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Tre strade per il Quirinale

Il sesso dei saggi

Attaccare Napolitano per i saggi non ha senso, tanto quanto non ne hanno loro. Il punto è un altro: non ci si può imbarcare nell'elezione del successore tenendo a palazzo Chigi Monti.

di Davide Giacalone - 03 aprile 2013

I dieci saggi non meritano alcun fremore. Né positivo (e ci vuol fantasia), né negativo (e ci vuol poco). Trovo esilaranti e sconfortanti i commenti del tipo: fra loro neanche una donna. Temo si faccia confusione fra dramma e galateo. Ve lo immaginate l’infartuato che entra in camera operatoria e s’indigna: ma come, neanche una donna? Anche in questo si vede che l’Italia ha perso il cervello, giacché confonde l’ordine dei problemi: stiamo finendo nella macina, l’euro è sul punto di crollare o farci crollare, quel colpo comprometterebbe il nostro sistema produttivo, quindi la capacità di generare ricchezza, e noi facciamo finta di credere che siano i saggi il problema. Discutiamo pure del sesso dei saggi, emulando altre sviste e altri crolli.

Con la loro nomina Giorgio Napolitano giunge al capolinea. Leggo che dovrebbero lavorare non più di dieci giorni. Roba da matti: se hanno qualche cosa da dire devono farlo questa mattina, perché fra una settimana il tema del governo sparirà dall’agenda politica e sarà sovrastato dall’elezione presidenziale. E su questo è bene essere ruvidi: abbiamo denunciato, per anni, da soli, il deragliamento costituzionale del Quirinale. Lo abbiamo fatto su quei temi che ora svegliano i costituzionalisti, compreso il potere di firma. Ma, da pionieri della denuncia, sappiamo che una cosa è il deragliamento in mani politiche, altra in mani impreparate e avventurose. Napolitano ha già bloccato dei governi, come fecero anche Ciampi e Scalfaro. Ma se il prossimo presidente della Repubblica fosse uno scelto con il metodo Grasso, se la formazione politica fosse del tutto estromessa dal colle, allora il deragliamento fin qui visto sarà ricordato come stagione di ortodossia costituzionale. Attaccare Napolitano per i saggi non ha senso, tanto quanto non ne hanno loro. Il punto delicatissimo e decisivo è un altro: non ci si può imbarcare nell’elezione del successore tenendo a palazzo Chigi Monti, e in tali condizioni. E’ questa l’affermazione più debole e, al tempo stesso, scandalosa, nel discorso di Napolitano. Per tre ragioni: a. costituzionali; b. politiche; c. economiche.

A. E’ vero che il governo Monti non è mai stato sfiduciato, ma solo perché si sottrasse al voto con le dimissioni. Ci sarebbe, dunque, un governo senza maggioranza, che in questa legislatura non ha mai avuto la fiducia, ma capace di restare in carica, potenzialmente e per gli affari correnti, per tre legislature. Mostruoso. Un simile precedente demolisce la Costituzione. B. Il dibattito sui marò ha chiarito non solo l’assenza di maggioranza, anche solo ipotetica, attorno al governo Monti, ma anche il desiderio di chi lo presiede di andar via al più presto. A questo si aggiunga che non c’è più un ministro degli esteri. Insistere nel tener tutto fermo significa incrudelire uno scontro politico che ha già tratti di totale demenzialità. C. Monti fu chiamato per recuperare peso in Europa, nel mentre la crisi dell’euro faceva salire i tassi sul nostro debito pubblico. Omessa ogni altra considerazione, oggi non conta più nulla, in Europa, e la medesima crisi dell’euro, mai risolta, ci strangola obbligandoci ad accrescere la recessione. Un euro depositato in banca a Berlino vale più del doppio di un euro depositato a Nicosia. Il sistema è già saltato. E’ escluso che si abbia tempo da perdere.

Napolitano, quindi, ha davanti a sé tre strade: 1. nominare un presidente del Consiglio, ex articolo 92, dimettersi e lasciare al successore (in quelle condizioni è possibile che sia lui stesso) il compito di sciogliere le Camere; 2. nominarlo e mandarlo alle Camere, sapendo che l’elezione del successore bloccherà il processo e rinvierà tutto al dopo; 3. lasciare che il tempo scorra, come sabbia fra le mani, in assenza di soluzione. La terza ipotesi è devastante. Le altre due chiudono il Pd. La seconda Repubblica nacque con l’idea (abortita) di affidare alla sinistra la continuità. Quella stessa sinistra conclude l’orrida stagione spaccandosi e lasciando brani delle proprie carni fra le fauci di fiere aggressive e pericolose. Una cultura scialba e onanistica credette di dover temere il Caimano, delegando al domatore il compito di tenerlo a bada. Quello stesso domatore ora guarda inorridito il dischiudersi di altre gabbie. Non è tempo di posare la frusta, ma di usarla con forza.

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