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Senza ricambio non si può voltare pagina

Il Prode e furbo profittatore

Tornano i lamenti e le trame da Prima Repubblica

di Davide Giacalone - 28 novembre 2007

S’ode un lamento: per carità, non torniamo ai riti partitici della prima Repubblica. Tranquilli, ci siamo già, senza neanche più il culto dell’equilibrio e della continuità. Perché credete che un sindaco, neanche parlamentare, stia conducendo delle consultazioni per riformare la Costituzione ed il sistema elettorale? Per la stessa ragione che spingeva i democristiani ad affidare il governo a chi non rappresentava pienamente il partito, salvo lasciare al segretario il potere negoziale, quindi anche quello di rimuoverlo. Siamo sempre lì, con la differenza che Prodi non subisce più il controllo di un partito, ma rappresenta ed alimenta direttamente un gruppo di potere. Nel vuoto politico prospera, gestendo senza governare.

Siamo sempre lì perché siamo sempre gli stessi, sia per uomini che per istituzioni. Alla faccia delle chiacchiere, non ha mai preso piede la logica maggioritaria (in Inghilterra governa, con il 55% dei seggi, il solo partito che prende il 35% dei voti). Ci siamo tenuti il parlamentarismo proporzionalista, ma abbiamo sostituito i partiti (e le loro idee e storie) con gruppi rappresentanti corporazioni, capitali o persone. Per porre fine a questo essere né carne né pesce sarebbe indispensabile una tregua, un accordo istituzionale. Per realizzarlo, e per fare le riforme, però, è necessario scassare le attuali coalizioni. Berlusconi lo ha fatto, talché se il governo collassa e si va ad elezioni il centro destra non godrà del vantaggio accumulato per insipienza governativa. Prodi gode, gettando benzina sul fuoco e giovandosi anche delle celentanate.

Veltroni guarda il calendario: riformare Costituzione e sistema elettorale in due mesi è impossibile, nel frattempo arrivano i referendum. Se fossero negati dalla Corte Costituzionale sarebbe un colpo di mano, capace di rinviare ogni ragionamento riformatore. Celebrarli è imbarazzante, per la rabbia delle forze minori e perché al maggioritario si giungerebbe per la via peggiore. Ma il vero pericolo è che in quel momento ci sia ancora Prodi al governo, destinato a restarci per terrore del voto. Il tempo stringe: o fanno cadere Prodi per votare, o lo fanno cadere per sostituirlo con una tregua. Se non ci riescono sono fregati, a destra e sinistra, da un furbo amministratore che ha soppiantalo i padroni.

Pubblicato su Libero di mercoledì 28 novembre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario