene dai risultati del recente test elettorale amministrativo, al di là delle analisi sicuramente veritiere sul complessivo rigetto della coalizione di governo guidata da Romano Prodi - per quello che rappresenta e per quello che ha fatto o non fatto - da parte dell"opinione pubblica. A destra la CDL è rimontata perchè si è di nuovo ricompattata dopo gli ambigui ed effimeri tentativi di autonomia dell"UDC. A sinistra il partito unico dell"Ulivo che dovrebbe trasformarsi a breve nel partito democratico ha invece fatto fiasco.

Si allontana così, invece che avvicinarsi, la prospettiva di trasformare questo infelice bipolarismo in un tendenziale e virtuoso bipartitismo, sulle orme di quanto succede da anni nelle altre democrazie parlamentari, con un unico partito di centrodestra da una parte che faccia da contraltare ad un unico partito di centrosinistra dall"altro. Ci arriveremo mai a tale traguardo, se traguardo è? Ci stiamo arrovellando in un meccanismo di sistema che gira a vuoto su se stesso, inceppato nei suoi gangli fondamentali, che punisce a turno chi ha responsabilità di governo e non sa governare. Ma poi si torna sempre al punto di partenza per ricominciare un percorso ancor più accidentato e illusorio. La sinistra nel suo complesso paga pegno per aver esasperato negli anni passati un antiberlusconismo di maniera che gli si è rivoltato contro nel momento in cui, alla prova dei fatti, non ha saputo offrire un"alternativa migliore scontentando tutti, anche i propri adepti. L"incredibile imperizia con cui si è proceduto al lancio mediatico del “nuovo” partito democratico ha quasi ammazzato il neonato nella culla, tanto da far venire ragionevoli dubbi sulle qualità e sulle convinzioni ultime dei pronubi dell"operazione. Vivere di rendita sul nemico Berlusconi per poi trovarsi con le mani vuote non è stato e non è il miglior viatico per costruire una seria alternativa riformista che tenga conto delle trasformazioni intervenute nella società italiana. Le imminenti elezioni primarie dei candidati alla guida del futuribile partito democratico, imposte alla base dalle nomenklature di partito quasi come un forzato escamotage di legittimazione, non appassionano neppure coloro che nelle precedenti primarie, pur di liberarsi di Berlusconi e della sua coalizione, non avevano trovato di meglio che eleggere sul campo il già deludente Prodi. La realtà è che non si può improvvisare un leader carismatico che riesca a rappresentare la coesione del vecchio e l"immagine del nuovo. La sinistra è nel pieno di questa crisi, con un partito senza voti e senza leader.

Non bastano i pur volenterosi Fassino, Bersani, D"Alema, Veltroni, ora ben ultima Livia Turco, a far cambiare registro nonostante gli sforzi immani per accreditarsi come avanguardia consapevole del nuovo verbo liberale e riformista. Devono pur fare i conti con l"ala estrema di sinistra sempre in agguato e pronta ad erodere i loro consensi elettorali se si azzardano a mettere in pratica ciò che declamano. Sono anche qui le ragioni dello stallo complessivo dell"azione di governo. Ci meravigliamo dunque se la sfiducia verso Berlusconi, testimoniata in tutti gli appuntamenti elettorali amministrativi ed europei della passata legislatura, si sia in poco tempo trasformata in sfiducia più fastidio per Prodi e la sua coalizione? A questo punto anche l"appuntamento referendario per cambiare la pessima legge elettorale vigente corre il rischio di diventare un inutile palliativo : il premio di maggioranza che si vorrebbe dirottare dalla coalizione più votata al partito più votato non cambia la frammentazione del quadro politico, visto che poi l"elettorato non si fida dei partiti unici, come il partito democratico, come forse non si fiderebbero di un partito unico del centrodestra. Intanto, nonostante gli accenti trionfalistici per i risultati contro-Prodi del recente test elettorale, anche i partiti del centrodestra non possono stare troppo tranquilli sul loro futuro di coalizione. AN è stata sostanzialmente scalzata o superata dalla Lega al nord come seconda forza del centrodestra e Forza Italia, se il trend continuerà, dovrà contare più di prima sul sostegno del movimento di Bossi. Come a dire che il sistema continua ad avvitarsi su se stesso e non produce credibili vie d"uscita o alternative di governabilità. Tutto il contrario di quello che ci si sarebbe aspettato da un sistema bipolare.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario