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Sempre caro mi fu quest’ermo “Campidoglio”

Il ritorno di Francesco Rutelli

Un tempo Roma fu palestra di politica e politici nuovi, ora è l’ospizio della sconfitta

di Davide Giacalone - 20 febbraio 2008

Rutelli vuol tornare in Campidoglio, e la cosa è interessante per quel che racconta del fallimento della politica italiana. Il sistema elettorale per la scelta dei sindaci è generalmente considerato il migliore, fra i tanti che adottiamo in Italia, perché capace di selezionare personale nuovo ed assegnare all’eletto poteri reali. Il caso di Roma testimonia un andazzo diverso: Veltroni fece il sindaco per sfuggire al disastro elettorale del partito di cui era segretario, mentre Rutelli torna a fare il sindaco per sottrarsi alla sconfitta del governo di cui fa parte, e smise di esserlo per conquistarsi una sconfitta elettorale che gli avrebbe dato una rendita di posizione. In pratica: sono sempre gli stessi e si scambiano il posto perché non c’è alcun ricambio della classe politica.

Nell’inesistenza dei partiti sono cresciuti mali antichi della politica nostrana, come il trasformismo ed il personalismo. Abbiamo comunisti che fanno i liberal e radicali divenuti baciapantofole. L’importante è che non se ne vada nessuno e che nessuna sconfitta elettorale segni la fine di una carriera che non ha alcuna possibile alternativa di lavoro, di competenza professionale e di reddito. Fanfani su soprannominato “rieccolo”, perché ogni tanto rispuntava fuori, ma almeno era fior d’economista, professore universitario e sapeva anche dipingere. Qui c’è gente che si distingue per eclettismo inconcludente, senza mai lasciare la scena. Sono giovani a vita, forse perché non diventeranno mai adulti.

Non è escluso che nella Roma un tempo guidata da Ernesto Nathan il duello sia fra l’uomo del giubileo e quello per la sacralità della vita. Il che non m’inquieta come laico, ma m’infastidirebbe come cattolico, giacché l’esibizionismo filopapalino somiglia più ad un insulto che non ad un omaggio alla fede. Nel complesso, comunque, il centro destra s’impegna, ancora una volta, nello sforzo di far vincere il sindaco di sinistra, per giunta ricicciato. Deve essere il frutto delle letture classiche, come Giovenale: Omnia Romae cum pretio (A Roma tutto ha un prezzo). O magari conta anche la lettura del piano regolatore. Un tempo Roma fu palestra di politica e politici nuovi, ora è l’ospizio della sconfitta. Casa di riposo, dove allevare la corte, coltivare le relazioni e nutrire la clientela.

Pubblicato su Libero di mercoledì 20 febbraio

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