ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Il suicidio della classe politica

Si può andare avanti con gli spot e i videomessaggi?

Il suicidio della classe politica

Quando la tenaglia bipolare non riesce più a reggere

di Elio Di Caprio - 27 settembre 2010

Chi metteranno in pista- non tocca a noi ( elettori o astenuti), ma ai parlamentari nominati di questo parlamento o del prossimo se si va a nuove elezioni- quando si tratterà di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, il successore di Giorgio Napolitano?

Su chi si punterà a rappresentare l’unità nazionale in un parlamento di fazioni, di transfughi da una parte e dall’altra, di parlamentari che non sanno neppure a quale mandato essere fedeli? Forse si punterà su Berlusconi o su Fini, o Bersani, o Veltroni, o Calderoli o addirittura su Di Pietro o Vendola? Basterebbe questa domanda per capire in quale imbuto ci siamo infilati dopo le forsennate campagne di reciproca delegittimazione che hanno tolto credibilità a tutti i protagonisti politici di questa pretesa Seconda Repubblica.

Verrebbe da dire che meno male che Giorgio Napolitano c’è : meglio essere rappresentati (anche) da un ultraottantenne ex comunista a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica, un uomo che almeno è o appare super partes, si distingue per il suo stile moderato, ha una sua rispettabilità “borghese” che non a caso incontra, secondo i sondaggi, l’approvazione della maggioranza degli italiani. Chi verrà dopo in un sistema che non sa più vivere con i pesi e contrappesi previsti da una Costituzione logorata e sbanda senza saper trovare più un punto di equilibrio? Napolitano, è vero, non è stato eletto dal popolo come invece pretende per la sua carica il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma la sua immagine è o sembra essere l’ultimo freno all’imbarbarimento della politica.

Chi l’avrebbe mai detto? Lo sfaldamento inesorabile del bipolarismo all’italiana ci presenterà altri conti e altre sorprese prima di implodere definitivamente, ma almeno si sta facendo piano piano piazza pulita di programmi, illusioni e velleità a lungo coltivate nell’ambito di un bipolarismo chiuso che si pensava dovesse durare chissà quanto tempo pur nella confusione delle contraddittorie ammucchiate di destra e di sinistra.

Non sappiamo come andrà a finire l’incredibile affare ( di Stato) della casa di Montecarlo e se dobbiamo aspettarci altri messaggi a reti unificate dei contendenti di una partita di potere squilibrata tra Berlusconi e Fini, resa poco o troppo comprensibile alla maggioranza degli italiani.

Ma almeno una cosa sembra certa. Nella corsa alla carica di Presidente della Repubblica dei prossimi anni non potranno candidarsi proprio coloro, Berlusconi e Fini, che hanno dato spettacolo di quanto lo spirito di fazione abbia ampiamente sopravanzato il senso dello Stato o dell’unità nazionale. E’ una crisi di credibilità che colpisce al cuore un bipolarismo nato nelle intenzioni proprio per superare lo spirito di fazione che invece ha reso ingovernabile l’Italia dell’ultimo quindicennio, prima con i governi Prodi e ora con quello di Berlusconi.

Se ci fosse stata una seria riforma costituzionale negli anni ’90 nel passaggio dalla cosiddetta prima alla Seconda Repubblica non saremmo a questo punto dove i personalismi hanno fatto premio sulle regole lasciando campo libero a contese ad personam che fanno impallidire le vecchie rivalità Moro- Fanfani o De Mita- Craxi o Craxi-Andreotti . Almeno la vecchia sapienza cattolica all’ombra del sistema partitocratrico di allora aveva se non altro impedito bruschi cambiamenti ed assicurato una continuità democratica con attori sempre diversi.

Ma ora? Dobbiamo tutti infilarci nelle opposte tifoserie, prima tra berlusconiani e anti berlusconiani ed ora tra finiani ed antifiniani? Potremmo mai farci rappresentare nella più alta carica dello Stato, quando sarà il momento della successione a Giogo Napoletano, da Fini e/o Berlusconi? Non è una domanda peregrina perchè indica la pericolosa china su cui ci muoviamo e l’assenza di prospettive sicure. Se il primo, diventato impropriamente un leader dell’opposizione, non riesce neppure a fare i conti con il “cognato” sulla veridicità dei passaggi di proprietà della famosa casa di Montecarlo può essere la persona adatta a governare o a rappresentare una società complessa come quella italiana?

Il secondo non può neppure dichiararsi immacolato di fronte alle numerose campagne di delegittimazione portate avanti in questi anni dalla sinistra nei suoi confronti visto che ha usato e usa gli stessi strumenti per sbarazzarsi degli avversai interni. Entrambi a metà legislatura, Fini e Berlusconi – ed è questo lo spettacolo più avvilente per loro e per quanti avevano creduto in buona fede di aver trovato attraverso il bipolarismo leaders capaci di rappresentare gli interessi generali al di là della loro provenienza politica- sono regrediti nella stima e nell’immaginazione popolare a capi-fazione a cui interessa soltanto distruggere l’avversario piuttosto che guidare un nuovo (?) corso.

E non è anche peggiore o uguale l’immagine dei leaders dell’opposizione? Che si vada a nuove elezioni con la pessima legge elettorale che abbiamo o che i conflitti attuali si ricompongano come d’incanto e il Governo vada avanti, nessuno potrà cancellare l’immagine di una classe politica che ha perduto la bussola, annaspa per la sua sopravvivenza e non è in grado di minimamente ridurre le distanze con il Paese reale, quello sì fazioso di sempre, che però si era illuso di aver trovato nel bipolarismo l’antidoto ai propri mali.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario