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Il giudizio sul bazooka

Il sigillo europeista sulle politiche di Draghi

I tedeschi passano la palla alla Corte di Giustizia legittimando l'indipendenza della Bce

di Enrico Cisnetto - 09 febbraio 2014

Un’apparente avversità che potrebbe rivelarsi un’immensa fortuna. La Corte Costituzionale tedesca ha sentenziato che sarà la Corte di Giustizia europea a decidere sulla legittimità dell’Omt (Outright Monetary Transaction), lo strumento con cui la Bce di Mario Draghi ha allentato le tensioni intorno all’eurozona e il cui solo annuncio ha evitato la fine dell’euro nell’estate del 2012. Karlsruhe, quindi, contesta sì Draghi in una logica anti-europea, ma poi i giudici tedeschi rinunciano a favore di una della massime autorità istituzionali comunitarie – riconoscendone così implicitamente la superiorità giuridico-politica rispetto alla sovranità nazionale – al compito di decidere se la Bce ha violato o meno le regole del gioco.

D’altra parte, anche i tedeschi hanno cominciato finalmente a capire – e in questo l’asse tra Cdu-Csu e Spd è decisivo – che la loro egemonia rigorista, che aveva fatto schizzare alle stelle i rendimenti dei titoli dei debiti sovrani, con relativa esplosione degli spread, alla lunga non paga. E che se il “bazooka di SuperMario” – l’Omt, appunto – ha salvato la moneta unica, questo non ha certamente danneggiato la Germania. L’Eurotower, in pratica, ha promosso l’unica decisione veramente comunitaria da quando esiste l’euro, arrivando a “comprare tempo” affinché i paesi in difficoltà potessero avviare le necessarie riforme e l’Europa imboccare la strada dell’integrazione politico-istituzionale indispensabile a rispondere alle sfide dell’economia globale. La Bundesbank ha accusato il “bazooka” di essere un mascherato finanziamento monetario dei bilanci nazionali. Per cui ci ritroviamo con un’istituzione nazionale di burocrati, come è la banca centrale tedesca, che contesta la sola politica europea efficace attuata durante la crisi, demandando la decisione ad un altro soggetto tecnico, come è l’Alta corte di Germania. Che però, e qui sta la buona notizia, a sua volta ha passato la palla alla Corte di Giustizia del Lussemburgo.

Ora, nonostante il programma di acquisto di bond governativi lanciato dalla Bce possa morire prima di nascere, con il rischio che sui mercati tornino arrembanti le speculazioni di chi scommette sulla fine dell’euro, c’è la possibilità che da questa vicenda giudiziaria il processo di integrazione europea esca rafforzato. Infatti, sarà difficile che il tribunale del Lussemburgo possa bocciare quanto stabilito dai banchieri di Francoforte. Inoltre, si potrebbe creare una giurisprudenza in grado di chiarire definitivamente i limiti d’azione della Bce, consacrando l’ampliamento che ad essi ha dato Draghi.

E, comunque, è possibile che si apra finalmente l’atteso dibattito sulla necessaria riforma dei trattati comunitari. Sotto il profilo economico poi, se anche l’Omt abortisse, la Bce potrebbe ritornare agli strumenti utilizzati fino ad ora, come gli acquisti di titoli di stato, limitati in quantità, ma non vincolati alle riforme. Insomma, in ogni caso potrebbe essere un successo. E, infatti, la settimana si è chiusa con il rendimento dei Btp decennali italiani ai minimi dal 2006 (3,68%). Di fronte alla deriva tecnocratica e leguleia delle istituzioni comunitarie, questa vicenda potrebbe (ri)legittimare a livello europeo l’unica salvifica politica di questi anni e infrangere definitivamente il muro dei nein tedeschi. Il bicchiere potrebbe essere mezzo pieno. Non rovesciamolo. (twitter @ecisnetto)

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