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Settimana calda

Il ritorno di Silvio (ma non è il Cav)

Un manager torna a credere nell'Itala, nonostante sia stata ingenerosa matringa. Speriamo che l'Italia torni a credere il lui

di Enrico Cisnetto - 07 giugno 2013

Questa sì che è una bella notizia: Silvio Scaglia è uscito dall’aula di un Tribunale, segnatamente quello di Bologna, con in tasca i titoli che gli consentono di controllare una delle più note aziende dell’intimo di lusso, La Perla, da qualche tempo in concordato preventivo e per questo messa all’asta. E il buono della vicenda non sta solo nell’esito favorevole di una vendita che pone le basi per consentire alla società bolognese di lingerie di rinascere dopo le sventure accadute a seguito della cessione, nel 2007, da parte della famiglia Masotti, fondatrice, al fondo americano JH Partners.

No, la notizia migliore riguarda proprio Scaglia, manager e poi imprenditore tra i più moderni e preparati. Già, perché finora il nome dell’ex fondatore di Fastweb era sì associato ad un Tribunale, ma quello di Roma e per ben altre vicende. Scaglia, è stato indagato, in quanto amministratore delegato di Fastweb, per il reato di “associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale” nell’ambito dell’inchiesta Fastweb-Telecom Italia Sparkle per false fatturazioni di servizi telefonici e telematici inesistenti.

Lo ricorderete, no: Scaglia venne arrestato nel 2010, tre anni dopo l’apertura dell’inchiesta da cui venne inizialmente espunto, rimase in carcere 80 giorni nonostante si fosse presentato spontaneamente (era rientrato dall’estero) e quasi un anno (dal 17 maggio 2010 al 24 febbraio 2011) agli arresti domiciliari. Uno scandalo, nel più generale scandalo dell’abuso di carcerazione preventiva che si perpetua in Italia. Ora si attende l’esito – come al solito tardivo – del processo, ma il fatto che nel frattempo il Tribunale di Roma abbia liberato tutte le fidejussioni e i sequestri che aveva fatto nei suoi confronti, induce a pensare che finirà nella classica bolla di sapone in cui finalmente l’estraneità di Scaglia alla truffa dell’Iva verrà certificata.

Scaglia, per la verità, non è rimasto fin qui con le mani in mano: ha creato un paio di iniziative imprenditoriali, con alterni successi. Ma si è trattato di operazioni nate fuori dall’Italia, e lui stesso è vissuto all’estero. Ora, comprando con la sua SMS Finance per 69 milioni La Perla, torna nel suo Paese, e per di più rilevando una società famosa che gli era contesa da Calzedonia e dall’israeliana Delta Galil Industries. E ha già annunciato che metterà sul piatto altri 110 milioni per farla diventare un grande marchio mondiale della bellezza e lusso femminile.

Insomma, Scaglia torna a credere nell’Italia, nonostante che dopo essere stata generosa gli sia stata matrigna. Ed è, nel panorama desolante del nostro capitalismo sempre più povere di aziende, di risorse, di idee e di coraggio, una notizia straordinariamente confortante. Grazie, Silvio, e bentornato

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario