ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Il singolare europeismo di Barroso

Vecchi e nuovi padri dell’Europa unita

Il singolare europeismo di Barroso

Verso gli Stati Uniti d’Europa, malgrado l’ambiguità del suo massimo organo esecutivo

di Antonio Gesualdi - 09 maggio 2007

L"idea di un"Europa unita insieme contro il nazismo e lo stalinismo è di origine cattolica. Solo gli statisti cattolici e tedeschi, Adenauer, Schuman e De Gasperi, infatti, riusciranno a trovare una soluzione ad un tema così complesso. Erano tutti e tre uomini politici espressione della cultura tedesca e forse traducevano nel migliore dei modi anche la mai spenta ambizione della Germania - sana o deviata - di essere il cuore di una grande Europa.

Adenauer era di Colonia, cattolico praticante, fondatore dell"Unione Cristiano-Democratica aperta anche ai protestanti. A chi gli chiese lumi sul programma del partito rispose: "si vedrà". Schuman era di Clausen, Lussemburgo, figlio di genitori provenienti dalla Lorena: provincia che allora apparteneva alla Germania. De Gasperi era un trentino ma era nato suddito austroungarico e fu studente a Vienna e a Innsbruck. Dunque i padri fondatori della Comunità europea sono, praticamente, tutti tedeschi.

Anche gli euro che abbiamo in tasca sono quasi tutti dei marchi perché è sul marco - moneta tedesca - che è stato avviato il progetto di unificazione delle nostre monete ed è stata calcolata la parità. La Francia e la Gran Bretagna, storici paesi europei che hanno sempre contenuto le mire espansionistiche tedesche, in un modo o nell"altro stanno contenendo anche la deriva di una moderna Unione Europea pangermanica. La Francia con un referendum chiaro e netto e la Gran Bretagna con la dilazione diplomatica della ratifica del Trattato europeo.

Nicolas Sarkozy, che è stato eletto con il consenso di coloro che hanno votato "non" alla Costituzione europea, oggi viene tirato per giacchetta da politici di sinistra perché rimetta in moto un processo di unificazione tecnocratico, autoritario e sadomonetario (vedi la paranoia della Bce sull"inflazione) che i popoli europei di grande tradizione liberale continuano a respingere. Sarkozy non lo farà perché rappresenta proprio la Francia che ha bocciato la Costituzione europea. E comunque ha già detto che i tecnocrati europei "devono ascoltare i popoli" e che "l"Europa non può essere il cavallo di Troia dei mali che arrivano da tutto il Mondo" e che della Turchia in Europa non se ne parla. Certo politici come Barroso, socialdemocratico portoghese, o come il nostro Presidente Napolitano, comunista del Sud Italia, sono preoccupati per l"intransigenza liberale di Francia e Gran Bretagna. Ma se il cattolicesimo dei "padri fondatori" aveva una ragione, allora, in quanto barriera proprio al comunismo e al nazismo, oggi non è né sulle ideologie, né sugli scontri di religioni che possiamo fondare un"Europa unita.

Oggi - come insegnano i francesi e gli inglesi - bisognerebbe fondare un"Europa sulla libertà, sulle politiche pragmatiche, sulle necessità dovute alla mondializzazione. E chi è in grado, oggi, di pensare ad un"Europa protettrice, capace di salvaguardare i propri cittadini dalla deflazione dei salari? Non certo la Germania che cresce esportando il 75% della propria produzione proprio in Europa e che resiste proprio sulla capacità di controllo del costo del lavoro che quella società è in grado di esercitare. I tedeschi esportano in Cina tanto quanto in Polonia. Dunque dove sta questa grande apertura? Non è piuttosto un"esigenza dei tedeschi quella di avere un"Europa a propria immagine e somiglianza, soprattutto della propria economia? Passi per gli italiani, e pure per i portoghesi, ma i francesi gli inglesi non potranno mai permettere un"Europa a immagine e somiglianza della sola Germania che, tra l"altro, ha già egemonizzato i paesi dell"Est.

Dunque appare patetico l"incipit di un articolo del maggiore quotidiano nazionale che presenta così il Presidente della Commissione europea: "È l"uomo incaricato di un compito che diventa ogni giorno più difficile: far piacere l"Europa agli europei, guidare un"Unione che durante il suo mandato si è allargata a ventisette Paesi. José Manuel Durão Barroso lo fa con il piglio del tecnocrate, con la passione dell"ex leader studentesco e con il garbo del «buon padre di famiglia» (come lui stesso si è definito), i cui tre figli sono «la competitività dell"economia, la sicurezza sociale, la tutela dell"ambiente». Quelli veri, di figli, si chiamano Luís, Guilherme e Francisco. In un incontro al Corriere della Sera, il presidente della Commissione Europea non sembra pessimista sulla possibilità di superare la crisi di crescita di un club che non è riuscito ad “approvare le sue regole". Viene da chiedere: ma dove vive Barroso?

E così sul ruolo della Gran Bretagna il povero Barroso è costretto a rispondere con un veltronismo. Alla domanda, "(..)si aspetta più Gran Bretagna in Europa o meno Gran Bretagna in Europa con il cambio della guardia alla guida del governo di Londra?", risponde: "Tony Blair ha impresso un’impronta indelebile al corso della storia europea. La lotta alla povertà in Africa è stata uno dei suoi più grandi impegni". Che c"entra? Insomma il massimo del chiacchiericcio da un organo fondamentale dell"Unione Europa.

"Appartengo a una generazione - ha detto ancora Barroso al Corriere della Sera - che ha conosciuto la negazione della libertà. In Portogallo come in Spagna, e in Grecia. Continuiamo a lavorare. Certo, quello che faccio mi piace molto». Peccato che non piaccia a molti altri popoli europei che, tra l"altro, non hanno conosciuto così gravi "negazioni della libertà". Guarda caso.

Dunque non ci sarà una Costituzione europea nonostante l"eleganza e il bel vestitino "scuro di ottimo taglio" di Barroso, non ci sarà un"Europa pangermanica, e non ci sarà più neppure - dopo il voto dei francesi - un"Europa aperta a tutte le scorribande ideali e pratiche che scivolano ogni giorno sotto il nome di "effetti della globalizzazione". D"ora in poi si può solo cominciare a parlare di Stati Uniti d"Europa.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario