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New York, Madrid, Londra…

Il terrorismo islamico al contrattacco

Ancora una volta l’Occidente è sotto scacco: occorre ritrovare l’unità nella lotta al terrore

di Cesare Greco - 07 luglio 2005

Fino a quando l’occidente continuerà le sue evoluzioni politico-diplomatiche sull’orlo del baratro aperto dal terrorismo islamico?

Fino a quando i paesi europei continueranno a pensare di perseguire le proprie astute, almeno presunte tali, politiche nei confronti del mondo arabo, ciascuno sperando di cavarsela?

Fino a quando non si comprenderà che, con questa tragica tattica del carciofo, il terrorismo islamico sta riuscendo a condizionare i comportamenti dei singoli stati occidentali attraverso il più odioso dei ricatti?

Fino a quando ci si ostinerà a negare l’evidenza storica: che questa guerra strana, asimmetrica, senza campi di battaglia definiti, ma con la loro globalizzazione all’interno delle città, tra i cittadini inermi, è stata dichiarata dall’integralismo islamico l’11 settembre 2001 a tutto il mondo occidentale, al suo sistema di valori, alla democrazia, ai diritti dei popoli all’autodeterminazione, alle libertà individuali senza distinzione di razza, religione, sesso?

Fino a quando i politici della sinistra nostrana e occidentale continueranno a spacciare per rifiuto della guerra la solidarietà a questi pianificatori di morte?

E’ un vizio antico dell’Europa, un vizio che affonda le proprie radici nella storia fin da quando i popoli europei continuavano, come se nulla fosse, a disputare tra di loro incuranti dell’imminenza del pericolo mongolo, fortunosamente evitato per la provvidenziale morte del Gran Khan o il Re Sole continuava a considerarsi amico dei Turchi e a farci affari mentre questi già assediavano Vienna e la stessa civiltà europea.

Non è più tempo di sotterfugi, ieri New York e Madrid, oggi Londra, domani forse Roma e Copenhagen e poi Parigi e Berlino se gli elettori francesi e tedeschi non risponderanno alle aspettative dei signori del terrore. Gli europei devono comprendere che divisi sul piano politico e militare non sono in grado di fornire che una risibile opposizione ad una strategia di attacco globale che trae gran parte della propria forza dalle nostre divisioni, dalla mancanza di collaborazione e scambio di tutte le informazioni, da, a volte, inconfessabili connivenze tese a garantirsi un’impunità effimera e basata sul cedimento al ricatto. Occorre essere consapevoli che solo attraverso una totale e improcrastinabile integrazione tra i sistemi di polizia, di intelligence, di difesa possono essere mantenute quelle garanzie democratiche che così abilmente i terroristi sfruttano per infiltrarsi e occultare la propria azione, liberi di agire, a volte, pur in evidenza o in forte sospetto di attivismo terroristico.

Se l’Europa saprà trovare da subito la strada e rinunciare ai particolarismi, forse si potrà rispondere con efficacia, insieme al resto del mondo occidentale, a questa nuova, dura, epocale sfida.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario