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L'Italia è e rimane un grande Paese!

Il re è nudo. Ora Berlusconi è nudo

Il leader del popolo dei cittadini impoveriti, precari e invecchiati è tornato in campo

di Antonio Gesualdi - 20 novembre 2007

E" morto Berlusconi, viva Berlusconi! Che qualcuno potesse arrivare a dire "il re è nudo" e questo qualcuno fosse lo stesso re, può accadere solo in Italia. In questo straordinario Paese; il più bello e il più avanzato del mondo anche la scienza politica ha sempre da imparare. Non ne poteva più, lo stesso Berlusconi, di nani e ballerine che lo hanno circondato per togliergli soldi ed energia e ha avuto il coraggio di sbarazzarsene. La manfrina tra i circoli (Dell"Utri e Brambilla), la fomentazione dell"antipolitica, la svolta della catto-sinistra nel Partito democratico hanno, tutte, contribuito a preparare l"annuncio - sempre un tantino populista come si addice ad uno che si è fatto le ossa nella televisione - del Partito del Popolo.

Purtroppo la storia del nostro grande Paese è inscritta in un dna anche molto semplice che solo intellettualoidi e politicanti di mezza tacca si ostinano a non vedere complicandoci la vita. Il nostro non è, strutturalmente, un Paese da maggioritario e non potrà esserlo finché avremo, politicamente, la "questione centrale" irrisolta. Ovvero finché avremo le regioni del centro Italia che - come gli etruschi, i papisti, i granduchi, i ras fascisti e quelli comunisti - andranno per conto loro senza aderire mai all"opinione del resto degli italiani. Non essendoci una struttura antropologica culturale omogenea non può esserci una condivisione di fini ultimi che la politica può tradurre in maggioranze o governi omogenei. Ecco che il proporzionale risulta sempre il sistema elettorale che meglio corrisponde al Paese: ci si conta volta per volta e poi ci si organizza al meglio per il governo. Il vero problema starà nell"organizzarsi per l"alternanza, ma senza drammatizzare se uno riesce a governare per qualche legislatura di seguito: non è dittatura. In Inghilterra vi sono stati premier per tre legislature di seguito e nessuno si è scandalizzato.

Dunque, se veramente fossimo rinsaviti, dovremmo sostenere questo ritorno di fiamma del proporzionale. Così come, però, dovremmo cominciare a stare più attenti non alle persone, ma a cosa accade nei partiti, alla formazione delle "correnti". Dovremmo fare molta, moltissima attenzione all"uso dei servizi segreti, delle file di burocrati di appartenenza politica: insomma dobbiamo ricominciare a rimettere sotto controllo tutti quegli apparati che al ritorno del proporzionale torneranno ad essere sistemi decisori importanti. Quanto a Berlusconi, che dopo essersi reso conto di aver detto "Berlusconi è nudo!", ha dato la colpa a Giuliano Ferrara, è chiaro il percorso. Non ha più molto tempo da perdere e vuole fare il Presidente della Repubblica. Dunque punta a far cadere prima possibile il governo Prodi e andare alle elezioni. Se occuperà il posto che era della Democrazia cristiana avrà in mano il partito di maggioranza relativa e dalla segreteria di quel partito agirà per puntare al suo obiettivo. Ma Berlusconi non passerà alla grande storia del nostro grande Paese se non dimostrerà di portare a compimento la "Grande Riforma" del sistema istituzionale e politico che è sfuggita a un Craxi, soffocato dai tanti nani e ballerine di cui si era circondato, e a un D"Alema che mai ha avuto il coraggio definitivo di rompere (o omologare) con la sinistra estrema né come Presidente del Consiglio né come Presidente della Bicamerale.

Il Berlusconi del popolo può anche avere lo sfizio personale di puntare alla presidenza della Repubblica - è affar suo e fa parte dei sogni, o degli incubi, che ognuno si porta appresso - ma se dovesse riuscire nella sua strategia, e non riuscire a riformare la Costituzione, a ridurre il debito pubblico più grande del mondo, a riorganizzare il sistema pubblico e rimettere il Paese nel posto che merita nel mondo, allora avrà, semplicemente, fallito. E il passaggio, questa volta, non lo decidono quattro magistrati sforniti del più elementare senso politico o qualche solone di seconda fila. Questa volta, quando si andrà a votare, decideranno gli italiani. Ora Berlusconi è nudo e rappresenta la maggioranza dei suoi concittadini: nudi, impoveriti, precari, invecchiati e degradati. Ma il nostro è un grande Paese: è morto Berlusconi, viva Berlusconi!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario