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Public Policy

Riforme che si allontanano e declino che si avvicina

Il tempo perso della politica

Caduto Prodi quando finiranno i festeggiamenti?

di Elio Di Caprio - 25 gennaio 2008

Quando tutti i nodi vengono al pettine insieme non ci può essere una via d"uscita lineare. L"ostinata caparbietà di Romano Prodi a volere una verifica parlamentare dando alla sua uscita di scena un carattere quasi convulsivo di resa dei conti di fronte al Paese ed ai suoi (ex) alleati non fa che alimentare il vento dell"antipolitica e della sfiducia. E" un"intera classe politica estenuata che non sa più governare le spinte centrifughe del nostro Paese ed anzi in qualche modo le alimenta. Perde tempo in un inutile voto di fiducia per constatare quello che tutti sapevano da tempo sul logorio senza fine della coalizione di governo di Prodi. Perde tempo nel vano esercizio della riforma elettorale che a tratti viene presentata come la misura risolutiva per porre fine all"instabilità, e poi viene considerata come un inutile orpello di cui si può fare a meno visto che il Paese già sa come orientarsi nella prossima contesa elettorale. Perde tempo con le elezioni primarie ed i gazebo per dare l"impressione che siano le spinte democratiche dal basso l"unico modo per farci uscire da un sistema bloccato e costruire il nuovo ( PD e PDL?) e poi accetta tranquillamente l"ipotesi che si possa andare a nuove elezioni con le candidature scelte dalle segreterie di partito e non dai cittadini. In tempi così liquidi il “ma anche” di Walter Veltroni che vuole tenere tutto assieme andrà ancora avanti e contagerà un po" tutti, specie se si arriverà in tempi brevi a nuove elezioni. Ha già contagiato lo stesso Capo dello Stato, costretto anch"egli agli equilibrismi dialettici, quando difende la Costituzione così com"è, celebrando il suo sessantesimo anniversario, e poi , “ma anche” appunto, parla di riforme costituzionali necessarie e improcrastinabili.

A questo punto cosa si riforma? La prima parte della Costituzione sui principii fondamentali? Giammai. Quella sui diritti e doveri dei cittadini? Nemmeno. Resta quella sull"ordinamento della Repubblica e sul suo funzionamento. Ma da dove partire, quando la riforma del Titolo V dell"ordinamento repubblicano, già avvenuta e in vigore ad opera del centro sinistra, ha relegato lo Stato all"ultimo posto della graduatoria laddove stabilisce che “ la Repubblica è costituita dai comuni, dalle province,dalle città stato metropolitane, dalle Regioni e (solo poi) dallo Stato”? E ancora c"è chi invoca, a destra come a sinistra, lo Stato come potere super partes e critica che abbia abdicato e rinunciato ai suoi compiti! Di tanto in tanto qualcuno si alza e vuole ( a parole) l"abolizione delle province che ora sono costituzionalmente sovraordinate rispetto allo Stato! Siamo a tanto. E" pura illusione a questo punto che un nuovo cambio della guardia a palazzo Chigi, sia pure con l"ennesimo ritorno di Berlusconi, ponga fine alla schizofrenia politica dilagante ed alle incertezze che spingono i cittadini ( a ragione) a non credere più nei messaggi della politica.

Quando politoligi e costituzionalisti parlano di costituzione materiale- intesa come prassi e costume nazionale-che ha preso il sopravvento sulla costituzione formale resa inerte nei suoi articoli, stentano a riconoscere che è la partitocrazia, in misura difficilmente riscontrabile in altri Paesi europei, ad aver alterato lo stesso equilibrio dei poteri e ad aver inquinato la cultura del bene comune. E l"attuale Costituzione non ha certo impedito ai partiti di fare il bello e il cattivo tempo da più di 50 anni a questa parte con il risultato che le mani rapaci dei partiti si allungano su ogni ganglio dell"amministrazione pubblica . Si spartisce tutto senza freni. L"Amministrazione ( dovrebbe essere imparziale secondo la Costituzione), e la Giustizia, potere indipendente da quello politico ( e partitico), hanno perso da tempo il loro carattere di necessaria neutralità. E" un sistema che funziona male da decenni, gli allarmi sono stati tanti, ma poi tutto è rimasto come prima, se non peggiorato. Vedi cosa succede nella Sanità dove dal 1992 i direttori generali delle ASL vengono indicati dalle giunte regionali. Certamente c"è un problema di (mal) costume, ma l"impotenza decisionale del sistema ha fatto la sua parte. Siamo nel tempo di Internet, delle decisioni tempestive rese possibili da un sistema della conoscenza e della comunicazione completamente rivoluzionato e nessuno decide e può decidere. Il Capo dell"Esecutvo (prima Berlusconi e poi Prodi e forse di nuovo Berlusconi) è costretto a fare i conti non solo con l"avversario ma anche con la congerie dei partiti della sua coalizione.

I lavori del Parlamento languono sempre più e nessuno sa cosa ne verrà fuori nell"andirivieni inutile tra Camera e Senato di leggi che non trovano il tempo di essere discusse ed approvate. E" la realtà di ieri e di oggi e sarà la realtà immediata di domani. Certo si può andare avanti lo stesso e l"Italia è comunque andata avanti negli ultimi decenni fino a diventare la sesta o settima potenza economica mondiale. Ma ora prevalgono i segnali di crisi ed i i timori del declino che non si allontaneranno certo con la caduta del governo Prodi. Uscire da un imbuto per infilarsi in un altro è la più realistica previsione che si possa fare fino a quando non si arriverà a ridisegnare nuove istituzioni degne di un Paese moderno.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario