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Intervista a Giorgio La Malfa

Il rigore è controproducente. Serve la 'terza via'

"I tecnici hanno sbagliato i calcoli. Fra il rigorismo fine a se stesso e il deficit spending dobbiamo trovare una sintesi.

di Massimo Pittarello - 22 novembre 2012

“Cominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel” aveva annunciato fiducioso il presidente del Consiglio Mario Monti. Intanto però l’Istat ci ha detto che nel 2013 perderemo un altro mezzo punto percentuale di pil, che la disoccupazione salirà all’11,4%, che già quest’anno i consumi crolleranno del 3,2% (anche se per Confcommercio siamo già in perdita del 2,7% nei primi nove mesi) e che la quota di famiglie in difficoltà ha raggiunto il massimo storico. Ma la ricetta di politica economica del governo resta immutata. In attesa di vedere se dalle urne uscirà un pareggio che riporterà Monti a Palazzo Chigi, il deputato repubblicano Giorgio La Malfa cita il Fondo Monetario Internazionale per dirci che “la cosa preoccupante è che le previsioni del governo sull’andamento dell’economia italiana nel 2012 e nel 2013 e sull’andamento del deficit si sono rivelate completamente sbagliate”.

Onorevole La Malfa, siamo guidati da un governo di professori che sbaglia i calcoli?
Nel ‘salva Italia’ il governo disse: “se non si fa nulla il deficit sarà del 2,6%”. Hanno fatto tanto, hanno alzato le tasse e preso i soldi dalle tasche degli italiani, hanno tagliato le spese, e siamo sempre con il deficit al 2,6% del pil.

Insomma la sua è una bocciatura del governo Monti?
Gli effetti negativi non sono nell’obiettivo di taglio del deficit, ma nel fatto che il governo ha sbagliato nel modo. Serve una ‘terza via’ fra il rigore imposto dall’Europa e che l’Italia ha fatto proprio con il governo Monti e invece la tesi opposta, che è la strada del populismo che ignora i problemi del debito pubblico e che propone invece l’uscita dall’Euro.

Dove sono gli errori nella politica economica del governo?
Ripeto, non si tratta di discutere di obiettivi e quindi del risanamento di bilancio, che è necessario, ma di mezzi. I mezzi che sono stati utilizzati fino ad ora in Italia su impulso dell’Unione Europea sono mezzi che non hanno portato all’obiettivo, anzi. La cosa drammatica è che in un altro Paese, se fossero stati sbagliati i dati come il governo ha fatto con il Documento di Economia e Finanza, il governo sarebbe sotto inchiesta. Inchiesta politica, non giudiziaria, intendiamoci.

Sotto inchiesta politica?
Perché non si può dire meno 0,4% di recessione e poi avere meno 2,4%. E non si può dire che il deficit sarà di 1,6% sul Pil e poi avere il 2,6%. Questo non si può fare. Perché evidentemente quando hanno fatto quei calcoli erano convinti di poter avere un effetto deflazionistico tutto sommato contenuto, ma evidentemente erano calcoli sbagliati.

Da una premessa sbagliata quindi…
Quindi, invece di avvicinarsi all’obiettivo, le operazioni messe in campo successivamente hanno portato ad una caduta della domanda aggregata così marcata che c’è stata una tale contrazione del reddito che non si è riuscito nemmeno a tagliere un po’ il deficit.

Esattamente quello che sta accadendo in Grecia?
Esatto. Loro hanno avuto una caduta del reddito nazionale di 7,5 punti percentuali, e sono con un debito pubblico di 30 punti percentuali più alto di quello con cui sono partiti.

E allora in cosa consiste questa ‘terza via’?
Le ipotesi su come uscire da questa crisi sono sostanzialmente due. O quella del rigore, che è stata adottata in sede europea, e con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi. Oppure quella di una politica monetaria espansiva e di investimenti pubblici, che è quella adottata negli Stati Uniti, che infatti la ripresa la stanno vedendo

Nei giorni passati lei ha citato il World Economic Outlook Report del Fondo Monetario Internazionale.
Proprio così. Questa posizione di politica economica è sostenuta dal Fondo Monetario Internazionale. Non è più una discussione fra economisti di scuole diverse. C’è un’indagine di questa grande istituzione internazionale, per altro piuttosto conservatrice, che esaminando l’esperienza di questi ultimi anni ha concluso che i moltiplicatori fiscali, cioè il rapporto che lega i tagli del deficit con gli effetti sull’economia, sono molto più alti di quanto non sia stato stimato.

Il governatore della Bce, Mario Draghi, la scorsa settimana ha sostenuto che sia necessario proseguire sulla strada del risanamento, ma puntando sui tagli di spesa invece che sull’aumento delle tasse.
Quella di Draghi è una discussione molto cara alla Banca d’Italia. Si sostiene che, quando si stringe, bisognerebbe stringere con il taglio delle spese, piuttosto che con maggiori entrate fiscali, che secondo me è erba trastulla, un modo per cambiare le carte in tavola. Non c’è nessuna differenza a livello macroeconomico

In che senso scusi?
Per i redditi alti e medio alti, è l’inverso di quello che sostiene Draghi. Faccio un esempio: se devo pagare una tassa, come ad esempio l’Imu, prendo i soldi dai miei redditi o dal mio risparmio, pago, e poi continuo a consumare come prima. Se invece di dover pagare l’Imu, mi togliessero i soldi dello stipendio, è ovvio che consumerei meno. Con l’aumento delle tasse invece non c’è aumento deflazionistico.

Ma in Italia la spesa improduttiva è un bel fardello..
Certo, ma bisogna fare attenzione. Se taglio la spesa licenziando, ad esempio i custodi o il personale improduttivo, ho un effetto di contrazione dei consumi maggiore di quello che avrei se faccio pagare le tasse. Le tasse le paghi in parte con i consumi e in parte con il risparmio e poi, con il reddito inalterato, i consumi restano uguali. Se invece licenzi il dipendente e tagli il suo stipendio, se tagli la spesa, come vorrebbe Draghi, ottengono proprio sui consumi un effetto più forte rispetto. Le tasse non danno lo stesso effetto deflazionistico rispetto al taglio dei redditi. La povera gente, con il 90% dei propri guadagni spende in consumi.

In conclusione, lei, che è in Parlamento dal 1976, ci dice se si ricandida nel 2013?

Finora nessuno mi ha chiesto di candidarmi. Dipende se qualcuno me lo chiede. Mi sembra la battuta di Pulcinella, che quando gli si avvicina un carabiniere a chiedergli se andasse in prigione, risponde: “no, non vado in prigione, mi ci portano”

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