ultimora
Public Policy

La telenovela infinita Mastella-Di Pietro

Il processo rifiutato

L'attuale tempesta passerà senza molto da abbattere. Povera giustizia

di Davide Giacalone - 23 ottobre 2007

Di Pietro rimane coerente con se stesso e chiede le dimissioni di Mastella, indagato. Con meno coerenza non chiede quelle di Prodi, anch’esso indagato, dallo stesso magistrato cui è stata tolta l’inchiesta. Mastella, dal canto suo, ricorda a Di Pietro cose note: prese dei soldi in prestito da un indagato, e già che c’era anche una mercedes a prezzo non proprio regolare. Aggiunge che trattasi di un analfabeta, segno che è riuscito a penetrarne l’idioma poco limpido ed a dedurne l’assenza di contenuti apprezzabili.

Il presidente della Camera, Bertinotti, parlando di quel che non gli compete chiede che gli altri tacciano, lasciando la parola al Consiglio Superiore della Magistratura. Non s’è accorto, però, che a Palazzo dei Marescialli sono afoni, che hanno rinviato tutto di mesi e, nel frattempo, un procuratore capo con le valige già pronte ha deciso di togliere l’inchiesta a chi la conduceva. Provvedimento, quest’ultimo, in linea con la legge Castelli, che la sinistra contestò ma sul punto non modificò, traendone oggi vantaggio, e sostanzialmente giusto nel rimarcare che i pubblici ministeri non possono essere repubblica autonome, salvo non accorgersi che, così facendo, si demolisce anche l’obbligatorietà dell’azione penale. Astraendoci dal caso specifico (che tanto conta poco) lo spettacolo può essere così riassunto: il centro destra ha governato cinque anni, senza porre alcun rimedio serio allo sfascio della giustizia, mentre nel centro sinistra si ritrova tutto intero il dibattito (si fa per dire) che dilania i rapporti fra politica e giustizia. Il giudizio lapidario di Cossiga, secondo cui, in materia di giustizia, la classe politica s’è comportata da imbelle e cogliona, può essere criticato sotto l’aspetto estetico, ma non tacciato d’ingenerosità.

Nel citato scambio d’alate opinioni nessuno s’occupa di come si potrebbe far funzionare la giustizia, che è allo stato post agonico. Ragione per cui le nostre proposte ed i nostri argomenti, tante volte esposti e documentati, sono sostanzialmente fuori tema. L’attuale tempesta passerà senza che abbia avuto più molto da abbattere. Si rende utile, allora, una sola osservazione: avete presente la classe politica della prima Repubblica? fu l’unica ad accettare d’essere processata.

www.davidegiacalone.it

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario